Salvo cattive sorprese, “saremo il secondo Ateneo in Italia, dopo quello di Bologna, ad avere un Corso di Laurea in Veterinaria in inglese”

Si definisce sempre più nei dettagli il progetto del Corso di Laurea in Veterinaria in lingua inglese che il Dipartimento federiciano ha in programma di attivare nel prossimo anno accademico. Ne parla ad Ateneapoli la prof.ssa Livia D’Angelo, docente di Anatomia che ne è la Coordinatrice protempore. “C’è un appuntamento importante – premette – ed è la visita dell’Anvur, l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, che si terrà a giugno o a luglio. Se si concluderà con esito positivo, la palla tornerà al Ministero dell’Università che attiverà il bando per selezionare gli immatricolati.

Sono molto ottimista perché recentemente il Dipartimento di Veterinaria ha già ricevuto una visita dell’Anvur, che si è conclusa con valutazioni favorevoli relativamente alla struttura, oltre che alla didattica del Corso di Studi che era stato prescelto. Abbiamo la nuova sede al Frullone, che è stata progettata e realizzata per offrire spazi funzionali alla didattica e dove si stanno già svolgendo le lezioni del Corso di Laurea tradizionale in Veterinaria.

Lì sono previsti anche i laboratori. Non dovremmo, dunque, avere cattive sorprese e, salvo imprevisti, nel prossimo anno accademico saremo il secondo Ateneo in Italia, dopo quello di Bologna, ad avere un Corso di Laurea in Veterinaria in inglese”. Il test di selezione degli immatricolati, “si svolgerà sul modello di quello che si teneva fino ad un anno fa per i Corsi di Laurea in Veterinaria: domande a risposta multipla su Chimica, Fisica, Matematica, Biologia e Logica”.

Rispetto a Veterinaria in italiano, dunque, per accedere al quale dall’anno accademico in corso è previsto un semestre filtro comune con gli aspiranti medici ed odontoiatri, al termine gli studenti affrontano i test su singole discipline (chimica, fisica e biologia), decisivi ai fini del conseguimento della possibilità di immatricolarsi, il criterio di accesso al Corso in inglese sarà diverso. Il prerequisito per partecipare alla selezione, che si dovrebbe svolgere intorno alla metà di settembre e sarà on line, oltre al diploma di scuola media superiore, è il possesso di un certificato che attesti almeno il livello B2 di conoscenza della lingua inglese.

“Gli ammessi nel prossimo anno accademico – dice ancora la prof.ssa D’Angelo – saranno 20. Ci aspettiamo di ricevere domande soprattutto dai Paesi del Maghreb e stimiamo che potrebbero arrivare candidature anche dai Balcani. Gli italiani possono naturalmente candidarsi come gli stranieri”.
L’architettura didattica del percorso di studi è stata già definita da tempo. Il primo anno del piano di studi prevede: Medical Physics, Informatics and Biomedical statistic; General Chemistry and Biochemistry, Histology and Morphogenesis, Veterinary Anatomy, Animal biology and general genetics, Principles of veterinary practice, Languages. Nell’ambito delle attività frontali, due crediti sono assegnati al Pratical training.

“Si comincia subito con la pratica – dice la prof.ssa D’Angelo – e abbiamo organizzato le materie del primo e del secondo anno affiancando a quelle di base alcun discipline che vertono specificamente sulla professione veterinaria. Per esempio Principi di professione veterinaria, che vale 7 crediti e ha un modulo in Biosicurezza, fondamentale per la gestione degli animali. I corsi sono organizzati in semestri e il piano di studi prevede i tirocini già a partire dal secondo semestre del primo anno”.

La fase di gestazione e di lancio di un Corso di Laurea in inglese, che per sua natura si propone di attrarre soprattutto studenti provenienti da Paesi diversi dall’Italia, è sempre laboriosa. Non fa eccezione Veterinaria. Racconta la docente: “Stiamo contattando le ambasciate di mezzo mondo per farci conoscere e spiegare in cosa consistano la nostra offerta formativa e la nostra proposta didattica. Cercheremo anche, con l’aiuto dell’Ateneo, di sensibilizzare riguardo allo snellimento delle pratiche per il rilascio dei visti, che in alcuni casi rappresentano un elemento di criticità per gli stranieri desiderosi di venire a studiare in Italia. Il Dipartimento non prevede il finanziamento di borse di studio per chi si immatricolerà, anche perché non è una nostra competenza, ma una delle attività potrebbe essere quella di trovare un’organizzazione per quanto riguarda gli alloggi, affinché i nuovi iscritti possano essere aiutati nella ricerca di una sistemazione abitativa.

È peraltro ancora un discorso prematuro, in questa fase”. Nessun rischio che si inneschi una competizione tra due Corsi di Laurea in Veterinaria nell’ambito del medesimo Dipartimento: “Non vedo questo problema. Ad un italiano converrà immatricolarsi al Corso di Laurea in italiano in Veterinaria. Con la nuova proposta didattica puntiamo ad attrarre soprattutto stranieri e ad incrementare il tasso di internazionalizzazione del Dipartimento e dell’Ateneo”.

Una previsione sul numero di candidature di studenti interessati a sostenere il test di accesso: “In questo momento non saprei. Magari non avremo all’inizio numeri particolarmente elevati, perché non ci sarà molto tempo tra l’approvazione definitiva del Corso di Laurea e la pubblicazione del bando di concorso destinato agli immatricolati. In Dipartimento, in ogni caso, crediamo in questa proposta didattica e siamo convinti che, superata la fase di inevitabile rodaggio, potrà suscitare interesse oltre i confini italiani”.
Fabrizio Geremicca

Scarica gratis il nuovo numero di Ateneapoli

Ateneapoli – n.6 – 2026 – Pagina 27

- Advertisement -




Articoli Correlati