Il Villaggio Globale dell’Aiesec

Le opportunità che l’internazionalizzazione offre in un mondo in rapido cambiamento e i modi in cui un sistema produttivo deve organizzarsi per affrontare il mercato globale, sono stati i temi al centro del Global Village, la giornata di eventi organizzata, mercoledì 7 dicembre, nella sala Blu di Monte Sant’Angelo, dall’associazione degli studenti di Economia AIESEC. “L’internazionalizzazione è un tema centrale e mi auguro che la Facoltà sia sempre più propositiva in questo senso”, il saluto del Preside di Economia prof. Achille Basile all’assemblea. “Il mondo di oggi cammina verso la globalizzazione e dobbiamo essere in grado di giocare un ruolo in questo contesto. Gli studenti sanno cogliere questi temi e comunicarli nel modo giusto”, sostiene Alfonso Ruffo, direttore del giornale economico Il Denaro, moderatore dell’incontro. “Nel nostro piccolo, abbiamo cercato di riproporre un’esperienza che si ripete ogni anno nei raduni internazionali dell’associazione, quando tutto il mondo si raccoglie in una stanza. È fantastico” afferma con entusiasmo Giovanni Daniele Piccolo, presidente del comitato della Federico II. “I conflitti si superano con il confronto. Mettere insieme varie realtà presenti sul territorio e presentarle agli studenti rappresenta un modo diverso di vivere l’università” dichiara nel suo intervento Carmela Romano, responsabile progetti dell’associazione. “L’AIESEC ha una tradizione nel campo del trasferimento delle competenze che risale al ’67 ma da allora una cosa è cambiata. Fino ad una ventina di anni fa, per le imprese l’internazionalizzazione era un’opzione. Oggi il mercato è tale che, fin dal primo stadio, bisogna pensare all’impresa in un contesto globale e non c’è protezione di sorta” spiega il prof.Paolo Stampacchia il quale, in collaborazione con l’Orientale, sta cercando di avviare un progetto volto ad approfondire la conoscenza delle culture orientali: “conoscere le culture locali è fondamentale perché il comportamento delle imprese non è il medesimo ovunque”. “In Campania, esistono soprattutto aziende di piccole e piccolissime dimensioni e, negli ultimi anni, abbiamo sofferto a causa del contesto internazionale”, sostiene Edoardo Imperiale, direttore di Sprint Campania, lo sportello per l’internazionalizzazione delle imprese della Campania. “Nella nostra regione ci sono sette distretti industriali e altri meta distretti, essi devono sapersi connettere. Un esempio di successo, è sicuramente il CIS di Nola che ha rappresentato una sorta di cavallo di Troia per entrare nei mercati internazionali. Si tratta di un’esperienza unica in Europa che altri vorrebbero imitarci” conclude. “È dalla fine degli anni ’80 che mi occupo di internazionalizzazione e in questi anni ho potuto osservare mutamenti di scenario che si succedevano ogni 2-3 anni” dice nel suo intervento Concetta Travaglino, responsabile per l’economia d’impresa e internazionalizzazione dell’Unione degli Industriali della Provincia di Napoli. Per internazionalizzare un’azienda o un sistema produttivo, non bastano incentivi economici e politiche mirate, occorre operare una vera formazione partendo dai giovani, “un’esperienza personale può portare beneficio ad un intero sistema”. Nel contesto globale attuale, è più semplice sopravvivere se si è piccoli e consorziati; oggi nella nostra regione è in atto un profondo cambiamento “dietro un prodotto esiste un consorzio di aziende che lavorano come tanti anelli di una catena di produzione, quattro anni fa questo era impensabile”. “La nostra legge regionale, già nel 1986, prevedeva di dare ai giovani la possibilità di confrontarsi con i coetanei di altri paesi sin dalle scuole elementari” sostiene Giuseppe Omodei, responsabile Educazione Permanente e Scambi Culturali della Regione Campania e responsabile della legge 22/1986. 
Al termine della conferenza, la giornata è proseguita con l’esposizione di prodotti provenienti da diversi paesi del mondo e l’esibizione del gruppo folcloristico Luna Calante.
 Simona Pasquale
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