15 unità di personale oppure la sera non si apre

Mensa dell’Orientale a rischio chiusura serale. Entro il 17 aprile (lunedì, n.d.r) i lavoratori attendono risposte dal subcommissario Luigi Serra, il quale ha inoltrato richiesta alla Regione di assumere almeno altre quindici unità di personale. Se non arriveranno, lo stop sarà inevitabile e la mensa chiuderà i battenti per il turno serale. “Svolgiamo due tre mansioni a persona, per supplire ai vuoti di organico”, denuncia Antonio Turitto, il quale cucina i pasti per gli studenti dell’ateneo da oltre vent’anni. Attualmente lavorano in mensa 23 persone, con uno stipendio medio lordo di un milione novecentomila lire ciascuno. La pianta organica in origine ne prevedeva cinquanta; per assicurare il buon funzionamento della struttura senza gravare sulla salute psicofisica dei lavoratori è indispensabile che siano assunte almeno altre quindici unità di personale. Prosegue Turitto, il quale è intervenuto all’assemblea convocata sulla questione il 5 aprile da parte degli studenti del Collettivo di Lotta Metropolitano: “a pranzo serviamo mediamente ottocento studenti al giorno. La sera cuciniamo per un centinaio di utenti, prevalentemente fuorisede. E’ chiaro che se al bancone invece che sei persone siamo in tre i turni di attesa da parte dei ragazzi si dilatano. Ecco allora che si mangia in non meno di tre quarti d’ora. Da parte nostra, come lavoratori, stiamo facendo veramente il possibile, ma così non si può andare avanti. E’ un peccato, perché la mensa dell’Orientale offre un servizio di qualità, per tradizione”. Raccolgono l’appello dei lavoratori gli studenti del Collettivo di Lotta Metropolitana: “una risposta razionale a questo problema sarebbe quella di assumere altro personale. Perché ciò non venga fatto possiamo anche immaginarlo, ma questo non risolve il problema”. La carenza di organico della mensa, denunciano, è soltanto uno degli aspetti della negazione del diritto allo studio degli studenti dell’ateneo. Ne elencano altri nel volantino di convocazione dell’assemblea: “totale carenza di posti letto e di studentati; aule studio mancanti; biblioteche spesso chiuse di pomeriggio, nei momenti di maggiore affluenza; sessioni ridotte all’osso”. Accusano: “a ciò si unisce l’aumento della presenza della polizia all’interno dell’università, per controllare chiunque esprima qualunque forma di dissenso”. Nel mirino finisce ancora una volta la gestione dei fondi disponibili, che risponderebbe a criteri del tutto estranei agli interessi degli studenti, ovvero di coloro i quali pagano le tasse. Esempi? “Il rettorato, per pagare il quale l’ateneo si è indebitato fino al 2018. Ma anche convenzioni discutibili come quella con il CESVITEC per Punto Impresa. Tra l’altro il Cesvitec ha anche licenziato la sua dipendente ed oggi è presidiato da un impiegato che l’Orientale paga a sue spese. Oppure convegni da venti milioni ciascuno, ai quali la partecipazione degli studenti è di fatto preclusa”. Alcune di queste questioni erano emerse anche nel corso di una analoga assemblea promossa dal collettivo Sinistra in Movimento il 23 marzo. Si era conclusa con la convocazione di un sit in da tenersi in occasione del prossimo Consiglio di Amministrazione. In quell’occasione gli studenti si propongono di rivendicare l’apertura della biblioteca e del Centro Telematico dalle 9.00 alle 19.00, tutti i giorni, l’attrezzatura di un’aula studio per ogni palazzo dell’ateneo, la possibilità di seguire in aule decenti e con un numero di posti a sedere adeguato a quello degli studenti. Ebbene, dopo vari rinvii finalmente è stata fissata la data del Consiglio di Amministrazione: si svolgerà il 19 aprile, alle ore 10.00, nel rettorato di palazzo Du Mesnil, in via Partenope. Ci saranno anche gli studenti, per far valere le loro ragioni. Un altro sit in, finalizzato all’ottenimento di sette appelli per tutti gli studenti dell’ateneo, si svolgerà durante la prossima seduta del Senato Accademico, che alla data del 5 aprile non è stata ancora convocata.
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