Aleksandr Sokurov in cattedra

Un coro di ovazioni. Decine e decine di studenti e semplici appassionati, giunti in massa per vederlo, per emozionarsi con i suoi film. “E’ un grande. Un maestro del cinema”, dice Paolo Vivaldi. “Adoro il suo modo di girare, di concepire le immagini, di trasmettere emozioni, attraverso figure che hanno segnato la storia del mondo”, aggiunge Silvia Evangelista. “Finalmente un’iniziativa seria. Un modo nuovo ed intelligente di capire la storia, il percorso dell’uomo nella storia”, parola di Gianpaolo Loffredo, da sempre, grande fan del regista russo. Sono solo alcuni degli innumerevoli commenti degli studenti rimasti estasiati dalla semplicità, dall’intelligenza critica e riflessiva, di un autore, a suo modo, scomodo per l’ovattato mondo del cinema. Aleksandr Sokurov, il cineasta della storia, ospite gradito dell’Università Suor Orsola Benincasa, per una tre giorni di seminari in suo onore (dal 21 al 23 novembre scorso) dal titolo: L’assoluto del potere. L’autore della trilogia sui tre grandi autocrati del nostro secolo – Hitler, Lenin, Hiro Hito- nato a Podorvikha (Russia), nel 1951, trascorre gran parte della propria infanzia in Polonia e Turchia. Nel 1974, consegue la laurea in Storia e filosofia all’Università di Gorky, tappa fondamentale della sua vita, come egli stesso afferma, quando dice: “per fare arte, bisogna avere una buona cultura umanistica. L’intero universo dell’arte, poggia le sue basi sulla storia e sulla cultura antica. Nulla si crea dal nulla”. La sua lunga carriera cinematografica ha inizio a partire dagli anni ‘80, quando cura la regia di ben due lungometraggi e sei documentari, nessuno dei quali, però, ottiene l’autorizzazione della censura sovietica. Si è anche cimentato nell’adattamento di testi letterari di Shaw, Flaubert, e Dostoevskij, e nella creazione di vere e proprie “elegie”, considerate dalla critica di tutto il mondo, come imponenti esperimenti di poesia visuale. “Moloch”, incentrato sulla figura di Hitler, “Taurus” su quella di Lenin, “The Sun”, sull’imperatore Hito, i film che gli studenti hanno visionato e che hanno lungamente applaudito.
Al primo dei tre incontri seminariali con il regista, era presente anche il Rettore dell’Università del Suor Orsola, prof. Francesco De Sanctis, nonché direttore del Crie, Centro Ricerche delle Istituzioni Europee, che, assieme all’Associazione “Il vento del Cinema”, promossa da Enrico Ghezzi, storico autore di “Blob”, ha dato vita a questa iniziativa in onore del regista russo. “Ringrazio tutti i giovani presenti – ha detto il Rettore- perché queste iniziative sono rivolte a loro, e senza la loro presenza, il loro appoggio, non avrebbero senso. Il titolo che abbiamo scelto per questa rassegna, l’Assoluto del Potere, è un titolo che va dritto al cuore, che centra perfettamente l’obiettivo che voleva. L’assoluto del potere fa riferimento ai tre grandi dittatori, non solo come violenza del regime che hanno instaurato, ma esprime anche lo sciogliersi del potere, inteso come una malattia che lentamente ha consumato i tre personaggi, abbandonandoli al loro destino. Tre uomini, tre prigionieri. Sokurov descrive, con mano abile e profondamente critica, la deriva del potere che ha colpito questi tre dittatori, le loro paure, le loro ansie, la loro vigliaccheria, facendo di questi tre film, tre grandi capolavori”. Prima di concludere il suo intervento, il rettore De Sanctis, omaggia Sokurov, con la medaglia della città di Napoli, direttamente consegnatagli dal primo cittadino, Rosa Russo Iervolino. Subito dopo, è la volta del prof. Gennaro