Biologia orienta con le testimonianze dei suoi studenti e laureati

“Ascolterete una storia, quella di come si abbraccia un Corso di Laurea e quali sono le attitudini necessarie per essere sicuri di aver scelto la strada corretta”, dice la prof.ssa Barbara Majello, Coordinatrice del Corso di Laurea in Biologia, nell’introdurre BioOrienta 2021, l’open day virtuale che si è svolto lo scorso 27 maggio e che ha visto circa 200 partecipanti tra diplomandi, studenti universitari e docenti, prima di dare la parola al prof. Gionata De Vico, Direttore di Dipartimento di Biologia, che invita gli studenti a “disegnare il proprio futuro”, e al prof. Giuseppe Cirino, Delegato del Rettore al diritto allo studio, per un saluto alla platea. Poi le testimonianze degli studenti al terzo anno del Corso di Laurea Triennale in Biologia. Invita a “orientarsi correttamente”, a volte si cambia percorso “perché non si è ragionato abbastanza sui propri desideri e le proprie inclinazioni, o perché, provenendo da un diverso ambito disciplinare, si teme di non essere all’altezza, ma non è così: a Biologia si riparte da zero, così anche chi proviene da studi umanistici può raggiungere il livello di tutti gli altri”, afferma Roberto Iacomino, che proviene dal liceo scientifico, settore delle Scienze applicate. Fondamentali per Roberto sono le attività di orientamento che lo hanno coinvolto direttamente. In primis, il Piano Lauree Scientifiche (PLS) “che è davvero un contributo fondamentale per le sorti del vostro futuro”. Un programma, interviene la prof.ssa Marianna Crispino, Referente del PLS in Biologia e Biotecnologie di Ateneo, che “nasce per contrastare il calo delle vocazioni scientifiche e si eroga per nove ambiti disciplinari: Matematica, Fisica, Chimica, Biologia, Biotecnologia, Scienze della terra, Scienze dei materiali, Informatica e Statistica. Si tratta di attività che consentono agli studenti liceali di affacciarsi alla vita universitaria e capire se si tratta del percorso che fa per loro”. Roberto proseguirà gli studi con la Magistrale in Biologia molecolare e cellulare perché si dice “appassionato alla ricerca di base, allo studio delle piccole cose senza il quale è impossibile capire le grandi”. “All’inizio l’università può essere traumatica – racconta Ileana Morace – perché richiede un maggiore sforzo di autonomia e autogestione. Il mio consiglio è quello di iniziare con calma, dandosi il tempo di ambientarsi”. La provenienza dal Liceo classico le ha consigliato “di frequentare il PLS. Mi è stato di aiuto per un primo approccio alle discipline scientifiche, per cui consiglio a tutti gli studenti di seguirlo. Il Dipartimento, inoltre, prevede attività di tutoraggio, una sorta di doposcuola in cui docenti e dottorandi chiariscono agli studenti gli aspetti delle varie discipline che non hanno compreso”. È interessata alla Biodiagnostica, “quindi sceglierò un Corso di Laurea Magistrale affine ai miei desideri”. Marilena De Angelis ha avuto inizialmente qualche difficoltà, provenendo dal classico come la collega, tuttavia “i docenti sono stati stupendi e il loro incoraggiamento è stato fondamentale, unitamente alle numerose attività a sostegno delle problematiche degli studenti”. Lei ha scelto Biologia dopo una visita al CNR di Pozzuoli, dove è venuta a contatto con il lavoro dei ricercatori e si è “innamorata della disciplina” e ha deciso “che sarebbe stato il lavoro della mia vita”. Nonostante la didattica a distanza, anche durante l’emergenza Covid le attività non sono mai venute meno. Anzi. “Abbiamo intrapreso un progetto molto interessante con la prof.ssa Majello: le Flipped classroom in cui, suddivisi per gruppi, abbiamo scelto tra gli argomenti trattati e ne abbiamo fatto presentazioni PowerPoint spiegandone, come se fossimo noi i docenti, il contenuto. Questo ci ha permesso di essere coinvolti nonostante i limiti della DAD”. Poiché i docenti fanno di tutto per accorrere in aiuto agli studenti, Marilena suggerisce di “non spaventarsi se si proviene da settori diversi”. 
