Primo laureato in Sviluppo sostenibile e reti territoriali del Polo penitenziario

Maggio 2020, un agente immobiliare organizza una festa in un bungalow di sua proprietà a Giugliano. Scoppia una discussione, volano parole grosse e lui, all’epoca quarantatreenne, che aveva il coltello della brace in mano, secondo le ricostruzioni dell’epoca colpisce un ragazzo che lo aveva afferrato ad un braccio. La lama del coltello è piccola, ma penetra in un punto vitale e la vittima, che lo stesso aggressore aveva accompagnato in ospedale, morirà poche ore più tardi. L’agente immobiliare sarà arrestato e tradotto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Di lì sarà poi trasferito nel penitenziario di Secondigliano.

Ventisei marzo 2026: a Palazzo Gravina, sede storica del Dipartimento federiciano di Architettura, si discutono le tesi di laurea del Corso di Laurea in Sviluppo sostenibile e reti territoriali. I candidati sono giovani e meno giovani. Tra essi c’è quell’uomo che sta scontando la sua pena e che ha frequentato i corsi proposti dal Polo Penitenziario dell’Ateneo Federico II, coordinato dalla prof.ssa Marella Santangelo, che è anche Direttrice del Dipartimento di Architettura.

È emozionato, parla a bassa voce durante l’esposizione della tesi, che si protrae per una decina di minuti, poi esce nel corridoio con gli altri candidati in attesa che la commissione assegni a ciascuno il voto. Per lui 110 e lode. È il primo laureato in Sviluppo sostenibile e reti territoriali del Polo penitenziario della Federico II. “Ero emozionato – racconta al cronista – e sono adesso molto soddisfatto di avere concluso il percorso di studio dopo quella terribile vicenda. Un fulmine a ciel sereno. Rinnovo il mio pensiero per quel ragazzo che è morto e per i suoi familiari”.

Cosa l’ha spinta ad iscriversi all’università?
“È stata una opportunità per concentrarmi sui libri e cercare di non pensare a quello che era accaduto”.
Perché ha scelto di immatricolarsi proprio a Sviluppo sostenibile e reti territoriali?
“Prima di essere incarcerato mi occupavo di costruzioni immobiliari. Spero di riaffacciarmi un giorno nel mondo lavorativo sentendomi più forte e preparato. La mia vicenda processuale è ancora in corso e dunque non so quando terminerò di scontare la pena. Nella peggiore delle ipotesi dovrei uscire tra sei anni”.

Come è riuscito a preparare gli esami all’interno di un penitenziario?
“Il carcere di Secondigliano è dotato di aule dedicate proprio a chi frequenta i Corsi di Laurea del polo penitenziario. Peraltro da qualche tempo sono agli arresti domiciliari e quindi ho preparato gli ultimi esami a casa. Li ho sostenuti in Ateneo in virtù dell’autorizzazione che è stata concessa dal magistrato di sorveglianza”.
Ci sono stati momenti, durante il suo percorso universitario, nei quali ha temuto di non farcela, di non laurearsi?
“Sì. Mi ha molto aiutato l’assistenza dei tutor”.

Quale è stato per lei l’esame più difficile e quale quello che maggiormente l’ha interessata?
“Diritto dell’urbanistica è stato abbastanza complesso, sebbene mi abbia affascinato molto. Il più bello è stato l’esame di Progettazione ambientale sostenibile e recupero delle aree dismesse”.

Perché ha scelto come argomento della sua tesi di laurea il recupero di un albergo dismesso a Giugliano?
“Ho scelto quell’immobile perché la mia famiglia, quando ero bambino, abitava lì vicino. Lo conosco benissimo. Nel 2004 l’ho poi acquistato con tanti sacrifici e all’epoca ho lavorato tanto sulla documentazione dell’immobile. Mi piacerebbe che diventasse una struttura sanitaria dove si offrono prestazioni mediche alla popolazione, che ospitasse l’anagrafe e l’ufficio tecnico, un supermercato con parcheggio e ludoteca”.

Come potrebbe migliorare il Polo universitario penitenziario?
“Forse sarebbe utile che si garantisse maggiormente l’accessibilità ai software. Alcuni di essi sono necessari per Corsi di Laurea come quello che ho frequentato io”.
Fabrizio Geremicca

Scarica gratis il nuovo numero di Ateneapoli

Ateneapoli – n.6 – 2026 – Pagina da 9

- Advertisement -




Articoli Correlati