Dante e l’Islam

Storico di fama internazionale, professore ordinario di Storia medievale alla Facoltà di Lettere dell’Università di Firenze, autore di diverse centinaia di pubblicazioni, Franco Cardini è il relatore d’apertura della quinta edizione della Lectura Dantis. “Parlare del rapporto tra Dante Alighieri e il mondo dell’Islam – dichiara il prof. Cardini – significa anzitutto partire dal livello di conoscenza che di tale mondo si poteva avere nella cristianità occidentale tra il XIII e il XIV secolo. E all’epoca le conoscenze erano molto più diffuse di quanto non si creda”. Alla fine del Duecento, infatti, il Corano era stato già tradotto dall’arabo al latino da almeno un secolo e mezzo. “D’altra parte – prosegue il docente – il mondo musulmano era considerato dai cristiani d’Occidente come il ‘nemico’ da combattere con le spedizioni crociate”.
In ogni caso, il Poeta aveva molto più che qualche piccola nozione sull’Islam. “L’Alighieri – riferisce Cardini – sebbene allievo spirituale del grande filosofo domenicano Tommaso d’Aquino che poco sapeva dei musulmani, poté frequentare un dotto viaggiatore domenicano, frate Ricoldo da Montecroce, il quale invece conosceva bene l’Islam, tanto da poterlo considerare uno dei padri storici dell’islamologia”. L’idea che il Sommo aveva delle Crociate è presto detta: nella sua Divina Commedia gli eroi della Crociata vanno in Paradiso, Maometto all’Inferno. “Ciò non deve far pensare a un Dante nemico assoluto dell’Islam – ammonisce Cardini -. È vero che considera Maometto un eretico secondo le visoni correnti al suo tempo. Ma è anche vero che nella sua Divina Commedia elogia uno dei più grandi personaggi del mondo islamico dell’epoca, il principe Saladino, e ne fa un modello di virtù cavalleresche”. 
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