L’Oriente immaginato dall’Italia

“L’idea è stata quella di raccontare come l’Italia, dalla fase post-unitaria fino a oggi, ha immaginato il proprio Oriente proponendo competenze specificamente storiche e cercando di suggerire un percorso critico tra oggetti in apparenza minori come figurine, foto anche di albi privati, copertine di romanzi o pagine di riviste”: il senso del seminariodedicato alla pittura, alla fotografia e all’illustrazione sul Medio ed Estremo Oriente che si è svolto il 4 e 5 maggio presso Palazzo Du Mesnil, a cura della prof.ssa Roberta Denaro, docente di Lingua e Letteratura Araba. “La varietà tipologica dei materiali proposti ha coinvolto più studenti del solito”, ha fatto notare l’arabista. Un’ottantina, infatti, i partecipanti. Durante la prima giornata, hanno preso parte all’iniziativa docenti ed esperti di arte orientalista. “La pittura di stampo esotico ha dietro di sé il concetto del ritorno, almeno in Europa, a tutto ciò che è estraneo alla propria cultura, la ricerca di mondi che in realtà così lontani non sono, ossia le civiltà a sud del Mediterraneo: carovane e odalische, colori orientaleggianti, atmosfere rarefatte del deserto, uno stile quasi da sogno”, commenta Cristina Delvecchio, storica dell’arte operante nel Lazio nel suo intervento votato agli artisti italiani di maggiore rilievo nel panorama ottocentesco. Sul versante della fotografia, è intervenuto Oscar Nalesini, curatore dell’archivio grafico e fotografico delle campagne di scavo archeologico presso il Museo Nazionale d’Arte Orientale “G. Tucci” di Roma. Intorno alla metà del XIX secolo si è collocato il discorso di Michele Bernardini, docente di Lingua e Letteratura Persiana, che parla di popoli, paesi e religioni d’Oriente riprodotti nelle figurine di Liebig: “Il barone Von Liebig crea queste figurine con l’intento di promuovere alcuni prodotti a scopo enciclopedico e pubblicitario, l’estratto di carne ad esempio, ma anche pedagogico, perché in esse vi sono le prime illustrazioni sulle fabbriche”. Negli anni successivi si diffondono “numerosissime serie di vario genere edite in lingue diverse e distribuite in tanti paesi, che cominciano a includere i primi dettagli esotici sul Vicino Oriente e l’India”. Ha spiegato il rapporto tra narrazione e disegno nelle Mille e una notte, a partire dalla loro diffusione in Occidente, la prof.ssa Denaro: “L’unico esemplare delle Mille e una notte illustrato veniva dalla Persia e non dai paesi arabi, poiché nel contesto originario il prestigio letterario della raccolta era molto scarso. È stata l’Europa il secondo luogo di nascita di questo testo grazie all’opera di traduzione da parte di orientalisti e rappresentazioni visive di illustratori che hanno evocato la vivacità pittorica di alcuni racconti”, in particolare dei più famosi, Alì Babà e i 40 ladroni e Sinbad il marinaio. Monica Ruocco, docente di Lingua e Letteratura Araba, ha presentato un quadro degli stereotipi culturali e linguistici persistenti nell’editoria italiana, che ritrae aspetti relativamente negativi del mondo arabo: “Le copertine hanno l’abitudine di richiamare sempre temi cupi e inquietanti, come la guerra, e di confondere i concetti di ‘arabo’ e ‘musulmano’, di ‘islamico’ e ‘islamista’, ‘integralista’ e ‘terrorista’. I cliché erronei sulle odalische e gli harem e, più recentemente, sul jihad e l’Isis non hanno nulla a che vedere con i contenuti reali della cultura arabo-islamica e mettono in piedi un sistema di marketing del terrorismo con l’unico obiettivo di suscitare la paura dell’altro”. La prof.ssa Daniela Pioppi, docente di Storia contemporanea dei paesi arabi, ha illustrato i tratti culturali e le fasi storiche del colonialismo italiano in Africa: “Il mito delle colonie è un fenomeno tutto politico, e non economico, per questioni di prestigio nazionale rispetto alle altre potenze europee, da una fase iniziale di colonizzazione in cui l’Italia non era pronta a sostenere le operazioni militari fino alle nuove ondate nazionaliste durante le guerre mondiali”. In Italia il fumetto compare per la prima volta nel 1908 “in un inserto del Corriere della Sera, il cosiddetto Corriere dei piccoli, la cui impronta pedagogica era principalmente destinata ai bambini. In coincidenza con il periodo coloniale, si fa avanti invece il patriottismo dell’epoca in relazione a una percezione stereotipata dell’Africa e del Medio Oriente, evidente nelle raffigurazioni dei personaggi”, sottolinea Alessandra Lazzari dell’Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali- CNR. La seconda giornata di studi si è aperta con una visita degli studenti alla Biblioteca Nazionale di Napoli. “Abbiamo visto la mostra dedicata a Carlo III di Borbone, la sezione di arti e spettacolo, la raccolta fotografica della Duchessa d’Aosta. Ciò che mi ha colpito di più sono stati i manoscritti originali di estremissimo valore e le carte geografiche sul mondo antico e l’Africa”, riferisce una studentessa di Lingue e Culture Orientali e Africane. A Palazzo Du Mesnil l’intervento della prof.ssa Mara Matta, specializzata in Lingue e Letterature moderne del subcontinente Indiano, racconta “la diffusione in Europa del mito del Tibet che sia la letteratura sia la cinematografia occidentale mistificano come un paradiso perduto in cui fuggire senza considerare i problemi politici con la Cina. Se il cinema è in prevalenza drammatico, il fumetto per bambini diviene un mezzo di critica attraverso tavole con riferimenti espliciti al governo cinese”. Ciliegina sulla torta, l’incontro con gli autori di due graphic novel contemporanee tratte da una storia vera coordinato dal prof. Alberto Manco, docente di Linguistica generale. Ciaj Rocchi e Matteo Demonte narrano la storia di ‘Primavere e autunni’ sul “tema dell’immigrazione cinese a Milano durante gli anni Trenta, l’integrazione nella società italiana in virtù del lavoro fino al periodo fascista e l’emanazione delle leggi razziali. L’evoluzione temporale è evidente anche nei colori impiegati: dal color seppia del 1930 al moderno technicolor”. Paolo Castaldi, autore della graphic novel Etenesh, narra l’odissea di una migrante, “da Addis Abeba, in Etiopia, alle coste di Lampedusa dopo due anni di viaggio attraverso il Sudan, il deserto del Sahara e la Libia, nella speranza di un avvenire migliore”. Nel complesso, “un seminario davvero interessante, perché abbiamo appreso informazioni che molto spesso esulano dal percorso universitario, in cui ci si specializza su una sola area geopolitica per avere un quadro generale di tutta l’Asia o di tutta l’Africa senza però approfondire gli aspetti artistici di questi due continenti”, sintetizza uno studente di Mediazione Linguistica e Culturale. “Il forte interesse suscitato dal seminario conferma che le iniziative centrate sugli aspetti visivi e iconografici dei fenomeni culturali sono in genere accolte più facilmente di quelle basate esclusivamente sui testi letterari”, conclude la prof.ssa Denaro.
Sabrina Sabatino
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