Carillo, docente di Dottrine Politiche, promotore dell’iniziativa. “L’occhio di Sokurov – afferma il professore- è l’occhio del patologo, del medico, che guarda ai mali che la tirannide reca, non solo ai popoli che la subiscono, ma anche a coloro che la esercitano. L’obiettivo del nostro gradito ospite ed amico, è proprio quello di stabilire che il totalitarismo, la tirannia, non sono forme di governo, ma malanni della nostra psiche”. Una riflessione sentita che funge da apripista, per le parole dell’uomo più atteso, Alexsandr Sokurov. “Per me è un onore essere qui con voi. Molti mi chiedono se mi considero un maestro del cinema, come uno che può insegnare qualcosa. Sinceramente, preferisco definirmi un uomo che studia, che osserva l’arte antica, quella classica, da cui nasce tutto. Il cinema, oggi, rappresenta una delle forme più importanti dell’arte. Paradossalmente, il cinema non può esistere senza forze e energie che vengono dall’esterno. E’ una catena che unisce il mondo, ma non ha scoperto nulla, non ha un proprio alfabeto, ruba alla vita. Ruba al teatro, alla musica, alla società e ai momenti della nostra vita. Ruba e apprende. Apprende e fa suo. Il cinema quindi, è uno studente, non può insegnare”. Scrosciano gli applausi. “Nei miei film, descrivo una realtà sociale. Una realtà che fa sentire lo spettatore, autore di ciò che vede. Non sono per il cinema cameriere dello spettatore. Volete vedere la guerra in Iraq? Eccovi la guerra. Volete vedere qualche altra sciagura? Serviti! Questo è uno dei mali della cultura di massa. Per capire il mondo, dobbiamo capire cosa fare di noi stessi, senza condizionamenti, adoperando con intelligenza la nostra capacità di agire. Quanti problemi oggi non ci sarebbero, se si fosse continuato a seguire la ragione, se non fossimo diventati pigri”. 
Altri applausi, altre ovazioni da parte di tutti i ragazzi presenti in sala. “Le cose che dice, i film che gira –  dice emozionato Francesco Beato- ne fanno un uomo di grande cultura, e di grande ammirazione. Sono contento di questa iniziativa, anche perché ho avuto la possibilità di apprezzare capolavori come, The Sun, spesso dimenticati dalle sale cinematografiche”. “Ho conosciuto Sokurov, grazie a trasmissioni come Fuori Orario” racconta Fausto Palomba- e ne ho subito apprezzato la straordinaria capacità di descrivere le debolezze dell’uomo e di affrontare temi importanti come quelli della conquista e della gestione del potere”. Proprio all’autore di Fuori Orario, Enrico Ghezzi, è stata affidato l’ultimo intervento, forgiato come sempre, con quella sua classica abilità di usare un linguaggio che ha della chiarezza il suo massimo momento di confusione. “Molti sono i registi che si possono associare a Sokurov. Da Kubrik, ossessionato dalla mitologia del controllo, ad altri, come Abbasov. C’è un film, in particolare, in cui il tiranno, di fronte alla tranquillità del filosofo, alla sua estrema serenità, si rende conto di quanto male abbia fatto nella sua vita. Credo che il tema della malinconia, della consapevolezza di aver in qualche modo sbagliato, sia presente nei ritratti espressi da Sokurov. Prima, egli stesso, faceva riferimento al cinema, al ruolo che occupa. Io, faccio riferimento alle parole di Saint Just, che prima di morire disse, chi vi parla è polvere. Oggi, il cinema è in un buon momento, ma resta quel che viene definito come pulviscolo di immagini. Come un qualcosa che, spesso, sfugge al suo interlocutore, e che, anche, chi ha fatto, non può controllare, ma che, comunque, resta nella storia”.
Gianluca Tantillo  
- Advertisement -





Articoli Correlati