La crisi economica e la responsabilità sociale delle imprese

“Etica e impresa” è stato il tema centrale dell’incontro organizzato dall’Accademia Pontaniana giovedì 28 maggio per chiudere un anno di conferenze e attività accademiche. “L’Accademia si riunisce di norma l’ultimo giovedì di ogni mese – spiega il Presidente prof. Carlo Sbordone, ordinario di Analisi matematica alla Facoltà di Scienze della Federico II – e per questa conferenza conclusiva dell’anno accademico 2008/2009 abbiamo invitato Enzo Giustino a discutere con i Soci del problema oggi molto attuale dell’etica d’impresa”. 
Imprenditore e dirigente di importanti associazioni imprenditoriali (è stato Vice Presidente di Confindustria ed attualmente è Presidente del Banco di Napoli), Enzo Giustino analizza “il terremoto finanziario globale che ci ha travolti” non da semplice studioso, ma attingendo dall’esperienza di passate crisi economiche e finanziarie che egli ha vissuto in prima persona. “Negli anni ’70 ci fu una crisi in Italia che mise in discussione il liberismo – racconta – e l’allora Presidente di Confindustria denunciò quattro mali responsabili della crisi: l’industria di Stato, la proprietà pubblica, la programmazione economica come panacea di tutti i mali e la ricerca spasmodica del profitto. Da allora si aprì la strada alle privatizzazioni e nacquero numerose associazioni di giovani imprenditori, tra cui il gruppo dei Giovani Industriali, che si pose come intermediario tra la Confindustria dell’epoca e la politica. Oggi, invece, tornano alla ribalta le teorie di Keynes e di Schumpeter per dare risposte alla crisi, ma occorre ripensare il ruolo dell’impresa e dell’imprenditore”. Ogni crisi, infatti, induce a compiere delle riflessioni e a cercare le soluzioni migliori per uscirne. “Smith, teorico del liberismo, sosteneva che il sistema economico è guidato da una mano invisibile che regola il mercato, e che etica ed economia convergono solo se gli individui agiscono egoisticamente. Oggi, però, non si può pensare che etica e competitività siano ancora in contraddizione, perché l’avvento della globalizzazione ha portato a un ripensamento della responsabilità sociale dell’impresa. Basti pensare al Quadro europeo per la responsabilità delle imprese, che nel 2001 è sfociato nel Libro Verde della Commissione europea”, conclude Giustino. Il massimo profitto, dunque, non va più ricercato a qualsiasi costo, l’etica d’impresa ha assunto un ruolo preminente nell’odierna riflessione economica. I timori, però, che si passi da un eccesso all’altro non mancano. Secondo il prof. Enrico Viganò, “anche l’economia segue delle mode: prima si parlava solo di derivati e cartolarizzazione, oggi queste parole sono bandite. Fino a 15-20 anni fa, parlare di etica d’impresa sembrava una contraddizione interna, perché l’impresa altro non era che una bestia feroce, chiusa in se stessa e tesa solo a massimizzare il profitto; poi si è aperta e ha posto al centro di tutto l’uomo e i suoi bisogni. Per cui si è giunti all’autoregolamentazione, che, ironia della sorte, ha portato con il suo fallimento alla crisi attuale e al ritorno ad una regolamentazione vasta e minuta. C’è il pericolo che sia una nuova moda?”. Dubbio lecito, al quale Giustino risponde che “la regolamentazione è necessaria per tutelare il cittadino comune, tuttavia le regole non devono essere asfittiche al punto di impedire all’impresa di operare!”. Al termine della conferenza, il prof. Sbordone ha fatto dono a Giustino di alcuni volumi antichi di Gaetano Filangieri e di testi sulla storia di Napoli, mettendo a disposizione del pubblico gli Atti dell’Accademia pubblicati annualmente e i suoi Quaderni, nei quali si accoglie l’apporto dell’attività scientifica dei Soci e degli studiosi da essi presentati.
Marzia Parascandolo
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