Finiscono in deposito per mancanza di spazio, i 7 tavoli da disegno regalati dal professore

Si parla spesso di rapporti molto stretti tra le università ed i privati, indispensabili  a recuperare quei fondi che i tagli ministeriali rendono sempre più esigui. Ad Architettura della Federico II, però, si è arrivati al punto di una università “personalizzata”, nel senso che i banchi e le sedie per gli studenti sono stati acquistati, a proprie spese, dal presidente di un corso di laurea. E’ proprio il protagonista della vicenda, il professore Agostino Bossi, che narra l’episodio, nella tarda mattinata di mercoledì 10 maggio, al terzo piano di Palazzo Gravina. “Non avrei potuto fare diversamente”, racconta il docente, che va detto non è tra quelli che usino giri di parole. “A settembre dovrebbe partire il terzo anno e gli studenti non sanno nemmeno dove si siederanno e quali tavoli utilizzeranno per studiare, disegnare, progettare. Speranze che questi strumenti potessero essere forniti dall’ateneo ne avevo poche. Mi sono industriato e ho regalato ai miei 50 allievi i sette tavoli che avevo acquistato – pagando in tutto 8000 euro – quando ho partecipato ad una mostra al Pan, il museo di arte contemporanea. Quella mostra fruiva di un contributo pubblico. Mi è parso giusto destinare alcune delle attrezzature realizzate in quella occasione alle ragazze ed ai ragazzi che hanno creduto in questa scommessa culturale”.  Qualche tempo fa il professor Agostino Bossi, tra i promotori del Corso di Laurea in Arredamento, aveva sollevato il problema della mancanza di spazi riservati al corso di laurea, del quale sono stati attivati fino a questo momento due anni. “Un paio di mesi dopo non solo nulla è cambiato”, protesta, “ma addirittura l’aula che avrei voluto destinare al terzo anno è stata assegnata al Dipartimento di Progettazione architettonica e ambientale. I sette tavoli che ho acquistato giacciono nel deposito della biblioteca, perché non c’è in tutta la facoltà uno spazio fisico dove metterli. Da quello che ho capito, gli studenti di Arredamento, al terzo anno, dovrebbero vagare da un’aula all’altra, in base alla disponibilità di spazi che si determinerà volta per volta. Assurdo”. 
Gli studenti condividono le preoccupazioni del docente. Mila Petrosino, 19 anni, iscritta al I anno: “le due aule che ci hanno dato sono veramente troppo piccole. Al primo anno siamo in 48, la capienza è di 50 posti. Disegniamo stretti stretti l’uno all’altro”. Aggiunge Andrea Garofalo: “mi aspettavo un primo anno diverso, sia per quanto concerne la disponibilità di spazi, sia per i ritmi. Qui sembra di stare in una grande classe. Seguiamo i corsi, obbligatori, dal lunedì al venerdì,  fino alle 17, ad eccezione del giovedì, quando si conclude tutto alle 14.00. Considerando anche gli spostamenti da casa all’università e viceversa, tempo per studiare ne rimane davvero pochissimo. Ci si arrangia la sera e nel fine settimana”. Un’altra studentessa, Laura, è invece preoccupata perché il tempo che intercorre tra la conclusione dei corsi e l’inizio degli esami è poco. Racconta: “i corsi si concludono il 23 giugno e le prove iniziano dopo una settimana circa. Servirebbe un po’ più di tempo per rifinire la preparazione”. Complessivamente, però, il giudizio di tutti gli studenti intervistati è positivo riguardo alla qualità dei corsi e tutti si dichiarano contenti della loro scelta. Compreso Roberto, che si era immatricolato ad Architettura nel 1993, poi ha tralasciato gli studi, per impegni di lavoro, e lo scorso autunno ha ripreso le fila della sua vita universitaria, cercando di conciliare studio e attività professionale. “Non c’è dubbio che il nuovo sistema permetta di essere seguiti con assiduità, meglio. Ricordo che quando io m’iscrissi nel ’93 Architettura era un caos totale. Meglio adesso, se non fosse che io lavoro e quindi ho difficoltà a conciliare impegni professionali e frequenza”.  
Fabrizio Geremicca
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