“Guardo avanti” e “vivo con meno affanni e preoccupazioni”

Da quattro mesi il prof. Giuseppe Paolisso, che è stato al timone dell’Università Vanvitelli per sei anni, non è più Rettore. Gli è subentrato ufficialmente il 1° novembre il prof. Gianfranco Nicoletti. Ateneapoli ha chiesto a Paolisso di raccontare la sua nuova vita, iniziata quando è scaduto il suo mandato al vertice dell’Ateneo. Con una premessa alla quale l’ex Rettore tiene in maniera particolare: “Ero un po’ indeciso se accettare l’invito di Ateneapoli perché temevo di trasmettere un’idea sbagliata e non corrispondente alla realtà. Avevo paura che potesse trasparire dalle mie parole una qualche forma di rimpianto per il vecchio incarico. Una malinconia, insomma. Non è così. Ogni cosa ha il suo tempo, quella del rettorato è un’esperienza che ho vissuto intensamente e che ormai appartiene al passato. Guardo avanti. Sicuramente sono soddisfatto di quello che sono riuscito a realizzare quando ero al vertice dell’Ateneo. Certamente – aggiungo – vivo con meno affanni e preoccupazioni, con meno incombenze. Il ruolo di Rettore assorbe moltissime energie. Non solo quello, peraltro, come raccontano spesso anche i Direttori dei Dipartimenti universitari”.
Cosa fa adesso?
“Sono tornato ad insegnare Medicina interna e Geriatria, due materie del sesto anno. O, meglio, per essere preciso devo dire che ho più tempo da dedicare all’insegnamento. Negli anni nei quali ero Rettore, infatti, non avevo mai abbandonato completamente il rapporto con i ragazzi perché credo che sia fondamentale per un docente universitario. Certamente ora l’attività didattica occupa una parte più rilevante delle mie giornate rispetto a quando ero al timone dell’Ateneo. Come, del resto, la ricerca”.
Dunque ha ripreso anche i panni di ricercatore?
“Mi dedico alla ricerca con più tempo ed energia rispetto a quanto facessi quando ero Rettore. In parte, il discorso è lo stesso che ho fatto per la didattica. Nei limiti e nelle possibilità ricavate tra gli impegni istituzionali, che sono sempre stati molto intensi e pressanti, non ho mai abbandonato del tutto la ricerca. Ora ho molta più disponibilità per scrivere, ipotizzare protocolli sperimentali, valutare e discutere i dati. Prima avveniva tutto in tempi molto più stretti. Devo dire che la possibilità di dedicare un maggior numero di ore delle mie giornate lavorative alla ricerca è un piacere che ho ritrovato. Fondamentalmente si sceglie la carriera universitaria per potersi dedicare alla didattica ed alla ricerca, oltre che all’attività assistenziale per i malati”.
È tornato a svolgere l’attività di medico?
“Non ho mai smesso. Quando ero Rettore facevo il giro del reparto al Policlinico un paio di volte a settimana e mi informavo costantemente della salute dei pazienti attraverso i colleghi che frequentavano più assiduamente di quanto riuscissi a fare io la nostra Azienda Ospedaliera Universitaria. Ora che non ho ruoli istituzionali, posso svolgere questa attività con meno affanno e certamente sono presente al Policlinico con più assiduità”.
Ha ricevuto proposte ed inviti per nuovi incarichi di governo in Ateneo?
“Non ho ruoli istituzionali e poiché ho lavorato come Rettore per molti anni, anche attraversando periodi molto importanti e delicati della storia del nostro Ateneo, è inevitabile che ci siano stati tentativi di coinvolgermi. Non fosse altro che per l’esperienza accumulata. Credo, però, che tocchi ad altri in questo momento dare il loro contributo all’interno delle istituzioni universitarie. In Ateneo ho ricoperto molti ruoli. Non che voglia scaricarmi dalle mie responsabilità, ma la mia esperienza istituzionale è conclusa. Naturalmente non significa che non mi senta a peno titolo parte dell’Ateneo. Tutt’altro. Ho il piacere ed il dovere di contribuire da docente, da ricercatore e da medico al miglioramento costante di questa bellissima istituzione che ho avuto l’onore di guidare per alcuni anni”.
L’estate scorsa, però, è entrato a far parte di una Commissione istituita da Gaetano Manfredi, all’epoca Ministro dell’Università, e Roberto Speranza, Ministro per la Salute, che aveva l’incarico di valutare ipotesi di riforma dei percorsi di laurea in Medicina.
“Sì. Ne facevano parte anche i Rettori de La Sapienza di Roma, Eugenio Gaudio, e di Trieste, Roberto Di Lenarda, con il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, e altri componenti tecnici. Io credo che non si tratti di rivoluzionare i Corsi di Laurea, ma di apportare alcune modifiche. Per esempio garantire più tirocinio”.
Da docente e da medico vuol dire ai suoi studenti quali sono le caratteristiche indispensabili ad un buon geriatra?
“Oltre alle competenze specifiche, che non possono mancare, ad una solida formazione teorica e pratica, un geriatra deve avere pazienza e capacità di ascolto. È una regola generale che, in questa particolarissima fase della pandemia, è ancora più vera”.
Perché?
“L’anziano già di solito tende ad essere emarginato dalla nostra società. Il confinamento e la drastica limitazione dei contatti familiari determinata dalle esigenze di prevenire il contagio, che come ben sappiamo per gli ultrasettantenni è particolarmente pericoloso, possono innescare fenomeni depressivi molto gravi. Internet, se ci si riesce a collegare, può essere una soluzione che consente agli anziani di mantenere il contatto con i familiari ed in particolare con i nipoti, che rappresentano spesso la principale linfa vitale dell’esistenza dei nonni”.
Fabrizio Geremicca
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