Un’opportunità per gli studenti per allargare le proprie frontiere linguistiche e culturali, cogliendo l’occasione di dialogare nella lingua studiata, le due conferenze tenute, nell’ambito degli accordi Erasmus, dal prof. Walter Zidaric dell’Università degli Studi di Nantes. Il convegno – che si è tenuto il 29 e 30 aprile – è stato organizzato dal prof. Salvatore Luongo, Direttore del Dipartimento di Studi letterari, linguistici e comparati, e dalla prof.ssa Michaela Böhmig, docente di Letteratura russa. Il prof. Zidaric ha origini italiane, si è laureato presso l’Università di Roma La Sapienza e ama il nostro paese. “Non è la mia prima volta a Napoli ma è un piacere che si rinnova ogni anno”, comunica in apertura della prima conferenza il docente. Slavista e italianista, è professore ordinario di Lingua e Letteratura italiana della Facoltà di Lingue e Culture straniere dell’Università francese. I suoi maggiori interessi di ricerca indagano i rapporti tra letteratura, musica e società in Italia e in Russia dalla fine del ’700 ad oggi: “esistono moltissime interazioni tra l’arte in Italia dal XVIII al XXI secolo e quella in Russia dal XIX al XX, prima fra tutte l’Opera”. Non a caso il professore è membro della SIAE per la sezione Lirica ed autore di un libro intitolato ‘Fonti e influenze italiane per libretti d’opera del ’900 e oltre’. Per gli studiosi di discipline umanistiche, è fondamentale il concetto di intertestualità, sottolinea il docente: “Il mio intento era quello di tracciare un parallelo tra opere che appartengono a diverse tradizioni. Il libretto, a mio avviso, si presenta un materiale molto fertile per il suo carattere volutamente eterogeneo. Solitamente il repertorio di un libretto spazia attraverso una vasta gamma di lingue (spagnolo, ceco, russo, tedesco, francese e italiano) ed ha quindi anche una forte componente interculturale”. Discorrendo sui mostri sacri della composizione lirica, come Pëtr Il’iÄ ÄŒajkovskij, il professore si è soffermato poi sulla realizzazione musicale de ‘La Dama di Picche’ di Aleksandr Puškin: “ÄŒajkovskij ha reinterpretato il lavoro di Puškin, facendo sì che non fosse un’opera specificamente russa, perché la musica è un linguaggio universale, che oltrepassa i confini letterari del genere romantico o fantastico” per poi mettere in rilievo la valenza dei personaggi femminili nelle opere dello scrittore russo, come la Rusalka. “Attualmente mi sto occupando della traduzione della fiaba Rusalka in italiano. Il dramma è in versi e mantenere la fedeltà può diventare un’operazione impossibile, allora per evitare di incorrere in questo conflitto, penso a come potrebbe essere musicata e la musicalità della parola mi aiuta ad uscire dalla trappola della traduzione”.
Letteratura francese
Proviene dall’Università Sorbona di Parigi il prof. Pascal Mougin, docente ordinario del Dipartimento Paris III, Sorbonne Nouvelle. il quale ha tenuto, sempre il 29 e 30 aprile, due conferenze rivolte a studenti di Letteratura francese di tutti i Corsi di Laurea Magistrale. “Amo venire spesso a Napoli e incontrare studenti di quasi tutta Europa, perché ritengo che il viaggio sia essenziale per un traduttore affinché comprenda buona parte della letteratura straniera, e nello specifico quella del ’900. La letteratura francese di oggi, a maggior ragione, deve fare i conti con un’economia mondializzata e con la sua diffusione presso i paesi francofoni. L’Italia è completamente immersa in questa situazione, dato che la Valle d’Aosta è un paese di madrelingua francese”. Oltre ad essere un ricercatore universitario, il prof. Mougin si occupa di fotografia: “sono uno specialista dei rapporti tra testo e immagine. Un libro non è solo quello che leggete, ma anche quello che vi fa vedere. Bisogna guardare all’arte con stile documentario e nell’atto del tradurre occorre esplorare non solo l’immaginario dell’autore ma anche il proprio”.
I commenti di due studenti del Corso di Laurea in Mediazione linguistica e culturale che hanno seguito entrambi gli incontri: “approfitto di queste lezioni perché i docenti stranieri suggeriscono un approccio diverso ai testi. In Italia siamo molto pignoli e accademici quando si ha a che fare con la traduzione di opere straniere, si ha sempre il timore di scelte sbagliate o di non rendere l’idea originale del testo, se la modifichiamo per ottenere una versione migliore in lingua d’arrivo. Invece, mi incanto quando a parlare sono esperti in materia, i docenti stranieri ci fanno venire voglia di tradurre ogni cosa della lingua che studiamo e non mi sembra più di essere in un’aula di Napoli, ma sono completamente proiettata all’estero”, dice Lucia. Aggiunge Carmine: “Dagli incontri di oggi, ho realizzato quanto sia importante l’immaginario visivo e musicale di una traduzione, anche se non ci sono immagini e non c’è musica, è un modo alternativo di pensare a come sbloccare la traduzione di un brano. In effetti, anche quando scriviamo, pensiamo di continuo a come le nostre parole possano suonare meglio e come verrebbero meglio quando sono sulla carta, solo che non ce ne rendiamo conto. Sebbene abbiamo 12 libri da leggere, da oggi penserò all’esame di Letteratura russa come un esame per me finalmente possibile”.
(Sa.Sa.)
I commenti di due studenti del Corso di Laurea in Mediazione linguistica e culturale che hanno seguito entrambi gli incontri: “approfitto di queste lezioni perché i docenti stranieri suggeriscono un approccio diverso ai testi. In Italia siamo molto pignoli e accademici quando si ha a che fare con la traduzione di opere straniere, si ha sempre il timore di scelte sbagliate o di non rendere l’idea originale del testo, se la modifichiamo per ottenere una versione migliore in lingua d’arrivo. Invece, mi incanto quando a parlare sono esperti in materia, i docenti stranieri ci fanno venire voglia di tradurre ogni cosa della lingua che studiamo e non mi sembra più di essere in un’aula di Napoli, ma sono completamente proiettata all’estero”, dice Lucia. Aggiunge Carmine: “Dagli incontri di oggi, ho realizzato quanto sia importante l’immaginario visivo e musicale di una traduzione, anche se non ci sono immagini e non c’è musica, è un modo alternativo di pensare a come sbloccare la traduzione di un brano. In effetti, anche quando scriviamo, pensiamo di continuo a come le nostre parole possano suonare meglio e come verrebbero meglio quando sono sulla carta, solo che non ce ne rendiamo conto. Sebbene abbiamo 12 libri da leggere, da oggi penserò all’esame di Letteratura russa come un esame per me finalmente possibile”.
(Sa.Sa.)








