Il contemporaneo nell’antico nel Master di Architettura e Domus

“L’antico è testimonianza delle vicende che hanno interessato la città. Il nuovo, però, deve cominciare a essere se stesso, inserendosi coerentemente in quello che già esiste. Questo è uno dei punti importanti del lavoro che si svolgerà in questo Master”. Tra l’antico e il nuovo. Tra l’Europa e Napoli. Il professor Mario Losasso, Direttore del Dipartimento di Architettura della Federico II, ha così descritto alcuni dei percorsi del Master universitario di II livello in Progettazione di Eccellenza per la città storica. Ad ascoltarlo, i tanti studenti accorsi, il 23 febbraio, nell’Aula Magna Storica dell’Ateneo fridericiano, dove si è tenuta la giornata di inaugurazione di un corso che vede l’università partenopea collaborare con istituzioni culturali austriache, tedesche, spagnole e britanniche. Il Master, come sottolineato ancora dal professor Losasso, “non è solo un’esperienza di alto livello formativo, ma anche un luogo di competenze e di saperi per la discussione e la documentazione necessarie per proporre tesi e approcci che rendano vivibile la città storica”. I successi ottenuti in passato hanno fatto sì che questo percorso formativo arrivasse al suo quinto anno di vita. Lo ha rimarcato il Rettore Gaetano Manfredi: “è questa un’occasione molto significativa, perché il Master ha sempre suscitato grande interesse, grazie anche alla qualità delle attività che sono state portate avanti”. A suo avviso, grande merito va a chi si è impegnato nella realizzazione di questo progetto: “per noi il corso è motivo di particolare soddisfazione perché è un’occasione di collaborazione tra due grandi istituzioni culturali, ossia la nostra Scuola di Architettura e Domus, una delle riviste di settore più prestigiose in Italia”. Il Master, quindi, porta anche la firma di Domus, rappresentata nella circostanza dal Direttore della rivista Nicola Battista, che ha aggiunto: “noi e l’università dobbiamo stare insieme non semplicemente da un punto di vista formale. È necessario unire le due strutture per offrirle ai giovani, perché abbiamo la responsabilità di fare qualcosa rispetto a quello che non va bene”. Con un’attenzione maggiore rivolta ai futuri architetti: “dobbiamo lavorare per i nostri ventenni, cercando di dare a loro non un’elemosina, ma luoghi dove poter essere giovani. Credo che per i ragazzi che frequenteranno il Master sia un’occasione irripetibile quella di poter passare, da privilegiati, qualche mese in questa città per riflettere sull’abitare”. Con un obiettivo preciso, sottolineato dal coordinatore del Master, il professor Ferruccio Izzo: “lavorare sulla città antica, pensando alle questioni che la contemporaneità ci pone”. Sotto la lente d’ingrandimento sono stati posti alcuni luoghi familiari agli universitari, come via Mezzocannone e San Marcellino. L’incontro tra il vecchio e il nuovo dovrebbe portare alla progettazione di case per studenti che comunichino un preciso “declinare di un’idea dell’abitare che implichi uno scambio tra il tessuto cittadino e la sua storia” dimostrando come l’università “possa essere una risorsa per la città”. Ben tredici i siti individuati per la realizzazione di queste abitazioni. Nelle slide del docente compaiono nomi celebri della topografia napoletana come Calata Trinità Maggiore o Vico Pallonetto a Santa Chiara. Per programmare possibili soluzioni, gli iscritti al corso avranno 1500 ore – la conclusione delle lezioni è prevista per il 13 luglio prossimo – durante le quali seguiranno, dal lunedì al venerdì e per otto ore al giorno, laboratori di ricerca progettuale, di arti visive, di ricerca storico-critica e di sostenibilità finanziaria. Al comitato scientifico, come spiegato ancora dal coordinatore, si affiancheranno dei docenti esterni e dei “mentori”. I workshop progettuali, infatti, porteranno le firme degli architetti europei Alberto Campo Baeza, David Chipperfield, Hans Kollhoff ed Eduardo Souto de Moura. Il 23 febbraio, a conclusione dell’inaugurazione, la prima lezione. Il professor Georg Frank, docente dell’università di Vienna, ha mostrato ai presenti la dimensione e la necessità di un’idea contemporanea di lavoro nella città storica. Prima di cedergli la parola, il professor Izzo ha rivolto agli studenti questo augurio: “che voi possiate costruire una cultura architettonica che continui la ricerca europea”. 
Ciro Baldini
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