Il ritorno degli irriducibili habitué nelle aule studio

Quando si trascorre tanto tempo in università diventa quasi naturale cominciare a considerarla come casa propria, conoscerne ogni angolo, riconoscere a naso quale sia il luogo più adatto alle proprie esigenze di studio. E una volta trovato, lo studente non ne può più fare a meno. Non stupisce quindi che, alla riapertura della sede, gli irriducibili habitué siano tornati a frequentare gli ampi e panoramici spazi studio di Palazzo Pacanowski. “Da nove anni vengo qui tutti i giorni – racconta Alberto Saracino, fuori corso di Giurisprudenza – Arrivo intorno alle nove e trenta, faccio pausa pranzo e poi ritorno qui rimanendo fino all’orario di chiusura”. Si potrebbe quasi dire che Alberto trascorra più tempo in aula studio che a casa: “Non ho mai seguito molto le lezioni, soprattutto di recente. In Ateneo ci vengo per parlare con i miei docenti o, appunto, per trovare la giusta concentrazione per lo studio perché l’ambiente mi invoglia. Ed ora eccomi qui, appena ho saputo che l’università aveva riaperto le sedi”. Guardare gli altri che sgobbano sui libri è fonte di ispirazione anche per Alfredo Morra, secondo anno fuori corso alla Triennale di Economia Aziendale: “Sono ad un esame dalla fine!”, sospira. Ha appena salutato un collega con cui stava ripassando: “A casa tra cellulare e televisione è facile distrarsi. Invece, guardare gli altri che si impegnano mi ricorda che devo farlo anche io. Oggi mi sarei aspettato un’aula più affollata, non avevo calcolato che, a seguire, per il momento ci sono solo le matricole”. Un cacciatore di aule studio è Aristide Maiulo, terzo anno di Management delle Imprese Internazionali. Anche lui è al suo ultimo esame, Diritto Commerciale, e lo sforzo è massimo: “Faccio un po’ di fatica, ma non mi lamento anche perché ho appena cominciato. Ho studiato fuori casa sin dall’inizio del mio percorso universitario e quindi non riesco proprio a stare in casa, manca l’abitudine. Di solito mi fermo alla Biblioteca Nazionale e mi stavo anche informando per la Biblioteca del Palazzo Reale. Qui all’università, in genere, c’è troppa confusione. Anzi, in questa aula spesso si fa tutto fuorché studiare”, conclude con un sorriso.

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