DAD, intoppi tecnici e imprevisti agli esami

Tra qualche mese sarà passato ormai già un anno dall’introduzione della didattica online. Non sono pochi gli studenti che, visto il prorogarsi della situazione emergenziale, avvertono un senso di frustrazione dovuto alla frequenza dei corsi a distanza, sensazione che si inasprisce nel momento in cui si verificano intoppi di natura organizzativa o tecnica nel corso degli esami. “Abbiamo difficoltà a comunicare con i docenti. Anche se ci rendiamo conto di quanto debba essere impegnativo per loro dedicare svariate ore del giorno alle nostre mail, alcune di queste purtroppo restano senza risposta. Chiediamo che venga ripristinato al più presto il ricevimento studenti almeno una volta a settimana, o almeno che venga fatta un’eccezione per coloro che abitano al centro storico di Napoli, non troppo distante dalle sedi universitarie”, dice Manuela Cecere, studentessa fuoricorso di Mediazione Linguistica e Culturale. “È da un anno che devo recuperare un esame di Letteratura Inglese II – continua – e dopo diverse mail inviate fatico ancora a comprendere quale sia il programma, dal momento che con il cambio di ordinamento a Mediazione questo esame non fa neanche più parte del piano di studio dove dovrei inserirlo come esame a scelta”. C’è, invece, chi ha sudato a lungo per sostenere un esame a causa di disguidi tecnici. “Ho ricevuto un invito per sostenere un’annualità di Letteratura sulla Piattaforma di Microsoft Teams alle 10.30 di venerdì 13, anche se sulla bacheca la docente titolare del corso aveva indicato le 11.00 come orario d’inizio degli esami, laddove invece sulla prenotazione compariva alle ore 15.00. Mi sono collegato quindi al mattino senza ricevere nessun invito per l’ora successiva, finché nel pomeriggio poco prima delle 15 – quando avevo immaginato che l’esame sarebbe stato rimandato al giorno seguente visto l’alto numero di esaminandi – ricevo una mail dalla docente, la quale mi riferisce che mi stava aspettando da diversi minuti. Ritorno al computer ma mi ritrovo una schermata nera su Teams, che nel frattempo era andato probabilmente in crash totale. Malgrado l’ansia accumulata, provo a riavviare il pc, scrivendo intanto ai miei colleghi sul gruppo Whatsapp della materia per far sì che arrivassero alla docente le mie scuse per il ritardo. Scopro così di non essere il solo ad aver avuto dei problemi con l’accesso alla piattaforma tramite la mail istituzionale. Passa così un’ora e mezza e per miracolo riesco a capire l’errore tecnico e a sostenere l’esame, che per fortuna è andato bene, creando un nuovo account”. È la testimonianza di Francesco Silvestri, studente di Lingue, Letterature e Culture dell’Europa e delle Americhe. Corso nel quale si è verificato un simile intoppo per un esame di Filologia. “Il 12 novembre per un paio d’ore ho avuto Teams in down forse a causa di un aggiornamento fallito e ho chiesto al docente di posticipare l’esame al pomeriggio”, racconta Tonia Del Prete. Che continua: “è stata la prima volta in cui ho avuto un problema simile ma vorrei far capire che queste cose succedono a chissà quanti altri, perché le verifiche a distanza prevedono passaggi lunghi e tortuosi, dal riconoscimento attraverso la carta di identità fino all’accettazione del voto. Diventa mortificante, inoltre, passare il tempo davanti a uno schermo senza capire bene cosa fare. Forse l’Università potrebbe pensare di nominare una figura che possa aiutarci a risolvere tali imprevisti o fornire assistenza tecnica, da un lato perché non tutti sono maestri della tecnologia e anche perché va detto che non ci siamo iscritti all’università telematica”. Per accedere alla piattaforma Teams ogni studente deve infatti dotarsi delle apposite credenziali per la mail di Ateneo o, se sprovvisto, richiederle alla Segreteria studenti. “La Segreteria e il Polo devono