Gli infermieri e la pandemia

Ai docenti e professionisti di area medica e sanitaria viene spesso chiesto di raccontare l’origine della propria vocazione. Questo meeting non fa eccezione. “La mia scelta è stata un po’ travagliata e l’ho maturata nel tempo. Mi ero iscritta a Medicina quando era ancora a numero aperto e non ho avuto una bella esperienza. Nelle aule gremite di studenti mi sono persa. Così lasciai, passai a Lettere, ma neanche quella era la mia strada. Infine scelsi Scienze Infermieristiche, attivata proprio quell’anno alla SUN, oggi Vanvitelli, e superai la prova d’accesso. Quei tre anni mi hanno cambiato la vita. La mia storia mostra come anche da un iniziale insuccesso possa nascere una bella carriera” (Rea, Federico II). “Vengo da una casa di giuristi in cui il percorso di Medicina era visto troppo lungo e con uno sbocco lontano nel tempo. Mio padre diceva che bisognava lavorare subito dopo la laurea altrimenti c’era il rischio di perdere le conoscenze acquisite. C’era anche, poi, quella tipica mentalità in base a cui poteva studiare Medicina chi aveva il papà medico. Più andavo avanti, però, e più mi rendevo conto di aver fatto la scelta giusta” (Reginelli, Vanvitelli). Vanvitelli o Federico II? I docenti scherzano sulla sfida che i ragazzi intendono aprire con questa domanda. “L’offerta non cambia, se non nella misura di alcuni Corsi erogati da noi e non dalla Federico II e viceversa. Fra campani, credo, dovremmo essere compatti e dirvi quindi di rimanere a studiare nella nostra regione. Il lavoro si deve fare là dove ci piace vivere” (Reginelli, Vanvitelli). Non può mancare, infine, un accenno all’attualità e al modo in cui è cambiata la percezione dei professionisti della salute. “Negli ultimi trent’anni le Professioni Sanitarie sono state rivoluzionate sotto il profilo formativo e normativo, ma all’interno delle università dobbiamo ancora avere la nostra rivoluzione. La pandemia forse avrà cambiato un po’ il modo di guardare all’infermiere ma, anche in questo caso, è sbagliato che ci si accorga di noi solo nei momenti di crisi e, comunque, siamo ancora troppo pochi. Così come mancano i medici, mancano anche gli infermieri, mancano i tecnici della prevenzione e i professionisti della salute. E anche nella percezione in generale c’è tanta strada da fare. Pensiamo che rivoluzione sarebbe, ad esempio, avere un infermiere nelle scuole”. (Rea, Federico II).

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