Lo zampino del 
biologo in tanti 
ambiti professionali
Ma chi è il Biologo? “Beh, difficile dirlo e difficile dire soprattutto cosa sarà domani – sostiene la prof.ssa Majello – È una professione che cambia ma che offre un ampissimo ventaglio di possibilità. Ai liceali farà piacere scoprire in quante professioni può mettere lo zampino il biologo, cosa messa anche più in evidenza dalla pandemia”. E infatti la biologa Daniela Carmen Saccà, laureatasi in Biologia molecolare nel 2016 con una tesi in genetica, dice che al Campania Lab analizzano oltre quattrocento tamponi al giorno per il rilevamento del Sars Cov-2. “È grazie all’RNA contenuto nel nucleo del virus che siamo in grado di rilevarne la presenza – spiega – Per farlo serve aver assunto le competenze necessarie e il Corso di Laurea in Biologia molecolare è rivolto proprio a questo”. Dopo il dottorato, esperienza che le ha permesso di pubblicare articoli scientifici e acquisire nuove competenze, la dott.ssa Saccà ha cominciato a guardarsi intorno: “cercavo tra le posizioni aperte sui siti dei vari laboratori, ma la mia fortuna l’ha fatta il passaparola. Alcuni amici mi hanno riferito della possibilità di impiego al Campania Lab e mi sono candidata. Oggi lavoro ancora lì e sono molto soddisfatta di quello che faccio”. Francesca Donnarumma ha trovato, invece, il suo eden presso l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale di Torino (ARPA), dopo essersi laureata in Biologia molecolare nel 2018 e aver seguito “un Corso di Perfezionamento in Biologia e tecnologia della riproduzione assistita”. Successivamente ha lavorato “come tecnico laboratorista svolgendo una ricerca sull’impatto ambientale sulla fertilità”. Infine, racconta, “sono entrata in ARPA dove oggi collaboro in sinergia con un team di esperti nel campo della virologia ambientale, cioè indaghiamo il modo in cui i virus interagiscono con l’ambiente. Per farlo ci avvaliamo di importanti tecnologie che permettono, ad esempio, di maneggiare virus con un livello di Biosicurezza 3 o di velocizzare il lavoro grazie ai bracci robotizzati”. Anche quella di Michela Ferraro, che si è laureata nel 2019 in Biologia molecolare come la collega, si profila una carriera brillante: “dopo la laurea mi sono sentita un po’ persa, ma d’altra parte è quello che succede un po’ a tutti. Inviavo la mia candidatura ovunque, poi mi sono accorta che non era un buon metodo. Ho iniziato così una ricerca più accurata e dopo qualche tempo mi sono candidata all’IRBM (Istituto di Ricerca Biomolecolare), cioè l’istituto che ha sviluppato il vaccino per il Covid-19. Sono stata assunta da Advent, una società che a questi afferisce”. Così oggi, dopo nove colloqui in cui ha cercato di far emergere tutta la sua preparazione e passione per questo ambito, lavora alla “realizzazione e alla sperimentazione dei vaccini. Nel primo caso ci è stato commissionato lo sviluppo di un vaccino da parte di una grande azienda, come quelle oggi note per il vaccino anti-Covid. Nel secondo testiamo un vaccino in tre fasi per controllare se si tratta di un prodotto sicuro e quindi commercializzabile; poi si ha una quarta fase quando il farmaco è già entrato in commercio, cioè il controllo della farmacovigilanza”. Tra le altre opportunità professionali per il biologo c’è, naturalmente, il dottorato, ed è questo il caso di Rosanna Culurciello e Teresa Barra, che lo hanno intrapreso insieme nel laboratorio del prof. Eliodoro Pizzo. “Appassionata di biologia sin da ragazza, ho scelto la Triennale in Biologia generale ed applicata e la Magistrale in Biologia molecolare”, racconta Culurciello. Dopo il tirocinio di un anno durante la Magistrale, riprende, “ho scoperto che mi piaceva la ricerca e ho deciso di continuare. Il dottorato è stato davvero una scoperta: non si tratta solo di fare esperimenti ma di continuare il percorso intrapreso. Con il dottorato si ha infatti la possibilità di interagire con esperti, colleghi e instaurare rapporti d’amicizia duraturi”. La scelta del dottorato “è simile a quella del Corso di Laurea Triennale: lo si sceglie se si è affini con la disciplina”. Barra aggiunge: “il Dottorato è molto ambito, per cui abbiamo dovuto sostenere molte prove, anche in lingua inglese”. Un percorso segnato da convegni, redazione di articoli scientifici e dalla collaborazione con esperti, che avrebbe dovuto prevedere anche “un periodo all’estero che a causa Covid non c’è stato. Stiamo quindi interfacciandoci con l’estero in remoto”. Quest’anno le due dottorande hanno partecipato al tutorato in favore degli studenti nell’ambito del PLS, e trovano che l’esperienza “sia molto formativa, perché per la prima volta il ruolo docenti-studenti si è invertito”. 
Oggi il mondo del lavoro è dinamico: “non esiste più il posto fisso cui ambivano per voi i vostri genitori”, avverte la prof.ssa Majello. Ma le storie a lieto fine dei laureati testimonial dimostrano che ce la si può fare grazie all’entusiasmo e alla passione, “nonché al sostegno profuso da noi docenti”. L’Ateneo “è una grande squadra”. L’augurio della prof.ssa Majello: “tornare al più presto in presenza, perché l’università senza di voi è triste”. 
Nicola Di Nardo
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