Quattordici giorni alla scoperta dell’Oriente. Hanno vissuto questa bella esperienza trenta studenti dell’Orientale, i quali hanno visitato Hong Kong, Kuala Lampur, Macao e Singapore, accompagnati da Marisa Siddivo, docente di Indonesiano a Scienze Politiche, Adele Quaranta, la quale insegna Geografia all’Università di Lecce e Salvatore Diglio, professore di Geografia Politica ed Economica a Lingue e civiltà orientali della Facoltà di Lettere dell’Orientale. E’ stato lui ad organizzare nei minimi dettagli prendendo contatti e lavorando da novembre, l’itinerario degli studenti attraverso l’Estremo Oriente. “Siamo partiti l’otto aprile alla volta di Kuala Lampur”, ricorda Angela Carnicella, 23 anni, iscritta al primo fuoricorso di Lingue e civiltà orientali. “Di lì abbiamo subito fatto tappa alla volta di Hong Kong, dove siamo rimasti complessivamente quattro giorni. Siamo ripartiti per Kuala Lampur, città nella quale siamo rimasti altri quattro giorni. Poi ci siamo trasferiti a Singapore per l’ultima parte del viaggio: anche questa di quattro giorni. Infine: Singapore – Kuala Lampur e Kuala Lampur – Roma, dove siamo atterrati. Il gruppo di viaggio era composto prevalentemente da studenti i quali seguono il corso di Geografia con il professor Diglio”. Hanno pagato circa due milioni e mezzo a persona, usufruendo di un minimo contributo, poco meno di duecentomila lire, erogato dall’Ente per il Diritto allo Studio Napoli 2. Il loro scopo? Conoscere da vicino la realtà universitaria dei luoghi, visitare le città e prendere contatti con le istituzioni presenti sul territorio. In altri termini, tempo a disposizione permettendo, cercare di capire un po’ più da vicino la realtà di paesi dei quali studiano all’Orientale la lingua e la cultura. Un obiettivo raggiunto, come spiega Angela Carnicella, detentrice, tra l’altro, del titolo di Miss Università ‘99: “la visita alle Università è stato sicuramente uno degli aspetti più interessanti del viaggio. Ad Hong Kong ci hanno ospitato presso la National University, che è molto bella ed immersa nel verde. Un altro momento importante è stata la visita in Municipio che abbiamo effettuato a Kuala Lampur. Ci hanno illustrato i plastici della città, con i piani di urbanizzazione. Poi siamo stati anche a cena all’Ambasciata”. Al di là delle visite e degli incontri, peraltro, dal viaggio la studentessa ha riportato in Italia una serie di impressioni, di sensazioni e di colori. Quelli, per esempio, di Malacca. “E’ un posto che mi è piaciuto veramente molto. I colori sono fantastici: il sole che splende, il blu carico del cielo in contrasto con il verde delle palme. E poi le chiese ed i palazzi, eredità della dominazione portoghese. Di Kuala Lampur mi ha colpito soprattutto il coacervo di genti, di razze e culture, che rende la gente, prevalentemente di religione musulmana, estremamente tollerante. Singapore è molto più frenetica, direi anche un po’ robotica. Ecco, mi ricorda il Giappone, un paese che ho visitato per conto mio un po’ di tempo fa”. Alla Malesia è legato uno dei ricordi più intensi del viaggio. “Abbiamo fatto una escursione su un fiume di sera, attraversandolo su una barchetta a quattro posti. Eravamo completamente immersi nel buio, si sentiva solo il fruscio del battello che scivolava sull’acqua e si vedevano migliaia di lucciole sulla riva”.
Neanche il tempo di disfare le valigie, che Angela sta già progettando il suo prossimo viaggio in Oriente, ad agosto, finanziato da una borsa di studio. “Per chi frequenta l’Orientale e studia lingue non molto diffuse (lei ha quadriennalizzato Indonesiano e Giapponese, n.d.r.) è imprescindibile andare sul posto ed immergersi nella cultura dei luoghi. Serve a verificare le proprie conoscenze e rappresenta uno stimolo. Si parla e ci si accorge che funziona, come una piccola magia. Le lingue si imparano anche così”.
Neanche il tempo di disfare le valigie, che Angela sta già progettando il suo prossimo viaggio in Oriente, ad agosto, finanziato da una borsa di studio. “Per chi frequenta l’Orientale e studia lingue non molto diffuse (lei ha quadriennalizzato Indonesiano e Giapponese, n.d.r.) è imprescindibile andare sul posto ed immergersi nella cultura dei luoghi. Serve a verificare le proprie conoscenze e rappresenta uno stimolo. Si parla e ci si accorge che funziona, come una piccola magia. Le lingue si imparano anche così”.








