“Lascio un Dipartimento rasserenato e, al tempo stesso, ambizioso, consapevole delle sue possibilità”

Si sarebbero dovute svolgere il 28 ottobre le elezioni per il Direttore del Dipartimento di Lettere e Beni Culturali (Dilbec). A pochi giorni dalla consultazione, lo slittamento a data da definire per le nuove ordinanze regionali relative all’emergenza sanitaria. È tempo di bilanci, intanto, con la prof.ssa Maria Luisa Chirico, che lascia la carica dopo tre anni di mandato che si concluderanno, come d’ufficio, il prossimo 28 dicembre, perché la docente andrà in pensione. “La mia Direzione ha avuto inizio nel momento in cui il Dipartimento era in corsa per il riconoscimento dell’Eccellenza: per quest’obiettivo ci eravamo tutti seriamente impegnati, lavorando alla stesura di un progetto di sviluppo che ci aveva consentito di tornare a ragionare insieme, giovani e meno giovani, sul presente e sul futuro dello stesso Dipartimento, di individuarne potenzialità e punti deboli, di tracciare un percorso di crescita unitaria; di capire, insomma, qual era il Dipartimento che volevamo costruire. Il nostro sforzo, com’è noto, è stato poi premiato dal Ministero. Sono diventata Direttrice, quindi, in un momento storico particolare, contrassegnato dalla grande speranza di poter dare tutti insieme una svolta al nostro Dipartimento”. Numerosi gli obiettivi raggiunti: “Cito alcuni risultati concreti sui quali, all’atto della candidatura, mi ero impegnata a lavorare: l’istituzione di un Dottorato di ricerca incardinato nel nostro Dipartimento, inclusivo di tutte le nostre specificità; il varo di una rivista dipartimentale, ‘Polygraphia’; la crescita equilibrata e programmata delle aree e dei settori, come dimostrano i concorsi per professori e ricercatori banditi dall’Ateneo durante il mio mandato; l’ampliamento della rete dei laboratori per innovative forme di didattica e di ricerca (sono stati ristrutturati i laboratori esistenti ed è stato istituito un Centro dipartimentale di ricerca, il RED); il rafforzamento della dimensione internazionale (abbia- mo varato un secondo doppio titolo con l’Università di Nizza); la costruzione di nuovi e organici rapporti con il territorio e le sue istituzioni (si pensi solo, per fare un esempio, al nostro contributo per la candidatura della Festa di Sant’Antuono tra i Beni immateriali dell’Unesco, ma anche alle Summer School realizzate lo scorso anno, oltre alle innumerevoli convenzioni con Enti territoriali); un confronto positivo con gli studenti, che hanno acquistato la consapevolezza del loro protagonismo nella vita dipartimentale. Mi fa anche piacere sottolineare che tutti questi risultati sono stati valutati positivamente dall’ANVUR, al termine della visita delle CEV lo scorso dicembre”, chiosa la prof.ssa Chirico. Dirigere un Dipartimento, come sostiene la docente, non è cosa semplice, significa occuparsi di didattica e di ricerca, che sono i compiti tradizionali dell’Università, a cui si sono aggiunte negli ultimi anni la Terza Missione e l’Internazionalizzazione. Un compito “che richiede un impegno continuo di coordinamento e di mediazione. Un compito, aggiungo, che è diventato particolarmente complesso per le vicende legate al Covid-19, che ci ha obbligati a ripensare la didattica, sperimentando forme di insegnamento a distanza, e a ristrutturare le modalità di relazione tra di noi e con gli studenti. Credo che in futuro il Dipartimento dovrà continuare ad operare guardando agli obiettivi del progetto di sviluppo che abbiamo tracciato con l’Eccellenza, per arrivare alla sua compiuta realizzazione nel 2022 e al successivo rinnovo; credo che il prossimo Direttore debba muoversi in questa direzione”. Per dirigere un Dipartimento “conta sicuramente un po’ di attitudine gestionale ma, prima ancora, a mio avviso, è importante la capacità di includere, di ascoltare e recepire le istanze rappresentate da tutti coloro che da sempre partecipano alla vita dell’Istituzione: docenti, studenti e personale tecnico-amministrativo”. Il consiglio al Direttore che verrà: “mantenere aperto il dialogo con tutte queste parti”. Un percorso sicuramente anche umano: “in Dipartimento lascio sicuramente un po’ di cuore e di malinconia, ma anche la soddisfazione di vedere un Dipartimento rasserenato e, al tempo stesso, ambizioso, consapevole delle sue possibilità, che ha voglia di andare avanti per realizzare un progetto comune di crescita. Non rimpiango niente e, se incontrassi me stessa all’inizio del mio mandato, mi direi di fare tutto quello che ho fatto, nel bene e nel male, perché so che non saprei fare diversamente e so di aver agito nell’interesse del Dipartimento e dei suoi studenti”.
Nicola Di Nardo

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