Gli scritti di Lingua Inglese I e II sono sempre “un terno al lotto”

Nuove e vecchie matricole hanno sostenuto lunedì 6 giugno gli esami scritti di Lingua Inglese I. “Fonologia, morfologia, sintassi, lessico e semantica: sono gli aspetti della Linguistica su cui verte la prima annualità. Solo nel mio gruppo sono stati esaminati più di 150 studenti, smistati in tre aule di Palazzo Giusso”, afferma Arianna Cannavaro, iscritta al primo anno di Lingue e Culture Comparate. “L’esercizio sulla sintassi è quello che mi spaventa di più per il risultato finale, considerando che insieme alla produzione ha il peso maggiore nella valutazione d’esame. Infatti, ho puntato moltissimo sul writing: una lettera informale in cui affrontare alcuni argomenti sociali legati alla città di Londra e alla civiltà anglosassone in genere”, dice la collega Maria Centrulo. I risultati si conosceranno prima del 23 giugno, che è la data ufficiale dell’esame orale. “Onestamente, per la fama di questo esamone mi accontento anche di un 18. Per superare il test basta accumulare almeno 54 punti su 90. Le risposte sbagliate per fortuna non prevedono alcuna penalità, quindi non rientrano nel calcolo complessivo dei punti”. Ciò malgrado, “siamo in ansia perché i tempi di correzione sono piuttosto lunghi, se si tiene presente che il numero di esaminandi supera i cento studenti per ogni gruppo a seconda dei vari Corsi di Laurea”, sottolinea Arianna. In tutto, l’esame dura due ore. “Il tempo è calibrato in misura chirurgica per sostenere la prova e riguardarla almeno un paio di volte. Gli esercizi più duri? L’applicazione della grammatica, dalla teoria alla prassi, concentrata nell’esercizio di ‘sentence trasformation’. Anche la parte sintattica richiede una serie di abilità ben precise, come ad esempio riconoscere i vari aspetti del verbo”, aggiunge Claudia Catapano. Quanto alla morfologia: “non era di per sé preoccupante. Ovviamente, all’esame non è consentito l’uso del dizionario, quindi bisogna fare molta pratica per eseguire automaticamente la scomposizione in morfemi. Il segreto è entrare nel loop delle simulazioni d’esame e delle esercitazioni scaricabili online. Sulla piattaforma e-learning dell’Università ce ne sono moltissime con le relative soluzioni”, riferisce Maria. Tuttavia, alcuni studenti sono meno speranzosi, poiché la data di giugno ha rappresentato per molti l’ennesimo tentativo. “Ho già sostenuto l’esame a gennaio scorso e non l’ho superato, perché non ho dedicato abbastanza tempo alla composizione. La traccia chiedeva di elaborare una mail in cui parlare di una visita ai musei londinesi in poche righe e non ho raggiunto il numero complessivo di 100-120 parole”, è la testimonianza di Emanuela Benincasa, iscritta al secondo anno di Lingue e Culture Comparate. Che prosegue: “ottenere solo la metà del punteggio in un esercizio che riveste un peso essenziale all’interno dell’esame chiaramente ha giocato a mio sfavore. Dunque, il mio consiglio è di fare per prima cosa la produzione
scritta. Tra l’altro, alla fine del corso di Lingua ci vengono forniti una ventina di testi per esercitarci e imparare vocaboli specifici da utilizzare nel compito”. Tuttavia, una buona parte delle matricole ritiene di aver fatto del proprio meglio. “Studiare tutte le slide a memoria, anche notte e giorno, non garantisce l’assenza di dubbi in fatto di grammatica. Non è l’esame in sé particolarmente complesso, piuttosto è una tipologia chiusa a cui non siamo
abituati, perciò è sempre un terno al lotto”, dice Francesco, matricola iscritta a Lingue, Letterature e Culture dell’Europa e delle Americhe. “L’unica cosa di cui siamo assolutamente certi è la fonologia. Le domande a risposta multipla erano abbastanza semplici e sulla trascrizione in alfabeto fonetico gli altri esami di Linguistica al primo
semestre – generale e italiana – ci hanno insegnato tanto”, sostiene un piccolo gruppo di studenti di Mediazione
Linguistica e Culturale. Nella giornata di martedì 7 giugno, invece, si sono svolti gli scritti di Inglese II. “5 esercizi suddivisi in: morfologia derivazionale, coniugazione di verbi, trasformazione di frasi complesse, comprensione di un brano, riassunto”, chiarisce Martina Russo, una studentessa fuorisede al secondo anno di Lingue e Culture Orientali e Africane. “Rispetto a Inglese I, che è un esame molto corposo, quello di Inglese II potrebbe sembrare una passeggiata senza la Linguistica. Il problema è che non si sa cosa studiare di preciso, occorre piuttosto acquisire una tecnica metodologica e mantenere la massima concentrazione, soprattutto nei quesiti ‘multiple choice’, pieni di elementi distrattori”, continua laragazza siciliana. “L’organizzazione della prova scritta potrebbe sembrare un po’ vaga. Non sapevamo,infatti, prima d’ora cosa conoscere bene del manuale di grammatica. Quasi tutti gli esercizi parlavano del tema ambiente, in particolare le proteste degli ecologisti”, racconta Valeria Bartozzi. A differenza di Inglese I, si può consultare il dizionario monolingua, “che è un valido strumento, utilissimo per
aiutarsi nella sinonimia e nella ricerca di formule particolari”, concordano Martina e Valeria. Anche per la seconda annualità saper scrivere in inglese costituisce uno step fondamentale per la buona riuscita del test. Ma come scrivere correttamente un riassunto? “Esprimere un concetto a parole proprie senza interferire con la volontà dell’autore soggiacente il testo originale: questa sarebbe la soluzione ideale. I lettori durante l’anno ci hanno insegnato che il riassunto deve essere assolutamente impersonale, oggettivo e non contenere alcuna traccia delle nostre opinioni. Però,ciò che fa davvero la differenza, e che secondo me verrà valutato con più attenzione dai docenti, è la conoscenza individuale dell’inglese, quindi il proprio vocabolario, l’espressione caratteristica, lo stile”,
risponde Francesco Bramato. Gli studenti di Mediazione Linguistica e Culturale, messo da parte lo scritto, non temono il colloquio. Nel programma previsto per l’orale, “noi di Mediazione al secondo anno affrontiamo tematiche più discorsive, se vogliamo interculturali, quali il turismo e la pubblicità. Malgrado tutte le difficoltà contemplate, la fluenza di linguaggio innanzitutto, saper parlare di advertising e linguaggi pubblicitari orienta le nostre competenze verso un settore molto più specializzato e applicativo, la cui padronanza è indispensabile per il nostro futuro di mediatori”, conclude il collega Nicola Cornacchio.
Sabrina Sabatino
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