Corso base ai luoghi e alla periodizzazione della storia. “I calcoli stanno allo scienziato come la geografia sta all’umanista”

Dove passa il Reno? E perché i Greci, arrivando nell’Italia meridionale, scelgono le pianure e non gli Appennini? Domande che possono sembrare banali, ma che raccontano quanto la conoscenza della geografia sia indispensabile per comprendere la storia. È da questa consapevolezza che, anche quest’anno, il Dipartimento di Studi Umanistici ripropone alle matricole il corso base di introduzione ai luoghi e alla periodizzazione della storia, giunto alla seconda edizione. “Tutto nasce da un’osservazione emersa durante gli esami: i ragazzi spesso non conoscono la geografia e, di conseguenza, faticano a comprendere la storia.

Da qui l’idea, sviluppata insieme al precedente Coordinatore del Corso di Studi in Storia, il prof. Andrea D’Onofrio, di intervenire già all’ingresso all’università. Un piano poi portato avanti dall’attuale Coordinatrice, la prof.ssa Laura Di Fiore”, spiega il prof. Fabio Romano, che anche quest’anno ha curato il modulo dedicato alla storia antica e medievale. Non si tratta, dunque, soltanto di recuperare qualche nozione, ma “di fornire agli studenti uno strumento indispensabile per affrontare al meglio gli esami”. Il corso è partito il 7 settembre – in via Marina 33, Aula 6 – con le lezioni di storia antica e medievale, e proseguirà fino alla fine del mese con il modulo dedicato alla storia moderna e contemporanea, tenuto dalla prof.ssa Manuela Pacillo. A completare il quadro, ci sono i precorsi di grammatica greca e grammatica latina. Un’articolazione pensata per accompagnare le matricole nei primi mesi di studio, intervenendo su competenze che, secondo Romano, “spesso vengono, erroneamente, date per acquisite già dalla scuola superiore”.

Al centro delle lezioni ci sono le carte geografiche storiche, utilizzate per mostrare agli studenti come i cambiamenti della storia si riflettano sui territori e sui loro confini. Si parte da esempi concreti, come il Reno e il Danubio, che nell’Impero romano segnano il confine, o dalla scomparsa e dalla ricomparsa della Polonia sulle carte europee. “La storia cambia la geografia, oppure possiamo aiutarci con la geografia a capire i cambiamenti della storia”, racconta Romano. Il territorio diventa così una chiave per comprendere anche le scelte dell’uomo: “Il nostro obiettivo è far capire ai ragazzi la logica dell’azione umana legata al territorio, lo sfruttamento del territorio e la forma che poi prende la dinamica dell’azione umana”.

Accanto ai contenuti, c’è poi il metodo. Romano: “Non fornisco risposte ma punto a produrre maieuticamente un risultato”. Un’impostazione già sperimentata nella prima edizione e che, secondo il docente, ha lasciato il segno anche nel modo di affrontare gli esami: “Sono sicuro che i ragazzi che hanno seguito il precorso lo scorso anno avranno affrontato gli esami in modo diverso”.

Ma a partecipare non sono soltanto gli studenti di Storia. “Il Corso accoglie gli studenti della maggior parte delle Triennali del Dipartimento, perché la conoscenza geografica è importante per tutti”. Un esempio: “Anche per il letterato è importante sapere dove un certo poeta vive, dove fa la guerra, dove produce i suoi versi”. Storia, letteratura e geografia finiscono così per incontrarsi: “Le cose si intrecciano incredibilmente e si tengono tutte insieme”. In sostanza, chiude Romano, sintetizzando il valore dell’iniziativa, che punta a diventare un appuntamento stabile per i prossimi anni, “i calcoli stanno allo scienziato come la geografia sta all’umanista”.

Giovanna Forino

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Ateneapoli – n.15 – 2026 – Pagina 20

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