L’esame di Chimica Organica II a CTF

La maggior parte degli studenti di Chimica e Tecnologia Farmaceutiche ha scelto questo Corso di Laurea perché spinta dalla passione per la chimica. Nonostante ciò, i ragazzi a volte trovano difficoltà ad affrontare la materia che amano di più. “Chimica generale ed inorganica del I anno è una passeggiata a confronto con Chimica Organica del II”, afferma Pino, iscritto al II anno, e l’amica Sonia aggiunge: “Secondo me è con Chimica Organica II che entri nello specifico. E’ un esame tosto ma non mi spaventa”. Per il secondo esame di Chimica Organica, gli studenti possono scegliere di seguire un corso ad indirizzo biorganico con il prof. Alfonso Mangoni, oppure uno ad indirizzo sintetico con la prof.ssa Maria Valeria D’Auria. In entrambi i casi si tratta di un esame impegnativo da 10 crediti. “Ci ho messo parecchio a prepararmi ma mi è andata bene al primo tentativo – ricorda Antonio, iscritto al IV anno – Forse perché avevo seguito con attenzione i precedenti corsi di chimica”. 
Il consiglio degli studenti più grandi è di applicarsi sulla chimica sin dal primo anno e non scoraggiarsi se si sono avuti voti inferiori al 25. “All’esame non guardo mai i voti sul libretto e credo che anche i miei colleghi facciano lo stesso – afferma il prof. Mangoni – Però poi mi accorgo che c’è una correlazione. Chi ha avuto problemi in Chimica organica I continua ad averli in Chimica II”. Per entrambi gli esami sono indispensabili buone basi di Chimica generale: “Si tratta di argomenti che non si affrontano  al liceo. Si può anche non aver sostenuto l’esame ma se non si è seguito il corso, si rischia di non capire molte cose”. Tra gli argomenti di Chimica Organica II su cui soffermarsi con particolare cura vi sono i composti aromatici e carbonilici, le ammine, più, per la parte biorganica, gli zuccheri e derivati e gli amminoacidi proteici. Inoltre, è bene non sottovalutare la cinetica delle reazioni chimiche, utile a  capire come fanno gli enzimi ad accelerare le reazioni organiche.
I manuali. Antonio si è trovato bene ad usare come testo il Bruice che quest’anno è stato sostituito dal Loudon. “La chimica si evolve ma, dal punto di vista didattico, entrambi i testi sono molto buoni”, spiega il prof. Mangoni. Allo studio del libro di testo, i ragazzi affiancano il ripasso delle lezioni in power point scaricate dal sito del docente. L’esame prevede una prova scritta composta da 4 o 5 esercizi sui metodi di sintesi e la nomenclatura. “Gli studenti hanno due ore a disposizione ma la maggioranza consegna in anticipo – sostiene il professore – Con le prove in itinere succede che i più bravi lo scritto non lo facciano”. Infatti, basta prendere una D, ossia quasi una sufficienza, alle prove intercorso per essere ammesso direttamente all’orale. “In questo modo cerchiamo di convincere gli studenti a non ridursi all’ultimo momento per studiare. Per motivarli, premiamo chi ha fatto bene le esercitazioni esentandolo dallo scritto”.
Tra chi dà l’esame subito dopo la fine dei corsi, la percentuale dei promossi sfiora il 90%. Molto di meno sono coloro che lo superano nella sessione successiva. “A chi ha avuto un risultato scadente allo scritto consigliamo di rimandare l’orale. Di solito il 90% di coloro che passano lo scritto poi superano anche l’orale”, racconta il professore.
Per alcuni studenti lo scoglio è risolvere gli esercizi scritti, per altri, invece, è il confronto vis-à-vis: “Alcuni conoscono le reazioni ma non le sanno applicare, altri, invece, sono bravissimi a fare gli esercizi ma poi non sono capaci di spiegare nel dettaglio perché avviene una determinata reazione”. Per imparare a svolgere gli esercizi, basta allenarsi scaricando dal sito del docente le vecchie prove d’esame. Per avere un voto alto all’orale, invece, tocca dimostrare di saper ragionare.
Manuela Pitterà
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