Le molte anime di una nazione al centro dell’Europa: il Belgio

Si rinnova per il terzo anno consecutivo la stretta collaborazione tra i settori di lingua francese e nederlandese a L’Orientale, convergenti in un nuovo ciclo seminariale che ha per oggetto lingue, letterature e culture del Belgio. Sei incontri che partono il 19 marzo e si estenderanno fino al 30 aprile con un programma denso di approfondimenti linguistici e storici, appartenenti sia all’area francofona che a quella fiamminga. Un binomio interessante per raccontare le molte anime di una nazione al centro dell’Europa, che “risulta tuttavia poco conosciuta, con l’obiettivo di far risaltare gli stretti legami culturali che avvicinano queste due aree e comunità, i valloni ai fiamminghi, e di mostrare il racconto di un Paese dove convivono ufficialmente tre lingue diverse (francese, nederlandese, tedesco)”, spiega il prof. Franco Paris, docente di Lingua e Letteratura Nederlandese, coordinatore dell’iniziativa insieme alla francesista prof.ssa Maria Centrella. “La lingua più parlata in Belgio è il nederlandese. Lo parla circa il 60% della popolazione, che si aggira intorno agli 11 milioni di belgi, laddove circa il 39% parla invece il francese, e quasi l’uno per cento il tedesco”. Qual è, quindi, la complessa situazione linguistica del Belgio? Fiamminghi al nord, valloni al sud, una comunità di lingua tedesca a sud-est, con Bruxelles al centro, capitale prevalentemente francofona; confinante a nord con i Paesi Bassi e a sud con la Francia, a est con Germania e Lussemburgo; sette governi diversi in tutto il Paese che è, peraltro, sede di istituzioni europee. Centro di traffici letterari e artistici, tuttavia, “il Belgio esercita una funzione di mediazione tra le culture romanze e quelle germaniche e assorbe input da questo straordinario multilinguismo”, il quale costituirà il filo conduttore permanente delle conferenze online.
Un ciclo di incontri che, continua il prof. Paris, è nato già nel 2017 proprio attraverso un dialogo stimolante con i colleghi di lingua e letteratura francese, vista la ricchezza di spunti e sguardi che “L’Orientale offre all’interno del Dipartimento di Studi Letterari, Linguistici e Comparati. È questa una delle caratteristiche più stimolanti della nostra Università: provenire da studi in apparenza distanti e scoprire invece i numerosi punti di contatto che accomunano diversi settori disciplinari e avere così la possibilità di coinvolgere gli studenti di entrambe le lingue, tradizioni e culture, quelle del mondo francofono e quelle più strettamente connesse a quello nederlandofono (Paesi Bassi e Fiandre), in un progetto che – speriamo di trasformare in un’attività permanente – si dimostra utile a presentare agli studenti di entrambe le lingue l’altro lato del Belgio”. Fulcro dei convegni sarà, in effetti, l’elemento della ‘belgitudine’ che si rivela, in primo luogo, attraverso l’analisi delle opere e dei numerosi contributi degli scrittori belgi, tra cui Maeterlinck e Van Ostaijen. “Sarebbe difficile generalizzare un fenomeno letterario così ampio e complesso, ma è possibile individuare una forte corrispondenza di temi tra scrittori fiamminghi che risentono della letteratura in lingua francese e viceversa di autori valloni che traggono alcuni motivi dalla letteratura delle Fiandre”. All’interno del sistema letterario nazionale “si riscontra, ad esempio, sia da parte degli scrittori francofoni che di quelli nederlandofoni una vena satirica molto evidente e l’adesione ai tratti tipici del realismo magico”. Molteplici le scoperte emerse nel corso di questi anni grazie agli incroci sinergici realizzati nell’ambito del seminario, soprattutto in merito al posizionamento degli autori. “Belgi valloni e belgi fiamminghi hanno entrambi elaborato una lingua con delle varianti ed entrambe le categorie lottano per rivendicare la propria specificità di espressione”. Altrettanto stratificata risulta la questione delle case editrici a cui gli autori possono rivolgersi, poiché “in Belgio vi sono poche case editrici di prestigio, e quindi gli autori belgi pubblicano spesso con case editrici francesi di Parigi o olandesi di Amsterdam che hanno altri standard linguistici”. Un altro esempio pragmatico di questi innesti interlinguistici sarà analizzato durante il seminario a proposito delle canzoni poetiche del celebre cantautore vallone Jacques Brel, che “si ispirò in numerosi testi all’identità fiamminga”. Canzoni, ma anche arte in senso ampio, letteratura della migrazione in Europa, attualità: “il 16 aprile interverrà una collega, Carmen Van den Bergh, che insegna presso l’Università di Leida e l’Università di Lovanio, che ci parlerà dell’ondata di migrazione degli italiani in Belgio nel Dopoguerra, del lavoro dei minatori e dell’integrazione conflittuale nelle comunità di arrivo”. Gli appuntamenti seminariali verranno tenuti da docenti di università straniere e italiane, a testimonianza della vocazione internazionalista radicata nello spirito dell’Ateneo. Se il multiculturalismo belga è coacervo di risorse per la comunicazione linguistica, dall’altro “complica la questione politica alimentando spinte separatiste con un nord ricco, grazie anche all’investimento fatto nelle miniere e sul piano agricolo e tecnologico sin dagli anni Sessanta, e un sud depresso, dopo la chiusura delle miniere, con la sensazione che le due compagini funzionino come due comunità che procedono su direzioni autonome”. Si ricorderà anche che il Belgio è stato di recente, dal dicembre 2018 al settembre 2020, senza governo e che continua a esserci un’elevata frammentazione dei partiti politici. “Non è detto, pur condividendo ovviamente la stessa appartenenza di idee e prospettive politiche, che un partito socialista (o liberale) vallone e uno fiammingo collaborino sempre strettamente. Come hanno dimostrato purtroppo i terribili episodi nel 2016, anche Bruxelles è una città profondamente lacerata, multietnica e soggetta a molteplici influssi a livello europeo”. Se negli anni passati il ciclo seminariale è stato accessibile soltanto agli studenti di francese e nederlandese, “da quest’anno, a causa della crisi pandemica che ha ridotto l’offerta di ‘altre attività formative’ per conseguire i due crediti, abbiamo deciso di estenderlo a tutti gli studenti, anche per l’estrema rilevanza di questi temi, e abbiamo chiuso le prenotazioni con circa 120 iscritti”.
Sabrina Sabatino

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