Antonella, giovane laureata in Psicologia, responsabile di una comunità per minori

Costanza e forza sembrano essere le doti che contraddistinguono la dott.ssa Antonella Erra, giovanissima laureata in Psicologia (ventisei anni) già responsabile di una comunità per minori. Il racconto del suo percorso universitario e professionale. Una scelta della Facoltà consapevole “sapevo che mi sarei dovuta confrontare con materie di tipo scientifico – dice Antonella – al contrario di molti ragazzi che, sbagliando, credono sia una facoltà umanistica. Il biennio è stato veramente duro, perché è abbastanza generico: mi sono ritrovata a studiare materie, come Statistica e Biologia, a cui davo poco senso forse per una sorta di immaturità…”. Ai problemi di tipo didattico, si aggiungono quelli organizzativi: Antonella vive a Pontecagnano (Salerno), e ciò significa fare i conti con la scarsità dei mezzi pubblici che collegano le due province. “Per seguire i corsi, prendevo il treno delle 6:30. Era l’unico in mattinata! Al ritorno, attendevo un altro treno, alle 17:00, arrivavo a casa tra le 19 e le 20”. E quanto trovavi il tempo per studiare? “La sera e nei week end. Non ho mai rinunciato a seguire i corsi perché mi davano una forte spinta a sostenere gli esami. E poi, detto chiaramente, le cose che vanno per le lunghe mi annoiano. Quindi, meglio sbrigarsi e finire il più presto possibile”. Dopo due anni da pendolare, Antonella decide di trasferirsi a Caserta “per seguire le lezioni più tranquillamente, per essere più partecipe e vivere l’Università”, nonostante la mancanza cronica di spazi. “Per alcuni insegnamenti, come quello di Psicologia generale, le aule erano affollatissime. Trovare un posto era un vero e proprio problema. Io sedevo sempre su uno scalino, vicino alla cattedra. Il bello è che quel posto, a terra, me lo conservava una collega che riusciva ad arrivare in aula un po’ prima di me…”. La prima grossa delusione: non riuscire a superare l’esame di Psicologia generale, nonostante tutti gli sforzi. “All’inizio, l’ho vissuta un po’ come una tragedia, poi è diventata una sfida. Ho sostenuto nuovamente l’esame, dopo aver semplicemente ripetuto il programma, e l’ho superato”. Studio quotidiano ed esami ad ogni semestre: grazie a questa scrupolosa organizzazione, Antonella è riuscita a laurearsi in quattro anni e una sessione, al posto dei canonici cinque anni, con la votazione di 100 e con una tesi su “La comunicazione verbale  e non verbale tra docente e discente”. “Per la tesi, ho scelto di lavorare con il prof. Vincenzo Sarracino, docente di Pedagogia, col quale collaboro tuttora e, durante il tirocinio post laurea, ho continuato con ricerche di approfondimento sulle tematiche relative alla comunicazione, con un lavoro di osservazione, nelle scuole superiori del casertano. Un’esperienza che mi ha fatto toccare con mano ciò che avevo appreso solo teoricamente”. Antonella poi ha svolto un periodo di volontariato presso una onlus di S. Maria a Vico. “Il volontariato è un’esperienza che consiglio a tutti i ragazzi, in special modo a coloro che studiano Psicologia, in quanto permette di entrare in stretto contatto con situazioni  e problematiche reali, a volte forti, con le quali si confronta quotidianamente uno psicologo”. E’ proprio questa onlus che propone ad Antonella di assumere il ruolo di responsabile presso la comunità per minori “Tetto rosso” di Dugenta (Benevento). “Ho accettato con la gran paura di non avere le competenze giuste e devo dire che, all’inizio, non è stato facile: hai tante responsabilità e ti confronti con casi di disagio sociale molto duri. Mi capita di assistere bambini con presunti abusi sessuali, o che hanno subito maltrattamenti in famiglia. Bisogna essere sempre pronti e non lasciarsi coinvolgere, anche se  le storie sono di forte impatto emotivo”. 
Un consiglio ai ragazzi che si iscrivono a Psicologia con l’idea dello psicoterapeuta, più che dello psicologo, con in testa solo qualche teoria di Freud. “Lo psicologo vive la realtà comune, è colui che si trova nelle Asl, nelle scuole, in stretto contatto con la realtà quotidiana. Non pensate solo all’ambito clinico in senso stretto”.
(Ma. Es.)
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