La ‘Giornata del Biotecnologo Industriale’ in modalità blended

Arriva alla sua quinta edizione la “Giornata del Biotecnologo Industriale”, un evento annuale organizzato dai Corsi di Laurea Triennale e Magistrale in Biotecnologie Industriali. L’incontro dello scorso 23 aprile, come da tradizione, ha voluto riconoscere e premiare le qualità accademiche dei laureati, oltre a richiamare l’attenzione verso la professione del biotecnologo attraverso il racconto delle esperienze lavorative di alcuni ex studenti federiciani. In più di centoquaranta hanno seguito gli interventi degli ospiti della giornata, ma solo in venticinque hanno avuto la possibilità di presenziare nell’Aula Magna “Leopoldo Massimilla” della sede di Piazzale Tecchio, che ha ospitato l’evento. Ad essere premiati sono stati i sei migliori studenti degli indirizzi biotecnologici, tre per la Triennale e tre per la Magistrale, relativamente all’anno accademico 2018/19.
“Il Corso di Studi rappresenta bene l’interdisciplinarità che caratterizza la Scuola Politecnica e delle Scienze di base. È l’esempio concreto dello sviluppo e della formazione che vengono oggi richiesti dai settori scientifici e industriali attuali. Adattarsi a linguaggi differenti e a mondi diversi è un importante esempio di quello che il mercato del lavoro vi chiederà di fare”, ha detto il prof. Antonio Moccia, Presidente della Scuola Politecnica nell’aprire la manifestazione. Multidisciplinarità e problem solving sono le parole chiave con le quali approcciarsi a questo percorso accademico: “Questo Corso di Studi è stato un po’ una sfida, ha rimescolato le carte in tavola, ma mostra sempre risultati di eccellenza”, ha sottolineato la Direttrice del Dipartimento di Scienze Chimiche prof.ssa Rosa Lanzetta.
L’iniziativa, cara ai docenti e a tutto il corpo studentesco, ha rischiato di saltare a causa della pandemia. Era infatti prevista per lo scorso anno ma, come ha tenuto a specificare il prof. Antonio Marzocchella, Coordinatore per gli indirizzi biotecnologici, “è stata organizzata comunque, anche se in ritardo, perché mai come quest’anno sentivamo la voglia di celebrare una bella iniziativa come questa insieme agli studenti. Si è trattato del primo evento in modalità blended del Dipartimento. Ci avrebbe fatto ancora più piacere rivedere le folle di studenti come nelle foto delle edizioni passate, ma ci riteniamo fortunati per chi è oggi qui”. Diversi i relatori invitati a raccontare agli studenti l’evoluzione della propria carriera professionale, a partire dal post-laurea, un momento particolarmente di crisi per diversi studenti, che si ritrovano con tanti dubbi e poche risposte.
Le testimonianze
“La trasversalità delle competenze di un percorso di studi molto variegato come quello di Biotecnologie mi ha permesso di spostare il focus dalla ricerca, per quanto riguarda la mia prima esperienza lavorativa, verso uno più aziendale, del mio attuale impiego”, racconta la dott.ssa Ornella Gaito, che oggi si occupa di Governmental Affairs and Policy per l’azienda Janssen del gruppo Johnson & Johnson. È impegnata nel settore farmaceutico da otto anni e in Janssen ha ricoperto diversi ruoli, da specialista degli Affari Medici all’esperienza nell’Unità di Business. “Si è presentata una serie di opportunità interne su cui hanno fatto leva le competenze multidisciplinari degli anni accademici. Ho ripreso degli studi che credevo abbandonati”. Inoltre, quando si decide di far parte di una grande azienda, “le esperienze all’estero rientrano nel tuo lavoro, così ho avuto l’occasione di lavorare presso gli uffici americani di J&J, che ricordo come una grande soddisfazione personale oltre che professionale”. Passare dalla fisica alla chimica, alla biologia e all’economia, “è stata questa capacità di adattamento a far sì che potessi proseguire in un percorso che prevede tante e diverse competenze”, conclude.
Il dott. Fortunato Palma Esposito si fa portavoce di chi invece decide di continuare nell’ambito della ricerca. Dopo la laurea, nel 2011, svolge un tirocinio al CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) che nel 2014 diventa un progetto PhD. “Il dottorato mi ha dato la possibilità di vivere diverse esperienze all’estero, dall’Olanda al Portogallo, alla Germania fino ad un periodo in Norvegia. Dopo il dottorato mi sono però trovato a scegliere tra la ricerca e un percorso aziendale, dove in genere lo stipendio è più alto e c’è una maggiore stabilità economica e contrattuale. La ricerca, invece, è più precaria ma dà una libertà di espressione del lavoro diversa da quella dell’azienda”. Per alcuni anni ha lavorato per l’azienda CiaoTech come consulente per la stesura di progetti di ricerca, supportando piccole e grandi aziende, startup e qualsiasi altra realtà necessitasse di supporto per ottenere dei finanziamenti. “Per chi volesse avvicinarsi a questo ambito lavorativo, ci si può informare online dove troverete tantissimi corsi, anche gratuiti, di formazione alla figura del Project Manager”. Eppure, chi ama la ricerca difficilmente riesce ad allontanarsene definitivamente, per questo a giugno 2020, in piena crisi pandemica, Fortunato decide di lasciare il mondo aziendale per tornare alla sua passione. Intraprende un progetto presso la Stazione Zoologica di Napoli, dove supporta il suo gruppo di ricerca anche nella preparazione di progetti per fondi internazionali. Il suo consiglio per i futuri laureati è “di mantenere la mente aperta e di non fermarvi al solo vostro indirizzo di studi, perché è l’approcciarvi a cose diverse che vi porterà ad una migliore crescita professionale”.
Esperienza radicalmente diversa è quella che racconta la dott.ssa Vanina Rea, al momento External Supply Quality e Assurance Manager in Sandoz, divisione madrilena dell’azienda Novartis. Una donna senza limiti e barriere che, a poche settimane di questo incarico, a breve si sposterà all’azienda Moderna come Senior Manager Manufacturing Science and Technology. Nel suo nuovo incarico si occuperà di trasferire il processo di produzione del vaccino per il COVID-19 dalla sede americana a quelle spagnole. “Per il mio percorso l’Erasmus è stato un tassello fondamentale. Lì ho acquisito le competenze linguistiche necessarie nel mondo del lavoro e in Olanda per la prima volta ho avuto modo di interfacciarmi con realtà internazionali”. Inoltre, è stata proprio l’esperienza ad Amsterdam ad aprirle le porte per l’accettazione del progetto di dottorato degli anni successivi alla Laurea Magistrale. “Il dottorato mi ha poi permesso di ottenere il mio primo incarico lavorativo, ha fatto la differenza”.
Sono stati in molti, invece, a rimanere piacevolmente colpiti dall’esperienza della dott.ssa Alessandra Procentese, Assistant Professor dal 2019 in Danimarca, presso la Technical University of Denmark: “Insegno sia per Corsi Triennali che Magistrali e il mio è un profilo prettamente accademico, fatto di progetti di ricerca ed esperienze di insegnamento. Nel mio caso, anche senza Erasmus, sono riuscita comunque ad inserirmi in un contesto internazionale”, a dimostrazione che non esistono regole o titoli validi allo stesso modo per tutti.
Alla prof.ssa Daria Maria Monti il compito, in conclusione, di proclamare gli studenti vincitori.
Agnese Salemi

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