La scomparsa di Maurizio Taddei, avvenuta a Roma improvvisa il 5 febbraio di quest’anno, priva l’Istituto Universitario Orientale, la comunità scientifica e culturale napoletana, italiana e internazionale, di una personalità insostituibile di altissimo profilo morale, figura di riferimento scientifico e civile tra le più significative che l’orientalismo italiano abbia prodotto negli ultimi decenni.
All’Istituto Universitario Orientale dal lontano 1968, professore ordinario di Archeologia e Storia dell’arte dell’India dal 1976, Maurizio Taddei ha ricoperto le più alte cariche accademiche: due volte Direttore del Seminario (poi Dipartimento) di Studi Asiatici, tre volte prorettore, rettore nel triennio 1981/82-1983/84. Egli è stato tra i protagonisti del processo di rinnovamento dell’Istituto negli anni settanta.
Le sue qualità di equilibrio, lucidità, pacatezza, sobrietà, onestà intellettuale lo hanno contraddistinto in modo esemplare lungo tutto il trentennio di attività all’Istituto Universitario Orientale; qualità che, nell’instancabile rigoroso impegno scientifico e accademico, gli hanno guadagnato la stima e l’ammirazione incondizionata di tutti i colleghi e di quanti hanno avuto il privilegio di conoscerlo e di intrattenere rapporti con lui.
Più volte Presidente della European Association of Suth Asian Archeologists, Presidente della Società degli Orientalisti, membro di numerose istituzioni scientifiche internazionali, Maurizio Taddei dal 1967 al 1977, anno dell’invasione sovietica, è stato Direttore della Missione Archeologica Italiana in Afghanistan; dal 1995 egli era Direttore della Missione Archeologica Italiana in Pakistan.
Riconosciuto a livello internazionale come il massimo esperto dell’arte del Gandhara, Maurizio Taddei ha dedicato all’arte dell’India, del Pakistan e dell’Afghanistan opere che resteranno fondamentali. Coltissimo, al centro dei suoi interessi era anche la storia degli studi orientali in Italia: in veste di direttore della collana ‘Matteo Ripa’ (dal nome del fondatore del Collegio de’ Cinesi), egli ha promosso la ricerca sulla storia dell’Asia e dell’Africa. Alla figura di Angelo De Gubernatis e dalla ricostruzione di un capitolo importante della storia culturale dell’Italia postunitaria egli ha dedicato particolare attenzione, curando la pubblicazione di tre volumi miscellanei (un quarto, al cui completamento egli stava da tempo lavorando, uscirà tra breve) dal titolo: Angelo De Gubernatis: Europa e Oriente nell’Italia umbertina.
Maestro di dottrina e di vita, Maurizio Taddei riscuoteva la stima e l’ammirata simpatia degli studenti, i quali apprezzavano in lui l’indiscussa solidità del sapere insieme al garbo, alla signorilità e alla disponibilità generosa.
Con Maurizio Taddei scompare uno studioso insigne, un docente dedito come pochi alla sua missione magistrale, un uomo di rara cultura e di altissimo profilo civile. Il suo ricordo vivrà a lungo nel suo lascito scientifico e morale. Il suo nome sarà per sempre legato alla Biblioteca del Dipartimento di Studi Asiatici, a lui intitolata in virtù dell’impegno costante con cui egli ha operato a favore del patrimonio librario del suo Dipartimento.
All’Istituto Universitario Orientale dal lontano 1968, professore ordinario di Archeologia e Storia dell’arte dell’India dal 1976, Maurizio Taddei ha ricoperto le più alte cariche accademiche: due volte Direttore del Seminario (poi Dipartimento) di Studi Asiatici, tre volte prorettore, rettore nel triennio 1981/82-1983/84. Egli è stato tra i protagonisti del processo di rinnovamento dell’Istituto negli anni settanta.
Le sue qualità di equilibrio, lucidità, pacatezza, sobrietà, onestà intellettuale lo hanno contraddistinto in modo esemplare lungo tutto il trentennio di attività all’Istituto Universitario Orientale; qualità che, nell’instancabile rigoroso impegno scientifico e accademico, gli hanno guadagnato la stima e l’ammirazione incondizionata di tutti i colleghi e di quanti hanno avuto il privilegio di conoscerlo e di intrattenere rapporti con lui.
Più volte Presidente della European Association of Suth Asian Archeologists, Presidente della Società degli Orientalisti, membro di numerose istituzioni scientifiche internazionali, Maurizio Taddei dal 1967 al 1977, anno dell’invasione sovietica, è stato Direttore della Missione Archeologica Italiana in Afghanistan; dal 1995 egli era Direttore della Missione Archeologica Italiana in Pakistan.
Riconosciuto a livello internazionale come il massimo esperto dell’arte del Gandhara, Maurizio Taddei ha dedicato all’arte dell’India, del Pakistan e dell’Afghanistan opere che resteranno fondamentali. Coltissimo, al centro dei suoi interessi era anche la storia degli studi orientali in Italia: in veste di direttore della collana ‘Matteo Ripa’ (dal nome del fondatore del Collegio de’ Cinesi), egli ha promosso la ricerca sulla storia dell’Asia e dell’Africa. Alla figura di Angelo De Gubernatis e dalla ricostruzione di un capitolo importante della storia culturale dell’Italia postunitaria egli ha dedicato particolare attenzione, curando la pubblicazione di tre volumi miscellanei (un quarto, al cui completamento egli stava da tempo lavorando, uscirà tra breve) dal titolo: Angelo De Gubernatis: Europa e Oriente nell’Italia umbertina.
Maestro di dottrina e di vita, Maurizio Taddei riscuoteva la stima e l’ammirata simpatia degli studenti, i quali apprezzavano in lui l’indiscussa solidità del sapere insieme al garbo, alla signorilità e alla disponibilità generosa.
Con Maurizio Taddei scompare uno studioso insigne, un docente dedito come pochi alla sua missione magistrale, un uomo di rara cultura e di altissimo profilo civile. Il suo ricordo vivrà a lungo nel suo lascito scientifico e morale. Il suo nome sarà per sempre legato alla Biblioteca del Dipartimento di Studi Asiatici, a lui intitolata in virtù dell’impegno costante con cui egli ha operato a favore del patrimonio librario del suo Dipartimento.
Prof. Ugo Marazzi
(Direttore del Dipartimento di Studi Asiatici)
(Direttore del Dipartimento di Studi Asiatici)








