Si occupa dei composti che sono alla base della vita, affrontando quattro classi di sostanze: Nucleotidi, Lipidi, Acidi Grassi e Carboidrati. Chimica Organica si affronta al primo anno (secondo semestre) di Biologia Generale e Applicata ed al secondo di Scienze Biologiche. Segue, nel percorso formativo, la Chimica Inorganica con la quale ha in comune una vasta gamma di argomenti incentrati sulle interazioni intermolecolari e i legami. Le prime lezioni sono un riepilogo degli argomenti affrontati nel semestre precedente ma, insistono i ragazzi del primo anno di Biologia Generale e Applicata, se non si è sostenuto l’esame di Inorganica, riuscire a capire quello che viene detto in aula è improbabile. Giusi Amato ce l’ha fatta a superare subito l’esame: “ho trovato la Chimica Inorganica molto affascinante, perché mi piace la Fisica e lì ce n’è molta, ma sembra trattare cose distanti. Parla di atomi e orbitali talmente piccoli da non poter essere mai osservati. La Chimica Organica, invece, è proprio bella anche se la si affronta senza nessuna base del liceo e, per questo, appare molto più complicata”. Approfondire questa materia significa arricchire il proprio vocabolario di nuovi termini, ricorrenti nei discorsi dei ragazzi, che indicano proprietà fondamentali. Il primo è Stereoisomeria, la caratteristica di alcuni composti di avere gli atomi disposti con lo stesso ordine e la stessa sequenza, ma con una diversa disposizione spaziale. Una rotazione che determina la rottura dei legami e la creazione di nuove conformazioni, in cui gli angoli di legame, la forma e le geometrie molecolari modificano le proprietà chimico-fisiche, come le reazioni ai cambiamenti di pressione e temperature o il punto di ebollizione. “Sono questi gli aspetti più importanti nella vita pratica. Non è facile, però si è avvantaggiati se il professore spiega bene. Per esempio, il nostro docente, il prof. Previtera, lavora con i modellini. Ci mostra la forma ed il tipo di legame delle molecole che studiamo”, spiega Elettra Longobardo. Il principale oggetto di studio è rappresentato dai composti del carbonio. “Abbiamo scoperto che i composti del carbonio con l’idrogeno sono quasi infiniti ed in gran parte ancora sconosciuti”, sottolineano Francesca Gabriele e Giorgia Capasso. “Ci sono composti organici perfino nella plastica, ma la nomenclatura è veramente pesante. Il primo approccio è stato, però, migliore rispetto a quello di Chimica Inorganica”, dice Rosario Giacco, un po’ deluso del suo Corso di Laurea perché: “in laboratorio abbiamo svolto tantissime esperienze di Chimica e poche di Citologia ed Istologia che avrebbero dovuto essere, invece, le materie principali. Spero di avere, in futuro, più occasioni per fare pratica”. Marianna Tanzi, studentessa magistrale di Biologia Molecolare, spiega quali porte permette di aprire l’esame di Chimica Organica: “dà le basi per affrontare tutti i successivi argomenti di Biochimica. Nella Biologia Molecolare, per esempio, i meccanismi di regolazione genica o le espressioni di un gene, dipendono dalle interazioni fra il DNA e le proteine di cui bisogna conoscere le strutture. Per affrontare al meglio questa materia si deve seguire, perché i libri da soli non bastano e si devono fare moltissimi esercizi”. Lorenzo Cerotto, iscritto al secondo anno, sta studiando per la sessione estiva: “gli esercizi sono la cosa più complicata, meglio farli in gruppo. Quello che può bloccare all’inizio è il procedimento, perché a lezione i professori danno molti concetti per scontati, per lo più relativi alla Chimica Inorganica che in pochi riescono a dare in tempo. Richiede un grande impegno di memoria, però la materia è affascinante, soprattutto il laboratorio”. “Abbiamo trovato un professore napoletano verace, che in aula ci appassiona con lezioni divertenti e molto interattive”, dicono Fabiola Palmieri, Federica Petrungaro e Marianna Petitto, studentesse del terzo anno che riprendono un tema, non banale dal punto di vista organizzativo, messo in evidenza da diversi studenti: “in tanti ci trasciniamo Chimica Inorganica per anni. Uno scoglio che blocca tutto il percorso successivo. È una delle prime materie che si incontrano all’università e se non si riesce subito a capire come studiare, o non lo si passa al primo appello, non si può affrontare Chimica Organica e nemmeno tanti esami successivi, perché le propedeuticità sono molto rigide. Alcuni studenti hanno studiato, anche privatamente, per mesi senza ottenere risultati”.
Simona Pasquale
Simona Pasquale








