Casi studio, testimonianze aziendali, lavori di gruppo: anche a distanza si può

L’università, si sa, non è solo lezioni frontali. Le competenze e le skills tanto richieste dal mercato del lavoro si acquisiscono anche e soprattutto grazie alle attività pratiche che integrano la teoria. Parliamo di project works, esercitazioni, simulazioni, lavori su casi studio, attività che piacciono tanto agli studenti e che danno loro un’idea realistica della vita lavorativa. Questo è un anno, tuttavia, un po’ sfortunato sicché alcune belle iniziative, come ad esempio le visite aziendali, dovranno attendere, per effettuarsi, tempi un po’ più tranquilli. Il project work, ad esempio, è un momento importante per l’insegnamento di Statistica per l’impresa, secondo anno di Economia Aziendale, tenuto dai professori Giorgia Rivieccio, Andrea Regoli e Antonella D’Agostino. “La prossima settimana i ragazzi cominceranno a lavorare ad un progetto che riguarda la rilevazione dei dati – spiega la prof.ssa Rivieccio che insegna al canale OZ – La classe è di circa una settantina di studenti, li ho divisi in undici gruppi da sei e ognuno ha scelto un tema socio-economico che riguarda l’attualità. Faranno un’analisi di dati e poi dovranno preparare una presentazione”. I gruppi hanno anche cominciato ad identificare i temi su cui lavorare, “chi si occupa di Covid, chi dell’app Immuni. Utilizzeranno Google Moduli, un’app di Google che permette di formulare questionari e di inviarli, questionari a cui si può rispondere tranquillamente anche dal cellulare. Poi passeranno ad Excel”. Questo tipo di lavoro è sempre molto apprezzato, “e il voto sarà assegnato al team perché viene valutata anche la capacità degli studenti di lavorare in gruppo. Impareranno, inoltre, ad utilizzare utili strumenti di Google, a consultare un database, ad interpretare dati e risultati”. E si tratta di un lavoro “che possono svolgere anche a distanza, la dimensione relazionale non è intaccata. Mi sembra, anzi, che online la loro concentrazione si incrementi. Mi sarebbe anche piaciuto portare in presenza qualche realtà aziendale, ma il Covid ha bloccato di nuovo la situazione”. È impegnato su due fronti, Triennale e Magistrale, il prof. Francesco Schiavone. Sulla Magistrale in Marketing e Management Internazionale ha l’insegnamento di Technological change management: “I ragazzi stanno lavorando a casi studio su aziende, corporation multinazionali, che negli ultimi anni hanno realizzato il cambiamento tecnologico in due settori particolarmente attuali, entertainment online con Netflix, e automotive con Tesla”. Lavorando su raccolte di dati dovranno presentare un testo analitico in cui avranno descritto la strategia che l’impresa ha adottato per trainare il cambiamento tecnologico. “La case analysis è una metodologia didattica molto impiegata soprattutto all’estero – prosegue il docente – Sulla Triennale i numeri sono più consistenti ed essendo più difficile l’approccio one to one tipico del project work, ho organizzato due presentazioni tramite Teams”. Gli studenti di Gestione dell’innovazione, terzo anno di Economia Aziendale percorso Management, incontreranno “NTT Data, leader nel settore della consulenza, e Medtronic, nel settore biomedicale. Ci saranno tre rappresentanti per ciascuna azienda, un incontro si terrà la prossima settimana e l’altro sarà il 3 novembre”. Gli ospiti “offriranno un punto di vista pratico su come si sviluppa e si gestisce un processo di innovazione in una grande azienda e come si mette in atto un ecosistema di innovazione basato sulla logica dell’open innovation”. Le cattedre di Economia e Gestione delle Imprese hanno sempre organizzato delle visite guidate presso imprenditori del posto – spiega il prof. Francesco Calza, gruppo A-D, Prorettore Vicario dell’Ateneo: “Era un modo per consentire agli studenti di vedere come funziona una fabbrica nella vita reale e quali sono i problemi che quotidianamente affrontano gli imprenditori, dall’approvvigionamento