riaprire – riprende Francesco – perché tutti abbiamo bi- sogno dell’assistenza fornita da par- te di questi due uffici in particolare. I recapiti telefonici che abbiamo del personale sono per la maggior parte del tempo occupati vista la mole di lavoro che devono riuscire a smaltire da casa. È già raro sentirli squillare questi numeri. Vorremmo essere sicuri nei prossimi mesi di avere almeno uno sportello a cui rivolgerci di persona per chiarire un problema senza dannarci da lontano dopo decine di mail ignorate”. Benché le attività didattiche procedano regolarmente, gli studenti rientrano nelle categorie più fragili danneggiate dalla pandemia in corso. “Mi chiedo quanto varrà – prosegue – tra tre anni un titolo che ho conseguito grazie alle lezioni online quando avrei potuto seguire i tutorial di lingua su Youtube e con impegno forse raggiungere lo stesso risultato a costo zero. Sono mesi che siamo stati abbandonati a noi stessi e paghiamo per servizi non sempre garantiti. Uno tra tutti, l’assistenza didattica. Non abbiamo più il tutorato, per esempio. La paura più diffusa è quella di andare fuoricorso. Da un paio d’anni, tra l’altro, il calcolo delle tasse è rapportato direttamente al rendimento che si misura difatti in crediti. Meno esami sostenuti significa meno crediti accumulati e quindi più soldi da versare per l’Università. Abbiamo segnalato la cosa anche al nuovo Rettore via mail. Tuttavia, ci ha spiegato che è arduo immaginare di riaprire in sicurezza se pensiamo che in alcune delle nostre aule già con dieci persone ci sarebbe assembramento”. Lanciano un appello i laureandi della Magistrale prossimi alla stesura della tesi. “Sta diventando sempre più complicato riuscire a raccogliere materiale esaustivo per la bibliografia della tesi, oltre che economicamente dispendioso. È da circa un mese che mi ritrovo a fare l’ennesimo ordine su Amazon per acquistare i testi e ho già superato una cifra di quasi 200 euro. È possibile che un laureando o anche un dottorando non possa richiedere un prestito interbibliotecario in questo momento? Capiamo perfettamente la gravità della situazione ma mi chiedo come mai sia possibile effettuare senza problemi un ordine su qualsiasi azienda attiva online mentre i prestiti per la ricerca siano stati bloccati”, critica Michela De Falco, laureanda in Traduzione Specialistica. Tra gli studenti della Magistrale c’è anche chi preme perché nel secondo semestre, scongiurando una nuova ondata di contagi, le lezioni possano riprendere in presenza, come inizialmente programmato per loro a ottobre per l’inizio del primo semestre. “Non abbiamo potuto rimettere piede nella nostra Università da febbraio, quando per un corso come quello che frequento io, Lingua Hindi, saremo al massimo venti persone in tutte e cinque le annualità messe assieme e avremmo potuto fare lezione senza problemi nelle aule grandi. Che lo si dica una volta per tutte: seguire a distanza è stressante e non è per tutti”, il commento di Vincenzo Vassallo, iscritto a Lingue e Culture Orientali e Africane. Con la chiusura dell’Università molti si sentono privati di uno spazio vitale di condivisione e contatto sociale. “Vogliamo tornare negli spazi che di diritto ci appartengono. Nell’insegnamento digitale non c’è mai dialogo o reale interazione perché il docente cerca di sfruttare tutto il tempo a disposizione per spiegare il programma. Noi non siamo, però, solo voti e numeri. L’Università è anche un luogo di scambio. Adesso, invece, si regge praticamente sulla nostra connessione, e se il wifi salta perdiamo una lezione. A fronte degli studenti che aumentano non si dice mai che alcuni siano tentati a mollare per la rassegnazione. Ci piacerebbe che venisse dall’anno prossimo almeno ripristinato lo sportello psicologico di ascolto”.
Sabrina Sabatino

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