Inglese, software, diritto e capacità relazionali, i requisiti di chi va per mare

‘Le nuove esigenze formative ed opportunità professionali nel cluster marittimo’, questo il titolo del convegno che lo scorso 26 marzo, presso l’Aula Magna della sede del Centro Direzionale, ha ospitato esponenti delle istituzioni marittime e dell’armamento per discutere delle prospettive di crescita del comparto marittimo e della preparazione da fornire a chi vuole entrarne a far parte. Tema strettamente legato a quello delle motivazioni: sono sempre meno i giovani che desiderano entrare davvero a far parte di questo settore, andando per mare. Perché? Come rendere la vita di mare appetibile per le nuove generazioni? Ne hanno parlato numerosi relatori durante l’incontro organizzato dall’Università Parthenope e dall’Istituto Italiano Navigazione. Luca Sisto, Vicepresidente dell’Istituto Italiano Navigazione e dirigente di Confitarma, ha analizzato l’ultima indagine statistica redatta dalla Federazione del Mare, commissionata dal Censis nel 2007. Secondo lo studio, il Pil generato dal cluster marittimo e portuale è pari al 2,7 per cento del Pil nazionale e coinvolge l’1,6% dell’occupazione totale, quasi 400 mila unità; il 63% delle merci importate ed il 46% di quelle esportate viaggiano per mare; e se si guarda ai commerci con i paesi extraeuropei la cifra cresce di molto, superando l’80% delle merci importate e sfiorando la medesima percentuale per quelle esportate. Il nostro è il primo dei Paesi dell’Unione Europea per quantità di merci importate extra-Ue via mare – con oltre 206 milioni di tonnellate di merce e con grande distacco dalla Spagna, seconda in classifica e dal Regno Unito, terzo nella lista. “Le buone performance economico-produttive, registrate negli ultimi anni dai diversi segmenti del cluster, e gli apprezzabili livelli occupazionali che li contraddistinguono fanno sì che la produttività si attesti su valori elevati, tra i più alti in Italia – ha commentato il Presidente dell’IIN, Vincenzo Sciubba Caniglia – e sono gli uomini che, attraverso le loro imprese, i loro progetti, la loro intermediazione, la loro professionalità, la loro tecnica, costituiscono il tessuto connettivo che unisce navi, cantieri e porti con i loro corollari finanziari, assicurativi e quant’altro”. Secondo Caniglia è quindi necessario rispondere alle esigenze degli investitori e delle stesse utenze, che chiedono più personale e meglio qualificato. Gli uomini e le donne delle navi, dei cantieri e dei porti dovranno conoscere meglio l’inglese, saper usare i software di nuova generazione, avere capacità relazionali e passione per il mare, essere anche esperti di diritto marittimo. Ma i giovani sono poco attratti dalle opportunità del cluster marittimo, sebbene in molti casi ben retribuite (il capitano D’Amato ha parlato di salari che possono raggiungere i diecimila euro al mese nell’armamento privato, cifra però contestata da qualche presente in aula). Delle dinamiche psicologiche e sociali che hanno portato all’allontanamento dal mare ha parlato il prof. Francesco Bruno, criminologo ed esperto di psicopatologie. “Il mare è il luogo della vita per eccellenza – ha detto – Rappresenta, infatti, il ventre della madre. La disaffezione significa la perdita di una relazione vera con l’altro, dunque bisogna fare in modo che il mare non sia fuori dal mondo della comunicazione, come quella veicolata nel web”. La parte finale dell’incontro, moderata dal Preside della Facoltà di Scienze e Tecnologie, prof. Raffaele Santamaria, è stata dedicata alle riflessioni per costruire una più adeguata offerta formativa. Il Preside ha velocemente passato in rassegna i Corsi di Laurea attivi presso la Facoltà, tra i quali il più antico è Scienze Nautiche, oggi denominato Scienze Nautiche e Aeronautiche per rimarcare la presenza di insegnamenti e input culturali relativi all’aeronautica. Nel suo ambito è stato realizzato un indirizzo particolare, denominato Ship Officer and Company Manager, caratterizzato da 4 mesi di navigazione all’anno per consentire il raggiungimento del tetto di 12 mesi a bordo, necessari per accedere al concorso di Ufficiale di navigazione. Una circolare ministeriale del dicembre 2008, che interpreta restrittivamente la legge in materia, sta creando problemi agli allievi di questo Corso. Chi non proviene dall’Istituto nautico potrà imbarcarsi soltanto dopo aver seguito 500 ore di corso di allineamento presso enti riconosciuti dal Ministero dei Trasporti, e attualmente non ci sono ancora corsi ufficiali accreditati. “Gli stage devono diventare una prassi costante e le direttive in tema di formazione devono agevolare gli studenti”, ha dichiarato il Presidente del Corso di Laurea, prof. Mario Vultaggio – Ad oggi, con la normativa diffusa lo scorso dicembre, molti, troppi ragazzi avranno difficoltà a laurearsi in tempo. Insomma, dopo l’impegno profuso per costruire partenariati con gli armatori, pubblici e privati, i nostri ragazzi hanno trovato porte chiuse, oltre ad aver subito lo slittamento della laurea. Bisogna trovare una soluzione”. Sono intervenuti alla discussione, tra gli altri, Alberto Bottino, direttore dell’Ufficio scolastico Campania, Luigi Robba, Presidente di Assoporti, Giuseppe D’Amato per l’armamento privato e Martino Casagrande per l’armamento pubblico, esponenti dell’Autorità portuale, della Direzione marittima e di Confitarma. Ha concluso la giornata di studi l’ammiraglio Raimondo Pollastrini, Comandante Generale delle Capitanerie di Porto.
Sara Pepe
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