Corridoi affollati, sguardi concentrati, appunti stretti al petto. Lunedì 13 aprile, gli studenti del primo anno di Giurisprudenza si sono ritrovati ad affrontare le esercitazioni di microeconomia per l’esame di Economia Politica con il prof. Francesco Purificato. Divisi in tre gruppi, si sono alternati tra ultimi ripassi e tentativi di stemperare la tensione.
L’atmosfera è quella tipica degli esami: un mix di ansia e speranza, con qualcuno che prova a mantenere la calma e chi invece lascia trasparire tutta la pressione del momento. L’esame, strutturato in due parti (prima microeconomia e poi macroeconomia), è generalmente visto dagli studenti come un vantaggio: “almeno così è più gestibile”, raccontano in molti, considerando la presenza della matematica, elemento che non tutti si aspettavano di ritrovare nel percorso di Giurisprudenza. L’esercitazione prevede 12 domande a risposta multipla da rispondere in mezz’ora e “la modalità è utilissima perché fare matematica solo oralmente sarebbe impossibile”, sottolinea uno studente.
Questa struttura sembra convincere molti. Una studentessa racconta: “Non ho studiato tantissimo, ma ricordo bene gli esempi del professore, perché spiega molto bene. L’esercitazione è utile perché spezza il programma, costringe a non rimandare e a studiare di volta in volta.
Ho anche comprato il libro, forse sono tra le poche, ma le slide e le spiegazioni del docente sono già molto complete”. Eleonora Pinto, tra le studentesse del secondo turno, durante l’attesa si racconta e affronta la questione con lucidità e anche un pizzico di ironia: “l’esame non è mi piaciuto molto, anche se il professore è molto bravo, ma credo che la materia non sia coerente con il nostro percorso, speravamo di aver lasciato la matematica tra i banchi di scuola, e invece rieccola”, e sorride.
“Tutto sommato, però, non è difficilissimo, anzi, penso siano più complessi Diritto privato e Costituzionale”, ammette. Sulla stessa scia ci sono anche altre studentesse: “il professore è disponibilissimo e le lezioni sono state molto chiare ma il problema è la materia, non ci aspettavamo lettura di grafici o rappresentazioni a giurisprudenza”. Anche Francesca lo ammette senza esitazioni: “Per me questo esame è uno scoglio, non vado d’accordo con le materie matematiche. Però, seguendo il corso e facendo esercitazioni come questa, diventa tutto più fattibile”.
Non manca poi chi affronta l’esame con maggiore sicurezza, come Matteo Prisco: “per me è stato facile prepararmi, ho capito tutto grazie alla chiarezza del professore. Spero che anche il risultato sia positivo”. O anche Raffaella, che uscendo dall’aula, con fiducia, dice: “credo sia andata bene, ero molto preparata”. Gaetano, invece, sottolinea l’importanza del metodo didattico: “Le spiegazioni sono state molto chiare, anche grazie ai PowerPoint. Ci siamo preparati fino all’ultima lezione prima del test, quindi fino a pochi giorni fa. Ora si riparte con la macroeconomia, poi un altro parziale e infine l’orale (ma solo per chi non supera gli scritti)”.
Infine, ci sono loro, gli studenti silenziosi. Quelli che, appena usciti dall’aula, preferiscono non dire nulla. Per scaramanzia, forse, o per troppa ansia. Ma basta uno sguardo per capire tutto: la speranza di avercela fatta, di aver superato un altro passo verso un traguardo più grande.
Perché, tra grafici, formule e risposte multiple, l’obiettivo resta sempre lo stesso: avvicinarsi, esame dopo esame, a quel sogno chiamato laurea.
Annamaria Biancardi
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Ateneapoli – n.7 – 2026 – Pagina 21