all’internazionalizzazione, dall’organizzazione della forza lavoro alle nuove tecnologie”. Questa parte integrava poi il programma didattico “e i ragazzi ne tenevano conto all’esame. Quest’anno temo che, data la situazione, non sarà possibile replicare queste visite. Temo sarà difficile anche avere interventi poiché siamo in un momento delicato per le imprese e gli stessi imprenditori sono presi da mille urgenze”. Queste attività sono, in ogni caso, solo una parte dell’ampio percorso universitario che porta un giovane ad essere imprenditore di se stesso. “Sviluppare una propria idea imprenditoriale è qualcosa che i ragazzi spesso non immaginano di poter fare. Si vedono magari dipendenti di un’azienda o nella pubblica amministrazione, invece ci sono tante altre opportunità. Abbiamo Corsi Triennali e Magistrali che si occupano di imprenditorialità, il corso di dottorato, nel Disaq c’è l’acceleratore Knowtrack che accompagna i ragazzi che hanno un’idea finché questa non sarà spendibile nel mercato del lavoro”. Online “stavamo pensando di organizzare, con Knowtrack, un bootcamp che sia un confronto di idee. Ma una cosa è organizzarlo online, cosa ben diversa è farlo in presenza. Lo strumento informatico è evoluto, ma talvolta non friendly”.
“Il digital divide talvolta è un problema”
Questo semestre, il prof. Luigi Moschera è impegnato sulle Magistrali con due insegnamenti, Analisi organizzativa e delle relazioni tra imprese per Amministrazione, Finanza e Consulenza Aziendale, e Analisi organizzativa e project management per Scienze Economiche Finanziarie e Internazionali. Per il primo “ho creato quindici canali Teams da quattro-cinque persone. Ho appena finito la lezione, i ragazzi hanno un break prima che cominci quella successiva e sto notando che 8 gruppi sono ancora connessi a lavorare”. Sono impegnati “nella ricostruzione di un organigramma a partire da una serie di informazioni di un’azienda. Presto utilizzeremo un software di social network analysis”. Gli esercizi che svolgono “ricreano situazioni che possono verificarsi in azienda. Il lavoro da remoto è un’opzione sempre più frequente ed è giusto che gli studenti sappiano utilizzare una serie di strumenti. Oggi condividevano lo schermo, chiedevo il controllo della loro presentazione e avevo accesso alla loro lavagna virtuale”. Per il secondo “c’è un minor numero di studenti e lavoreranno sul comportamento organizzativo e le modalità di gestione di gruppo”. La tecnologia funziona “anche se il digital divide talvolta è un problema e i ragazzi non sempre hanno connessioni stabili. Qualcuno poi usa il tablet che va bene per seguire le lezioni, ma non ha tutte le funzionalità del computer”. Uno degli insegnamenti del primo semestre per il prof. Raffaele Fiorentino è Business models in fashion, art and food industries, sulla Magistrale in Fashion, Art and Food Management. “L’insegnamento ha una prima parte introduttiva sulle strategie, poi vengono approfonditi i modelli di business di aziende che operano in questi settori con l’intento di analizzarne potenzialità sinergiche e contaminazioni”. Non mancheranno le testimonianze di imprenditori, manager e amministratori. Sono già intervenuti Cerved, Vascitour, ci saranno DolciTerre e altri incontri. “In questa situazione abbiamo fatto di necessità virtù e, online, è possibile far intervenire testimoni aziendali che di solito sono molto impegnati. I ragazzi hanno anche già svolto un project work su un’analisi di settore e ne faranno altri due sui modelli di business”. Il Corso in cui è inquadrato l’insegnamento ha una classe variegata di studenti italiani e stranieri “e l’interazione tra loro sta funzionando alla perfezione. Uno dei gruppi aveva, ad esempio, una studentessa indiana. Il gruppo ha presentato il lavoro in aula, prima dell’ordinanza regionale, con la studentessa indiana collegata tramite Teams e la cosa è andata benissimo”.
Carol Simeoli
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