La curiosità, a volte, nasce guardando il cielo. A Christopher Gilberti, 24 anni, originario dello Stato di New York, è successo osservando le grandi tempeste che hanno segnato la sua infanzia: uragani, bufere di neve e fenomeni naturali capaci di trasformare in poche ore il paesaggio e la vita delle persone. Oggi quella stessa curiosità lo ha portato a Napoli, alla Federico II, dove svolgerà un periodo di ricerca di nove mesi grazie ad una borsa Fulbright (programma che promuove la cooperazione accademica tra Paesi e sostiene il confronto tra istituzioni e discipline), collaborando con HydroLab, il gruppo coordinato dal professore Salvatore Manfreda presso il Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale (Dicea).
“Penso che il modo più semplice per descrivermi sia dire che sono animato da un’infinita curiosità per il funzionamento delle cose, che si tratti del mondo naturale o degli oggetti e dei sistemi che l’uomo ha creato al suo interno”, così si presenta Christopher. Una curiosità accompagnata da un forte senso di responsabilità: “Credo che ogni persona possa lasciare un segno nel mondo attraverso ciò che fa e che svolgere bene il proprio lavoro sia un modo per essere all’altezza di sé stessi e degli altri”. Questa visione affonda le radici nella sua famiglia italo-americana, che gli ha trasmesso due principi fondamentali: “il valore del lavoro e l’importanza della famiglia”.
La passione per la meteorologia è cresciuta osservando i fenomeni naturali che hanno caratterizzato la sua infanzia, tra questi l’uragano Sandy del 2012 e le grandi nevicate che hanno caratterizzato gli inverni di New York. “Per quanto l’umanità abbia fatto progressi negli ultimi anni, la natura rimane qualcosa che sfugge al nostro controllo: è straordinariamente potente e può provocare danni enormi se non siamo preparati ad affrontarne gli effetti sulle nostre vite”, spiega Christopher. Con queste osservazioni sin da bambino, e con la curiosità verso i fenomeni naturali, ha conseguito la Laurea Triennale e poi quella Magistrale in Scienze dell’atmosfera, specializzandosi in meteorologia. La tesi Magistrale lo ha avvicinato all’idrometeorologia, ambito che mette in relazione le scienze dell’atmosfera e l’idrologia per comprendere come gli eventi meteorologici influenzino i sistemi idrici.
Negli Stati Uniti, le sue ricerche si sono concentrate soprattutto sulle precipitazioni intense che provocano alluvioni nelle aree montuose. I bacini idrografici di questi territori alimentano i serbatoi che riforniscono New York City e i suoi quasi nove milioni di abitanti: studiare il rapporto tra pioggia, territorio e disponibilità d’acqua significa quindi affrontare una questione che riguarda direttamente la sicurezza delle comunità, spiega.
A Napoli, Christopher potrà ampliare questo lavoro confrontandosi con condizioni climatiche e geografiche differenti. “A seconda della regione del mondo, schemi meteorologici differenti possono generare precipitazioni intense e alluvioni, con conseguenze sulle risorse idriche – spiega – Se lo Stato di New York presenta un clima temperato, con stagioni ben distinte, l’Italia meridionale è caratterizzata dalla vicinanza al mare e da rilievi che possono influenzare l’intensità delle precipitazioni e il deflusso dell’acqua”. La ricerca di Christopher presso l’HydroLab, dunque, “si concentrerà sulle configurazioni atmosferiche che determinano gli eventi alluvionali più estremi del Mezzogiorno”.
Un lavoro reso più complesso dalla scarsità di dati storici e di strumenti adeguati a documentare gli episodi del passato: “In Italia meridionale, la carenza di infrastrutture e di strumenti adeguati persino per individuare e documentare gli eventi verificatisi in passato ha reso particolarmente difficile identificare le configurazioni atmosferiche che li hanno provocati”, sottolinea.
Proprio questa lacuna rende importante il contributo di nuove tecniche di analisi e di approcci capaci di ricostruire i fenomeni anche in territori con osservazioni limitate.
La scelta della Federico II per le sue ricerche nasce dalla possibilità di approfondire il legame tra meteorologia e idrologia in un gruppo che possiede competenze specifiche nello studio degli eventi estremi: “Il gruppo HydroLab è un punto di riferimento in questo tipo di studi e analisi”, spiega, che considera la collaborazione un passaggio naturale per sviluppare nuovi approcci allo studio.
La borsa Fulbright è per Christopher importante dal punto di vista professionale ma ha anche un significato personale. Il giovane ricercatore racconta che gran parte della sua famiglia è emigrata dall’Italia meridionale negli Stati Uniti all’inizio del Novecento “conservando valori e tradizioni che ho conosciuto crescendo, e ora vivere a Napoli significa entrare in contatto diretto con i luoghi da cui quella storia ha avuto origine; dunque, per me è un’opportunità profondamente significativa per entrare in contatto con le mie origine italiane”.
Sicuramente, però, vincere la borsa Fulbright “è per me un riconoscimento importante che significa vedere valorizzato il lavoro che ho svolto finora e mi fa percepire che mi viene accordata la fiducia necessaria per continuare a dare un contributo concreto anche in futuro”. Poi racconta l’incontro con Napoli, che è stato “un misto di disorientamento e fascino, ma abituato a New York ho capito che le due città non sono poi così diverse”. Arrivato alla fine di settembre, racconta di aver ricevuto un’accoglienza calorosa sia in università che fuori.
Il programma prevede una permanenza fino a giugno: “Quando sarà il momento di ripartire, sono convinto che lascerò una seconda casa”.
Al ritorno negli Stati Uniti, Christopher spera di portare con sé nuove competenze nello studio delle precipitazioni estreme e delle risorse idriche, ma anche un modo più ampio di affrontare i problemi scientifici: “Vorrei portare con me i metodi e gli approcci di HydroLab, ma soprattutto le relazioni che sto costruendo”. Il suo augurio è che “le collaborazioni avviate qui possano proseguire a lungo anche dopo la conclusione della borsa di studio”.
Annamaria Biancardi
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Ateneapoli – n.18 – 2026 – Pagina 10







