A Nederlandese per le matricole c’è “l’ora del caffè”

Una nota positiva: negli ultimi anni, intanto, si è verificata la crescita costante di studenti che studiano nederlandese all’Orientale, che si inserisce nel contesto più ampio dell’incremento di iscritti alle lingue cosiddette ‘altre’. “Per fare un esempio, fino a circa dieci anni fa, seguivo quattro o cinque tesi l’anno, adesso mi capita di avere da 20 a 25 tesisti di nederlandese, il che mi sembra un ottimo risultato”, dice il prof. Paris. Quanto al prosieguo della didattica a distanza: “la DAD ci consente sì di andare avanti, ma è un surrogato, perché quella virtuale non è la vera Università. Ci sono dei disagi, infatti, al di là dei singoli problemi tecnici che rendono il nostro lavoro più faticoso, in quanto per noi risulta più complicato interagire con gli studenti”. Ragione per cui con il coordinamento di cattedra si è deciso di intervenire proponendo incontri mirati agli studenti del primo anno. “Le matricole rientrano nella categoria maggiormente penalizzata dalla chiusura delle Università, della quale non hanno potuto neanche sperimentare la parte più, per così dire, ‘frizzante’: cioè conoscersi e studiare insieme. Durante una delle riunioni per coordinare la didattica, una delle nostre giovani ricercatrici, Frianne Zevenbergen, ha ideato la formula del «Koffieuurtje» (‘l’ora del caffè’), in cui gli studenti del primo anno possono incontrarsi online per chiacchierare in maniera informale riguardo alle loro esperienze con l’accademia ‘virtuale’. Insieme al mio gruppo di lavoro, formato dalla mia stretta collaboratrice, la dott.ssa Luisa Berghout, dall’assegnista Annaclaudia Giordano e dalla dottoranda Frianne Zevenbergen, stavamo inoltre pensando di organizzare la visione online di film e di esibizioni musicali e poetiche di cineasti, cantanti e poeti olandesi e fiamminghi per offrire agli studenti nuovi spunti creativi e allettanti”. Non mancano nel frattempo, per il prof. Paris, gli impegni correlati alla ricerca. “Sto scrivendo un saggio per la rivista ‘Acting Archives Review’ de L’Orientale  sull’importanza della parola, e della sua traduzione, nel teatro di Jan Fabre, con cui collaboro da più di 20 anni, sto portando avanti degli studi sulla poesia contemporanea in lingua nederlandese, collegata alla traduzione in italiano di poeti olandesi e fiamminghi, e sto infine seguendo tre progetti molto interessanti: quello di Berghout, che sta traducendo un testo sulla recitazione di Jan Fabre e Luk Van den Dries, la ricerca di Giordano sulla grandezza letteraria del pittore Van Gogh e quella di Zevenbergen sui personaggi femminili in due grandi scrittori, Louis Couperus e Gabriele D’Annunzio”.

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