Ci si può iscrivere a Lettere senza non aver mai studiato prima il Latino?

‘Satius est supervacua scire’, direbbe Seneca. Ma in questi studi non c’è dubbio. Il superfluo non basta. “Lo studio del Latino all’Università ha bisogno di una forte base di preparazione liceale – è la valutazione della prof.ssa Rossana Valenti, docente di Letteratura Latina all’Università Federico II – Chi si iscrive a Lettere Classiche generalmente proviene dal liceo classico e sa già che il suo percorso universitario sarà tutto incentrato su un settore disciplinare che richiede competenze in latino. A Lettere Moderne, invece, ho trovato una situazione più variegata: da un lato studenti con una buona preparazione ed interesse ad approfondire, dall’altro una fetta di ragazzi con difficoltà per non aver mai studiato latino alle superiori”.
Ma Lettere resta appannaggio solo dei liceali? “No – afferma la prof.ssa Arianna Sacerdoti, docente di Latino alla Seconda Università- Con la buona volontà ci si può avvicinare a questi studi anche senza avere buone basi dalle superiori. Lo scorso anno, ho organizzato dei corsi di recupero, su richiesta dei ragazzi; ho notato che in alcuni casi chi non aveva mai studiato prima la materia ha avuto risultati migliori all’esame”. Anche a Lettere della Federico II  i corsi base di latino “potrebbero costituire una buona risposta alle difficoltà degli studenti, nella consapevolezza che per loro rappresenterebbero, comunque, un impegno aggiuntivo alle lezioni ordinarie”, dice la prof.ssa Valenti che invita anche ad approfittare dell’opportunità offerta dalla piattaforma e-learning Federica con i corsi di latino on-line, seguibili comodamente anche da casa. Alla Sun, invece, da settembre partiranno dei corsi di latino di 35-45 ore tenuti da docenti delle scuole superiori e rivolti alle matricole. 
Le difficoltà che i ragazzi incontrano, spiega Valenti, “sono di ordine linguistico-culturale. Il latino, da un punto di vista strettamente linguistico, non è complesso, soprattutto per chi parla l’italiano. I problemi nella traduzione stanno nella mancanza di riferimenti culturali, storici o filosofici di cui il testo antico si nutre. I testi latini di cui ci occupiamo, infatti, non sono brani chiusi in se stessi, ma fanno riferimento ad una realtà storica, ad un universo culturale che se lo studente non possiede non può tradurre. Conoscere le regole grammaticali non basta se non si hanno i corrispondenti culturali e semantici del periodo”.
L’esame si articola in due parti, si sofferma a spiegare Sacerdoti: “una letteraria in italiano e una di traduzione per la quale bisogna essere portati ed avere una buona conoscenza dell’italiano. La civiltà antica, delle cui testimonianze è ricco il nostro territorio, e quella contemporanea sono come madre e figlia; un bravo docente deve far capire come il latino può ancora appassionare”. L’approccio alla disciplina può anche essere creativo. Un esempio, l’esperienza di traduzione dall’italiano al latino dei testi poetici di Pietro Tartanella raccolti nel volume ‘A piedi scalzi’. “Ci siamo divertiti a trovare e tradurre termini come ‘altalena’ o ‘tombola’”, racconta la prof.ssa Sacerdoti. 
La ricetta per superare gli esami di latino sta, per la prof.ssa Valenti, nel considerarli “come un percorso di conoscenza. Si tratta di un’occasione di crescita personale importante perché il latino è funzionale a tantissime discipline. Un secolo come il ‘900 non si comprenderebbe senza i riferimenti al mondo antico”. Per cui è “un grave errore” rinviare l’esame. “Se nel piano di studi è previsto al secondo anno ci sarà pure un motivo!”, fa notare la docente. 
- Advertisement -





Articoli Correlati