Giovanni Ciriello, 25 anni, rappresentanza studentesca e due Erasmus, racconta la ‘magia’ della vita universitaria

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Premiato per la tesi di laurea su “una tematica intermedia tra diritto amministrativo e commerciale”

Il tono di voce è pacato, ma sicuro. Quello di chi ha ben in mente quale sia il percorso da seguire e come: a piccoli passi per grandi obiettivi, con una dedizione costante che tuttavia non l’ha sottratto al fare esperienze, viaggiare, conoscere nuovi luoghi e persone. Giovanni Ciriello ha 25 anni, attualmente è impegnato nella pratica forense presso uno studio prestigioso che si occupa di servizi per l’innovazione; solo un anno e tre mesi fa raggiungeva la laurea in Giurisprudenza con una tesi su Autorità amministrative indipendenti, poteri di regolamentazione e attività d’impresa, e ora, ad Ateneapoli, si trova a raccontare del Premio Filangieri, ottenuto “con grande sorpresa, per diversi motivi”. In primis perché ha saputo del riconoscimento solo 20 giorni fa, e soprattutto perché la sorpresa si declina nell’emozione di “tornare in quelle aule dove ho passato tanti anni, formato quel senso critico che ha trovato il suo culmine proprio nell’elaborato finale, frutto di un lavoro iniziato molto tempo prima della seduta di laurea. L’università rappresenta da un lato il sacrificio fatto per lo studio, dall’altro porta ricordi bellissimi. Sul lavoro che gli ha permesso di essere premiato, dice: “Ho scelto di trattare una tematica intermedia tra diritto amministrativo e commerciale, cercando di combinarle, sono state le materie che mi hanno entusiasmato di più. Grazie al supporto del mio relatore, il prof. Giuseppe Guizzi, ho potuto sviluppare l’argomento lungo il tragitto e spiegare in sostanza che le autorità amministrative indipendenti, pur avendo natura pubblica, svolgono un ruolo importante anche nei rapporti tra privati”. E il famoso principio secondo il quale gli Atenei debbano formare innanzitutto le persone pare trovare concretezza proprio in ex studenti come Giovanni, che grazie al tema della propria tesi è potuto volare in Spagna, a Barcellona, doveho trascorso un periodo di studio comparando i diversi ordinamenti, ma soprattutto ho potuto fare tantissime esperienze”. Già, l’Erasmus. A tal punto bello che quello in terra iberica è stato il secondo, “perché il primo non mi è bastato”. E infatti aprendo l’armadio dei ricordi, il 25enne non ha dubbi nell’individuare la parte del percorso universitario che con il senno di poi reputa la più intensa: “I tempi migliori non sono legati alla formazione, ma alle esperienze che ho avuto la fortuna di vivere all’estero e anche qui. L’Erasmus lo consiglio vivamente, perché accresce il proprio bagaglio, consente di conoscere tante persone a soli vent’anni. In Italia ho partecipato ad esempio ad una competizione di negoziazione, in Dipartimento (di Giurisprudenza, ndr)sono stato rappresentante degli studenti. Insomma, in cinque anni i ricordi sono tanti”. A ben vedere non così tanti da non poter mettere ordine ed estrapolare il senso dell’intero percorso, per dare consigli agli studenti che verranno: “Di sicuro all’inizio non bisogna farsi spaventare dai momenti difficili, ci siamo passati tutti. Ci vuole calma. Quello che però mi sento di dire è che dedicarsi solo allo studio farebbe perdere gran parte della magia universitaria. Ritagliarsi dei momenti di confronto con i colleghi, partecipare ad attività extracurriculari, vivere quei posti come comunità, regala una crescita che non si può raggiungere solo con i libri. Troppo spesso ho visto ragazzi seguire il corso, dare l’esame e chiudere lì la questione. L’Università,al contrario, deve significare arricchimento e scambio reciproco.