Maria Antonia Maisto: da studentessa a ricercatrice

32 anni, la laurea, il dottorato, la carriera di ricercatrice in un settore dell’ingegneria a predominanza maschile. Il percorso (“impegnativo”) di Maria Antonia Maisto da studentessa a docente è tutto interno al Dipartimento di Ingegneria della Vanvitelli. “Ho sempre avuto una predisposizione per le materie scientifiche, prima tra tutte la matematica – racconta – Al momento della scelta universitaria decisi di studiare Ingegneria per seguire le orme di mia sorella che si era iscritta qualche anno prima. È stata un po’ il mio faro. Iniziai subito a conseguire ottimi risultati, con una media piuttosto alta”. Arrivano i primi riconoscimenti dell’Ateneo: “in qualità di migliore laureata alla Triennale e, poi, per essere risultata tra i primi venti migliori studenti del Dipartimento”. La laurea alla Triennale in Ingegneria Elettronica arriva nel 2010: “ho subito intrapreso il conseguente percorso Magistrale, che si è concluso nel 2012”. Poi il dottorato in Campi elettromagnetici con il gruppo di ricerca del prof. Rocco Pierri e infine la carriera di ricercatrice di Tipo A. “Successivamente ho vinto un assegno di ricerca nell’ambito del programma Valere, di cui tutt’oggi sono titolare; il mio progetto, Eponimi (Efficient Probe Positioning for Near-fIeld Measurement technIques), si occupa dell’ottimizzazione dei tempi di test delle antenne. Per accennarne una spiegazione, questi dispositivi hanno bisogno di essere testati per molti giorni prima di essere messi in funzione, rimanendo costantemente accesi. Questo comporta un grande dispendio di risorse e naturalmente di tempo. Una loro riduzione significa anche una maggiore produttività e quindi un incremento della produzione settoriale. Io sto lavorando, quindi, in questo senso, cioè nell’ottica di ridurre le tempistiche dei test”.
“Mi sono laureata in fretta”
Maria Antonia, che tutti chiamano Tonia, parla poi del suo vissuto universitario, del rapporto con i docenti, dell’approccio allo studio: “Sono sempre stata mossa da una grande curiosità, non mi sono mai fermata a quello che dicevano le dispense, reperendo sempre materiale aggiuntivo. È chiaro che per intraprendere una carriera di questo tipo è necessario avere sempre sete di conoscenza, volerne sapere sempre di più, e io ero proprio una di quelle studentesse che durante le lezioni alzano sempre la mano per intervenire. Forse anche per questo si è creato un così bel rapporto con i miei professori, al di là della preparazione che poi effettivamente dimostravo di avere in fase d’esame. Non ho riscontrato mai grandi difficoltà durante il mio percorso, se non alcune di carattere privato, ma che non hanno inficiato la carriera universitaria”. Un percorso caratterizzato specialmente “dalla fulmineità, nel senso che mi sono laureata in fretta e ho sempre dimostrato di non avere problemi nell’approccio di alcun tipo di disciplina. Sono una persona dinamica, e spero di riuscire a trasmettere questa mia caratteristica anche agli altri”. In quanto ricercatrice, “sono anche titolare di tre crediti formativi per il corso di Antenne e propagazione, mentre i restanti sei crediti competono alla prof.ssa Adriana Brancaccio. Un corso tutto al femminile! Inoltre mi occupo di pubblicazioni scientifiche in lingua inglese e di opere di divulgazione, quali conferenze e seminari (che organizzo o ai quali partecipo)”, aggiunge la ricercatrice. Poi continua: “Il passaggio da studentessa a collega di molti dei miei docenti è un grande orgoglio, ed è naturalmente alla base anche di un attaccamento affettivo non irrilevante. Tra i professori che ricordo con più affetto ci sono quelli che facevano parte del mio gruppo di ricerca durante il dottorato, quindi Rocco Pierri, Giovanni Leone, Raffaele Solimene e la prof.ssa Adriana Brancaccio. Tutti i professori sono sempre stati molto disponibili e attenti, ma per questioni accademiche con questi ultimi sono entrata particolarmente a contatto”.
La Vanvitelli “per me è diventata una casa”
Per il futuro Tonia vorrebbe “continuare sulla strada della ricerca e possibilmente diventare di ruolo qui, alla Vanvitelli, che per me è diventata una casa; trascorro più tempo qui che nella mia abitazione. Ho intenzione di dedicare la mia vita alla ricerca e all’insegnamento, e mi auguro di diventare una di quelle docenti amate dagli studenti, con tutte le carte in regola per diventare uno sprono per le loro ambizioni”. I consigli agli studenti: “Il punto di forza della Vanvitelli è l’inclusione, che va di pari passo con le dimensioni dell’Ateneo, che è a misura d’uomo e permette di instaurare un rapporto umano e non gerarchico con ognuno. I professori ti chiamano per nome, conoscono il tuo percorso, si fermano a parlare con te. Il mio consiglio è quello di fidarsi completamente dei docenti e di sfruttare al massimo le loro conoscenze, senza stancarsi mai di chiedere. Siate curiosi durante le lezioni, alzate la mano e ponete domande, perché vi verrà sempre data una risposta”. Inoltre “puntate sulle lingue, perché sono di primaria importanza se avete intenzione di intraprendere la carriera accademica; credo che l’inglese non dovrebbe essere la seconda lingua ma la prima”. Iscriversi a Ingegneria: “se c’è a monte la passione per quello che si andrà a studiare e a fare. È proprio la passione ad aver mosso ogni mio passo fino a qui”.
Nicola Di Nardo

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