Tempio delle Tavole Palatine di Metaponto: i primi risultati degli scavi

Un laboratorio a cielo aperto per gli allievi della Scuola Superiore Meridionale

Il settore archeologico della Scuola Superiore Meridionale (SSM) è decollato. E lo ha fatto con la prima vera campagna di scavo, al Tempio delle Tavole Palatine di Metaponto tra maggio e luglio scorsi: un gruppo di ricerca di assegnisti, dottorandi e allievi ordinari del Corso in Archeologia e Culture del Mediterraneo antico (Acma), ha lavorato nell’importantissimo “tempio dorico, che costituisce una vasta area santuariale, probabilmente dedicata a Hera”, si legge nel comunicato. Il prossimo 22 dicembre, al Museo Archeologico Nazionale Domenico Ridola di Matera, la conferenza ufficiale per presentare i primi risultati del progetto, nato da una convenzione con la Direzione Regionale Musei Basilicata. Le menti che hanno posto le basi di quella che, nelle idee della Scuola, è solo il primo passo verso un futuro ancora più denso di iniziative, sono quelle del prof. Carlo Rescigno, docente alla Vanvitelli e alla SSM, del prof. Massimo Osanna, Direttore Generale dei Musei, e all’Architetto Annamaria Mauro, a capo del coordinamento. Proprio Rescigno, in attesa della presentazione, ha anticipato ad Ateneapoli i tratti salienti dello scavo condotto nell’area sacra dell’antica città greca, sulla costa ionica della Basilicata.Subito fuori dalle mura antiche, infatti, “è situato questo tempio dorico, noto come Tavole Palatine. I resti sono visibili da sempre e si trovano lungo quella che una volta era la via della transumanza”. Il lavoro condotto dall’equipe della SSM non è certamente il primo: “sono stati fatti diversi scavi nel tempo, che hanno portato alla luce la pianta dell’edificio. Restano ancora da definire, però, l’aspetto topografico, l’articolazione e l’uso specifico di spazi e strutture del santuario, la sua estensione esatta, le peculiarità del culto che vi era praticato, le fasi in cui esso era frequentato. Alcuni di questi temi, tra l’altro, sono stati anche argomento di nostre tesi di Dottorato”. Sul luogo in questione, l’estate scorsa, le circa 30 unità del gruppo di ricerca hanno messo su un vero e proprio laboratorio a cielo aperto, con l’apertura di due saggi, uno a nord e uno a sud. “Da una parte abbiamo recuperato i depositi votivi relativi alle fasi più antiche, dedicati al culto di Hera. Ci sono fosse contenenti statuette, ceramiche, ossa di animali, che scandiscono il tempo e i riti delle feste celebrate. Dall’altro abbiamo riscoperto un muro indagato negli anni ’70, poi abbandonato”. Nel complesso, grazie anche al recupero della documentazione, l’attività ha permesso di ricostruire l’articolazione della struttura, oggetto al momento anche di una rappresentazione digitale. “Abbiamo, cioè, restituito al monumento la copertura originaria dell’edificio, con tutte le terrecotte che lo rendevano policromo ed evidente sul territorio, grazie ai vecchi e nuovi scavi”. Ma Metaponto rappresenta solo il punto di partenza dell’attività archeologica della SSM, che sta lavorando da anni alla propria messa a sistema, alla propria autonomia. Innanzitutto con il laboratorio che ha sede a San Marcellino (si sta cercando una sede più grande, però), dove abbiamo strumenti fondamentali, come droni e attrezzature di rilievo, per lavorare scientificamente sul campo”. In secondo luogo, i filoni di ricerca. Il primo, Magna Grecia, partito proprio da Metaponto, “sui greci d’occidente, culture che entrano in contatto, forme ibride di mescolanza tra gruppi etnici diversi che hanno attraversato il Mediterraneo tra il VII e il III a.C.”. Un altro, legato al Museo di Potenza e al sito di Rossano di Vaglio con il suo santuario sito nell’entroterra appenninico lucano, fonte di tantissime informazioni. Ancora, lo scavo che partirà il prossimo marzo dopo il rinvio dello scorso anno “a Villa San Marco (Stabiae), che riguarda l’Impero Romano”. Ultimo, le varie convenzioni con gli enti, tutte da sfruttare: “Con il Parco Archeologico dei Campi Flegrei, per esempio, dove condurremo operazioni di ricerca, scavo e catalogazione di siti come Cuma”. Insomma, gli obiettivi di fondo della Scuola Superiore Meridionale stanno germogliando, dopo anni di intenso lavoro. “Fare alta formazione post lauream – conclude Rescigno – attraverso il contatto virtuoso tra l’Università e gli Istituti dedicati alla conservazione del patrimonio culturale. In quest’ottica vanno lette le convenzioni già attive con enti, musei e parchi archeologici. Allo stesso modo, le alte competenze del nostro corpo docente, del quale fanno parte Direttori di musei, personale delle Sovrintendenze”. La vocazione? Una ricerca diretta, sul territorio.

Claudio Tranchino

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