Aule piene e pratica clinica: Medicina al Pineta Grande Hospital entra nel vivo

A Castel Volturno aule attive e un modello formativo già orientato alla pratica clinica: il Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia presso il Pineta Grande Hospital supera i primi mesi di attività con segnali concreti di consolidamento.
Il dato più immediato riguarda l’attrattività: “Un bilancio nettamente positivo. Sono stati occupati tutti i posti messi a disposizione (120); è iniziata la didattica del secondo semestre, con lezioni puntuali in un aulario pienamente rispondente ai criteri della didattica moderna”, afferma il prof. Giovanni Iolascon, ordinario di Medicina Fisica e Riabilitativa, Presidente del Corso.

L’impostazione didattica rappresenta uno degli elementi più innovativi del progetto con l’attivazione delle Attività professionalizzanti (AFP) sin dal primo anno: “Gli studenti accedono fin da subito ad alcune attività cliniche, compatibilmente con i programmi didattici e con le disponibilità della struttura assistenziale”, precisa Iolascon.

A questo si affianca un’intensa attività di simulazione, fondamentale per l’acquisizione di competenze tecniche specifiche, e l’impiego di tecnologie avanzate: “Queste ultime rappresentano, tra l’altro, una delle caratteristiche distintive del Pineta Grande Hospital, che dispone di una dotazione tecnologica di alto livello, tale da averne consentito l’inserimento tra i migliori ospedali italiani e, in alcuni ambiti, anche a livello internazionale per la gestione di determinate patologie”.

La progettazione del nuovo Corso di Laurea “è stata caratterizzata da un impianto di tipo biopsicosociale; questo approccio, unito alla dotazione di alta tecnologia del Pineta Grande Hospital, consentirà una didattica fortemente orientata alla medicina personalizzata, che richiede competenze cliniche e skills tecnologicamente avanzate”.

Accanto ai risultati, emergono tuttavia alcune problematiche legate soprattutto alla logistica. “Permangono alcune criticità, in particolare per quanto riguarda la mobilità verso la struttura”, osserva il prof. Iolascon. I collegamenti con i mezzi pubblici sono ancora insufficienti in quell’area della Campania. Sul punto, è stato avviato un confronto con i decisori politici per individuare soluzioni in grado di migliorare l’accessibilità del Polo didattico.

Nonostante ciò, il riscontro iniziale appare incoraggiante anche in relazione al territorio. “Sono convinto che le aspettative, in particolare quelle del territorio in cui è inserito, siano state ampiamente soddisfatte”, aggiunge il Coordinatore nel ricordare la partecipazione istituzionale all’Open day, che ha visto anche l’intervento del sindaco di Castel Volturno.

Una valutazione condivisa dalla prof.ssa Letizia Perillo, Direttrice del Dipartimento Multidisciplinare di Specialità Medico Chirurgiche ed Odontoiatriche cui afferisce il Corso, ordinario in Malattie Odontostomatologiche, che sottolinea la solidità dell’impianto organizzativo costruito in tempi rapidi: “A fronte delle fisiologiche complessità iniziali, siamo riusciti ad avviare un percorso formativo solido, ben strutturato e pienamente in linea con gli standard previsti”.

Il valore aggiunto della sede, secondo la prof.ssa Perillo, risiede proprio nella sua natura ospedaliera. Un’esperienza che incide direttamente sulla formazione: “L’immersione precoce nell’ambiente clinico favorisce lo sviluppo di competenze professionali, capacità decisionali e attitudine al lavoro in équipe”. Il Corso si configura così anche come un investimento sul territorio: “Rafforza il legame tra università e comunità locale e si inserisce in un contesto che può trarre grande beneficio da un progressivo sviluppo di servizi qualificati, anche grazie alla presenza attiva degli studenti”.

Guardando ai prossimi mesi, l’obiettivo è duplice: “consolidare ulteriormente l’organizzazione della sede, potenziare i servizi agli studenti, in particolare sul piano logistico, e continuare a migliorare le infrastrutture didattiche. Parallelamente, è prevista una crescita progressiva dell’offerta formativa e una sempre maggiore integrazione con le attività cliniche e di ricerca, valorizzando anche la dimensione numerica e qualitativa degli studenti coinvolti”, conclude la prof.ssa Perillo.
Angelica Cioffo

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