A Medicina sale in cattedra Franco Porzio

“Oggi è tutto molto più fisico, a discapito della tecnica. Quella che facevo io era tutta un’altra pallanuoto. Ai miei tempi un atleta pesava circa 80 chili, adesso arriva anche a cento. Si fa palestra per quattro volte a settimana per essere più resistenti”, racconta Franco Porzio, l’ex pallanuotista e medaglia d’oro a Barcellona nel ‘92, intervenuto la settimana dopo il celebre nuotatore Massimiliano Rosolino, il 7 maggio, alla seconda tappa dell’Attività Didattica Elettiva dal titolo “Basi biomediche dell’attività sportiva”. Un’altra testimonianza da un uomo di sport per gli studenti di una Medicina. È stata un’ora di interazione tra l’ospite e una trentina di studenti che si sono riuniti nell’aula seminari della Torre biologica, al Policlinico. A rompere il ghiaccio una domanda incentrata sui parametri biomedici presi in considerazione a livello agonistico. Ci sono delle regole, ma quello che conta, secondo Porzio “è il risultato che, se positivo, maschera anche una forma fisica non ottimale”. ‘Aveva una dieta?’, chiede una studentessa. Questa la risposta: “sì, ma non la rispettavo. Mangiavo tanto perché altrimenti era difficile sostenere l’allenamento. Seguire una dieta è importante, ma lo è ancora di più conoscere e ascoltare il proprio corpo”. Un ingrediente non è mai mancato durante la sua carriera, la scaramanzia: “mangiavo sempre le stesse cose, non per dieta, ma per rispettare un rituale. Il sabato a pranzo mi toccava pasta al sugo o in bianco e petto di pollo”. Ultima curiosità sull’uso attuale degli integratori. Era così anche ai suoi tempi? “No! Quando giocavo io queste cose erano agli esordi. Io non accettavo nemmeno il Polase perché ritenevo di dovercela fare solo con le mie forze”. Saluti finali con foto di rito e con un invito ai presenti: “se vi fa piacere fare un bagno alla Mostra d’Oltremare, fatemelo sapere e vi faccio avere i biglietti omaggio”. Concluso l’intervento dell’ex atleta, la lezione è proseguita con un intervento della dott.ssa Giunta, specializzanda in Scienze dell’alimentazione, sui metodi in uso per la stima della composizione corporea. Conclusioni affidate al professor Marco Petrosino, organizzatore degli incontri, il quale ha ribadito che “la teoria è importantissima, ma vedete quanto conta il ‘laboratorio organismo’ dalle parole di professionisti di altissimo livello”. Se ne sta rendendo conto Davide Lepre, studente del terzo anno: “stanno arrivando testimonianze da personaggi che rientrano nell’ambito sportivo e che quindi possono offrire un punto di vista diverso rispetto a quello del professore. Come ha sottolineato il prof Petrosino, un conto è quello che troviamo sul libro di Fisiologia e che noi studenti prendiamo per oro colato, un conto è quello che un uomo di sport vive”. Ha acquisito una nuova consapevolezza il suo collega Christian Basile: “prima di questi incontri, Medicina dello sport mi sembrava una specializzazione di secondo piano. Adesso, invece, mi sto rendendo conto che si tratta di argomenti molto più complicati di quello che sembrano”. Per Luigi Santella “si tratta di un’attività molto più interattiva rispetto alle altre ADE. Il professore dà l’opportunità di fare domande in itinere. Così è meno pesante”. Inoltre, come aggiunge Salvatore Spinoso, “è un piacere incontrare ospiti che, pur essendo famosi, si rivelano così disponibili. Pensavo fossero più scostanti”. Insiste su questo anche Michele Magnotti: “è bello partecipare e conoscere i retroscena del successo di personaggi del genere. Ci stanno arrivando molte applicazioni pratiche di quello che studiamo sui libri”. 
Ciro Baldini
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