Casi pratici, film, laboratori ai corsi di Psicologia

La giornata degli studenti di Psicologia comincia di buon’ora. Le lezioni di  Psicologia dinamica, esame fondamentale del secondo anno, iniziano alle 8.15 del mattino, tre volte a settimana. Il programma è abbastanza vasto, si parte dagli albori della disciplina fino ad arrivare alla teoria dell’attaccamento. “La Psicologia dinamica è, forse, il primo esame che si aspettano di trovare gli studenti, dopo aver sostenuto, al primo anno, Statistica e Biologia. – afferma il prof. Giorgio Caviglia – E’ bene dire che la Psicologia dinamica non è un insegnamento che si esaurisce con la presentazione della Psicoanalisi classica, ma comprende anche le teorie moderne e le critiche”. La prova d’esame, una verifica orale, è la medesima per chi segue le lezioni e chi, invece, preferisce studiare da sé. “Consiglio ai ragazzi di studiare giorno per giorno – continua Caviglia – Alla prima lezione, presento il programma del corso,  e poi si comincia con lo studio degli autori, per ognuno dei quali definisco gli aspetti fondamentali, quelli che è necessario memorizzare. E visto che la Psicologia si studia anche da dentro, provo a porre domande ai ragazzi sulle loro esperienze di vita”. Per rendere il corso più vivo, “propongo la visione di spezzoni di film, anche per creare un’idea dell’atmosfera di ciò che studiano”. A detta del prof. Caviglia, la prova d’esame non può essere che orale. “Non credo che si possa diventare psicologi se non si sostiene un esame orale, durante il quale lo studente ha modo di spiegarsi e confrontarsi, oltre che essere un’occasione utile per moderare l’ansia e l’emozione”. Lo scorso anno, al termine delle lezioni, visto il grande interesse dei ragazzi su una tematica in particolare, l’intervista sull’attaccamento, “ho provato ad organizzare un seminario di approfondimento, purtroppo non c’erano aule a disposizione”. 
Altro insegnamento del secondo anno: Elementi di Antropologia culturale, tenuto dalla prof.ssa Fulvia D’Aloisio. “Oggi, a poca distanza dai fatti di Rosarno, – afferma la docente – le tematiche dell’Antropologia risultano attualissime. Durante il corso, insisterò molto sulle categorie e sulla comprensione delle diversità. Ciò è di fondamentale importanza per i futuri dottori in Psicologia che avranno a che fare proprio con le diversità”. Ma cosa fa un antropologo, oggi? “Studia i mutamenti culturali. Il programma che propongo è costituito, in parte, dalla storia della disciplina, partendo dalle origini fino ai giorni nostri, e poi, a proposito dello studio dei mutamenti, presento una ricerca che ho svolto in Basilicata sul mutamento culturale dell’area di Melfi dall’istituzione dello stabilimento Fiat, nel quale, tra l’altro, sono impiegate un gran numero di donne. Lo scorso anno, sempre in merito alle ricerche sul campo, abbiamo avuto ospite la prof.ssa Elisabeth Krause, antropologa statunitense, dell’Università del Massachusets, la quale ha illustrato la sua ricerca sulla bassa fecondità in Toscana”. Alla fine di ogni lezione, “cerco di lasciare un filo di dibattito, per fare in modo che gli studenti possano esprimere le loro opinioni in relazione agli argomenti trattati”, conclude la D’Aloisio.
Approcci diversi alle Magistrali
A partire da quest’anno, tutti i Corsi di Laurea di Psicologia sono stati adeguati al decreto ministeriale 270, ed è a seguito di questa ri-organizzazione che è nato il Corso di Laurea Magistrale in Psicologia applicata ai contesti istituzionali. Un percorso innovativo, all’interno del quale riveste grande importanza l’insegnamento di Psicologia dello sviluppo tipico e atipico. “E’ un corso  – spiega il prof. Dario Bacchini – che prevede lo studio delle modalità in cui si sviluppano le capacità di relazionarsi nei bambini e negli adolescenti in condizioni normali o in presenza di problematiche”. Nel tentativo di adeguarsi agli standard europei, è prevista l’attivazione di laboratori per diversi insegnamenti: una buona opportunità per gli studenti che avranno modo di trattare, in prima persona, casi pratici, e di stabilire  anche un legame con il mondo del lavoro. “A mio avviso, – dice Bacchini – l’approccio laboratoriale è molto importante: i ragazzi potranno discutere e commentare esperienze, test e osservazioni riportate da colleghi che lavorano nel mondo della professione”. Dunque, dopo tanta teoria soprattutto ai primi anni, arrivano i laboratori e i corsi che prevedono lo studio di casi pratici. Come quello di Neuropsicologia delle emozioni, corso del prof. Massimiliano Conson. “Gran parte dell’insegnamento è costituito dallo studio di lavori scientifici – dice Conson – Dopo aver chiarito le basi anatomico-funzionali dell’elaborazione emotiva, con un approccio interattivo, passiamo allo studio di lavori e casi pratici più recenti”. Il docente propone articoli, il più delle volte, in lingua inglese. “Lo scorso anno, gli studenti hanno analizzato un importante lavoro sulla risonanza magnetica funzionale, approfondendo il ruolo dei processi simulativi nella percezione delle emozioni”. Studio di casi, articoli in inglese, dibattiti in aula. Insomma il corso di Neuropsicologia delle emozioni non ha nulla a che vedere con le tradizionali lezioni universitarie dove il docente tratta argomenti dal programma e gli studenti ascoltano. “Al contrario, si riesce a creare un dibattito, i ragazzi si sentono molto coinvolti, e devo dire che, spesso, mi sorprendono e hanno ottime prestazioni sia in termini di acquisizione che di sintesi”. Discorso diverso per la Neuropsicologia clinica e riabilitativa. “E’ importante valutare i casi pratici di pazienti, – dice il prof. Luigi Trojano, Presidente del Corso di Laurea Magistrale in Psicologia dei processi cognitivi e del recupero funzionale – ma il mio insegnamento dà maggiore enfasi ai modelli teorici della Neuropsicologia. Il corso prevede lo studio delle diverse funzioni cognitive, i metodi per valutare i disturbi nei pazienti con lesioni cerebrali”. Solo al secondo anno della Laurea Magistrale di cui Trojano è Presidente, è previsto il laboratorio di Neuropsicologia clinica, “ottima opportunità per i ragazzi”.
Maddalena Esposito
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