Diario di una matricola

12 aprile, ore 8:00. La folla dinanzi ai cancelli della facoltà di Giurisprudenza in via Porta di Massa, è solita. La corsa frenetica per raggiungere i posti anche, ma con qualche mese di allenamento in più. Giunti al primo piano, e precisamente all’aula 33 dove hanno luogo i corsi del secondo semestre del primo anno di Scienze Giuridiche, i primi 10-15 studenti, varcata la soglia del “traguardo”, ovvero l’aula, occupano per consuetudine dai 3 ai 4 posti in più. Fino ad ora, tutto “normale”. Ciò che scuote l’apparente normalità è uno studente che, arrivato sedicesimo, non è riuscito ad occupare un posto avanti. Dice di averne bisogno, ha un problema agli occhi e non crede che un quaderno o uno zaino possano avere la precedenza. Minaccia di chiamare l’Usciere. Il piccolo focolaio inizia ad attirare l’attenzione degli studenti. La questione ormai è sollevata. Si costituiscono le parti. 
I Cormorani, capitanati dal giovane studente con problemi alla vista, reclamano il diritto a usufruire dei posti occupati da un quaderno o uno zaino. I Pellicani, capitanati dai primi 10-15 giunti in aula, reclamano il diritto ad occupare i posti per i compagni che abitano lontano, i quali, a causa degli orari dei treni, sono impossibilitati ad arrivare alle otto. A sorpresa dal fondo della sala un Cormorano esclama: “anche io abito lontano e sono comunque giunta in aula alle otto!”. Il Pellicano risponde a tono: “Lontano quanto? Sicuramente non quanto me!”. Il dibattito diviene collaterale, lasciando spazio a quello principale. A nessuno interessa quanti chilometri distano i due studenti. Nel frattempo il Cormorano leader, con tono rivoluzionario, inneggia al cambiamento, inveendo contro i Pellicani che sostengono che le loro regole sono ormai consolidate. I toni sono molto caldi e così taglio la testa al toro e cerco di salvaguardare quella dei Cormorani e dei Pellicani. Cedo un posto al Cormorano leader. Il mio gesto però non serve a calmare gli animi. Inaspettatamente arriva l’Usciere. Si fa silenzio in attesa di ascoltare il verdetto dell’unica “fonte normativa”. L’Usciere dice: “i posti non si occupano, quindi siete autorizzati a sedervi dove trovate libero!”. Temo il peggio. Se ho urgente bisogno di andare in bagno? Come faccio a conservare il posto? Però è anche vero che restare in piedi e vedere un posto occupato da un quaderno è fastidioso! 
Impariamo a memoria che ogni ordinamento è il frutto del compromesso di diverse esigenze sociali, e quando dobbiamo trovare il nostro compromesso dimentichiamo tutto ciò che c’è stato insegnato. Cari colleghi studenti, cerchiamo di imparare a trovare da noi il nostro punto d’equilibrio. 
13 aprile, ore 8:45. Uno studente, giunto alle otto, si allontana momentaneamente dal suo posto. Al suo ritorno trova una studentessa seduta al suo posto legittimata dalle parole dell’Usciere. A chi dare ragione? E allora il punto d’equilibrio dov’è?
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