Chiude la mensa per infiltrazioni d’acqua…e chissà se riaprirà mai più!

Chiude la mensa de L’Orientale, la migliore in Italia come ha spesso raccontato la stampa nazionale, una delle poche – forse l’unica – ancora in funzione nelle università napoletane. “La mensa richiede lavori di riattazione dovuti ad infiltrazioni d’acqua, ma stiamo valutando se procedere in questa direzione oppure adottare soluzioni alternative. In ogni caso, è fatto salvo il diritto degli studenti ad usufruire del loro pasto quotidiano”, dichiara il prof. Luigi Serra, presidente Adisu, ex Edisu Napoli 2. Le “soluzioni alternative” di Serra significano la stipula di convenzioni con ristoranti esterni, rimedio niente affatto gradito dagli studenti, “perché abbassano la qualità del servizio, ne fanno lievitare i costi e per noi rappresentano un chiaro disagio”. 
Da fine luglio le porte della mensa di piazzetta Banchi Nuovi sono serrate. “Una iattura – denunciano gli studenti del Collettivo de L’Orientale – perché la nostra era una mensa di qualità pregevole e dai costi contenuti”. Con 2,50 euro appena, infatti, si poteva mangiare – e bene – un primo, un secondo, un contorno, pane, frutta ed acqua a volontà, con la possibilità di ordinare perfino pranzi vegetariani. Insomma, un toccasana per tutti gli studenti de L’Orientale e non, soprattutto per i pendolari e i fuorisede, costretti dai ritmi frenetici imposti dalla riforma universitaria a restare in Facoltà sino a tardo pomeriggio.
“Le infiltrazioni d’acqua – riferisce il sig. Ciro Marano, addetto alla direzione della mensa, trentasei anni di onorato servizio nella struttura – c’erano già prima delle vacanze estive. Personalmente, ritengo che non ci sia affatto la volontà di riaprire, perché i lavori di risanamento si sarebbero potuti fare tra luglio e settembre”. Più critica l’analisi dei ragazzi del Collettivo. “Abbiamo paura che si stia utilizzando una scusa oggettiva – l’inagibilità della struttura – come pretesto per celare il vero motivo per cui la mensa deve chiudere, e cioè la mancanza di personale”. Il malumore studentesco è avvalorato da fatti già accaduti in passato per mense di altri Atenei: “Quella del Federico II è chiusa da ben quattro anni per motivi analoghi ai nostri e non sembra riaprirà mai. Accadrà la stessa cosa per la mensa de L’Orientale?”. 
Quello di uno scenario – serrata sine die della mensa – è comunque ancora tutto da definire. “È ancora presto parlare di una chiusura definitiva – afferma il prof. Serra, che è anche preside della Facoltà di Studi arabo-islamici e del Mediterraneo de L’Orientale – perché ci troviamo di fronte ad un periodo di cambiamenti epocali nell’università”. A complicare la situazione, lo stato attuale dell’Adisu, bloccato in una situazione di impasse. “Abbiamo problemi di natura tecnica e strategica nonché politici, questi ultimi legati alla trasformazione dei vecchi Edisu in Adisu – fa sapere Serra – Poiché i locali della mensa sono di proprietà dell’Ateneo, stiamo valutando finanche l’ipotesi di destinarli come aule per la didattica”.
Messi al corrente della situazione da Ateneapoli, le rappresentanze studentesche nel Consiglio d’Amministrazione dell’Adisu (che dovrebbero insediarsi a fine ottobre) annunciano battaglia. “Siamo completamente contrari alla chiusura della mensa, servizio indispensabile ed intoccabile per noi studenti – le parole di Cuono Lombardi, eletto qualche mese fa nelle fila di Confederazione – E pensare che stavamo già studiando alcune strategie per migliorare il servizio agli studenti…”.  Più remissivo il personale della mensa, una ventina di dipendenti in tutto. “Fra tre, quattro anni molti di noi andranno in pensione. Insomma, non sappiamo cosa fare”,  ammette il sig. Marano. E aggiunge: “Dispiace per gli studenti, che trattavamo come figli; dispiace per il nostro direttore, Raffaele Polidoro, sempre coscienzioso e vigile sulla qualità del cibo”.
Chiusa la mensa, non resta altro che lanciarsi sui ristoranti convenzionati. Ma gli studenti, Collettivo e rappresentanti, uniti prendono posizione e dicono no alle convenzioni. “La qualità del cibo è spesso scadente e i ticket hanno  generalmente un costo maggiore. Per non parlare delle difficoltà intrinseche di recarsi al ristorante, i cui orari non sempre si combinano con quelli dei corsi da seguire”. “Tutte sciocchezze – ribatte il preside Serra – perché le convenzioni esistono da dieci anni e nessuno si è mai lamentato. E poi, se la nostra mensa funzionava bene, vorrà dire che anche le convenzioni faranno altrettanto: dipende sempre da come si fanno le cose”. 
Nel frattempo, tutti i giorni i venti dipendenti della mensa de L’Orientale continuano ad andare al lavoro, come se nulla fosse accaduto. Li si può trovare dalle 8.30 alle 15, il loro consueto orario di lavoro. Anche lo stipendio (1.200 euro al mese) arriva regolarmente, decurtato però di circa 160 euro per la mancanza di turnazioni e indennità di rischio. Il fatto nuovo è che i signori non sono più lì per servire pasti agli studenti, ma restano ore e ore a guardarsi intorno: la speranza è che prima o poi qualcuno si decida a comunicare il loro futuro lavorativo.
Paola Mantovano
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