Pnrr: finiranno le risorse “ed avremo eserciti di dottori di ricerca” in cerca di collocazione

È stata dedicata ai dottorati di ricerca una riunione, a metà marzo, della Conferenza dei Rettori Italiani (Crui). “Con il Pnrr – spiega il prof. Budillon, che vi ha preso parte in rappresentanza della Parthenope – sono state finanziate borse aggiuntive ed è stata data enfasi ai dottorati di ricerca industriali. Il Ministero dà somme notevoli agli Atenei finanziando il cinquanta per cento delle borse, ma sarà un problema trovare le aziende che mettano l’altra metà in un tessuto economico depresso come il nostro. Prosegue: “La borsa di dottorato industriale è valutata dal Ministero 60.000 euro per tre anni. In teoria, dunque, un’impresa che voglia partecipare dovrà investire nel triennio trentamila euro, pari a 10.000 euro ogni dodici mesi. Si ritroverebbe una risorsa umana formata in casa e poi, se l’assumesse, fruirebbe anche di alcuni sgravi fiscali e contributivi. Ci si aspetterebbe moltissime istanze di partecipazione da parte delle imprese, ma non è così. Noi alla Parthenope abbiamo avuto 4 milioni e 200 mila euro per attivare 134 borse di dottorato industriale ma sarà difficile poterle utilizzare tutte perché potrebbe non esserci un sufficiente numero di aziende che aderiranno al progetto”. L’Ateneo, informa inoltre il prof. Budillon, “ha avuto anche nell’ambito del Pnrr borse di dottorato completamente finanziate dal Ministero. Sono 55 relative, tra l’altro, alla transizione digitale ed ambientale, alla pubblica amministrazione, ai beni culturali. In questo momento le Università italiane sono in un periodo di vacche grasse che durerà uno o due anni, poi finiremo le risorse del Pnrr ed avremo eserciti di dottori di ricerca che proveranno ad accedere al mondo dell’università e della ricerca, ma lo troveranno già occupato dai molti ricercatori che saranno stati assunti anch’essi con i fondi del Pnrr”. Per questo motivo, va avanti il Prorettore, “durante la riunione della Crui si è molto insistito sulla necessità di considerare il dottorato non come l’inizio della carriera di un ricercatore universitario ma come un ulteriore livello di formazione che possa poi essere speso nel mondo produttivo, nella pubblica amministrazione, nelle professioni. Le stesse università dovrebbero investire assumendo nei loro organici amministrativi dottori di ricerca per migliorare il livello della pubblica amministrazione. Mi ha raccontato il Prorettore dell’Ateneo di Bari, durante la riunione romana, che alcuni anni fa si è mossa lungo la strada indicata dalla Crui la Regione Puglia, che ha emanato bandi per i dirigenti nei quali erano assegnati punteggi molto elevati a coloro i quali avevano conseguito dopo la laurea il dottorato di ricerca”.

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