Il Rettore Trombetti: “Paolo era diventato uno di noi. Uno della nostra comunità”

La notizia mi ha raggiunto all’estero. Tagliente come una pugnalata. Un terribile sms mi ha informato della morte di Paolo Iannotti. Non sapevo che fosse ammalato. Credo nemmeno alcuni dei suoi amici più cari ne fossero a conoscenza. 
Frequentavo Paolo da molti anni. Circa venticinque. Da quando dando corpo ad una idea molto intelligente fondò il primo periodico di informazione universitaria. Ateneapoli.  Paolo ed il suo giornale erano indistinguibili. Lo amava e ci credeva ciecamente.  Non poche sono state le difficoltà  che ha dovuto affrontare negli anni. Così, con tanto lavoro, tanta passione e tanta capacità professionale Ateneapoli sotto la sua guida è  diventato una realtà viva nel panorama della vita universitaria cittadina e campana. Un quindicinale che tutti conoscono. E molti leggono. Studenti. Docenti. Personale.
Paolo era diventato uno di noi. Uno della nostra comunità. Sempre presente in ogni occasione significativa della vita culturale e politica dell’Ateneo. Sempre a caccia di notizie e notiziole, fatti e fatterelli con quel suo volto sorridente da eterno fanciullo. Attento agli eventi di rilievo come alle spigolature. Sempre con grande garbo.
Per me negli anni era diventato un amico. Con lui mi potevo anche sfogare. Era capace di tenere distinti il ruolo del giornalista da quello privato. Quante volte gli ho detto  “ ti dico… ma non lo scrivere…”. Non ha mai tradito la mia fiducia.
Negli ultimi tempi ho notato con sorpresa la sua assenza in varie occasioni. E dovevo capire, ma non ho capito. Non era possibile che non fosse lì in quel momento… Eppure non ho capito! La vita frenetica ci impedisce di fermare il pensiero su segnali che a posteriori ci appaiono inequivocabili. Ma forse questa volta è stato meglio così. Paolo voleva uscire di scena in punta di piedi e ci è riuscito. L’ultima immagine che ho di lui è struggente. Sulla spiaggia della Chiaiolella. A Procida. Con la moglie e la piccola deliziosa Mariachiara…. Ma basta così.
Caro Paolo non sono riuscito neanche a darti l’ultimo saluto. Ho pensato di dedicarti due righe. Sul tuo giornale. Due righe disorganiche per l’emozione. Sono sicuro però che la cosa ti farà piacere. Ciao.
Prof. Guido Trombetti
Rettore Università degli Studi di Napoli Federico II
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