Qualcuno ha mai sentito parlare del nederlandese? È la lingua ufficiale dei Paesi Bassi (erroneamente indicata semplicemente come ‘olandese’) ma anche delle Fiandre belghe, del Suriname e delle Isole caraibiche del Regno dei Paesi Bassi. La sua storia ha lasciato tracce in diverse parti del mondo, dal Sudafrica all’Indonesia, raccontando secoli di scambi commerciali, incontri e contaminazioni culturali. In Italia è possibile studiarla in sole 5 università, tra cui L’Orientale. Proprio qui, il 14 ottobre, una lezione introduttiva dedicata alle matricole, nella sede di Palazzo Giusso, ha offerto agli studenti un primo assaggio della lingua e della cultura nederlandese, insieme ad uno sguardo sulle prospettive legate al suo studio.
Ad aprire l’incontro è stato il prof. Franco Paris, traduttore e docente di Lingua e Letteratura Nederlandese, che ha ripercorso i legami tra il nederlandese e la storia europea ed internazionale: dall’arte fiamminga ai rapporti commerciali, fino alle tracce lasciate oltreoceano. “Pensate, la parola Yankee, che associamo immediatamente agli Stati Uniti, ha un’origine nederlandese, legata alla combinazione di Jan e Kees, due nomi propri tradizionali e molto diffusi nei Paesi Bassi”, ha osservato il docente, richiamando le origini di New Amsterdam, poi diventata New York, e le tracce linguistiche ancora presenti nella toponomastica statunitense.
L’iter è proseguito in Sudafrica, “dove l’afrikaans, sviluppatosi a partire dal nederlandese parlato dai coloni europei nel Seicento, è ancora oggi una delle lingue ufficiali”, in Indonesia, “dove la storia coloniale ha lasciato segni anche nel lessico tecnico e specialistico”, e in Giappone, “con cui i nederlandesi intrattennero a lungo rapporti commerciali privilegiati”. Perché, come ha sottolineato il prof. Paris, studiare una lingua “significa anche attraversare culture, ricostruire legami storici e scoprire prospettive inattese”.
Poi, il momento dei dati. Paris ha presentato i risultati di un’indagine AlmaLaurea condotta sugli ex studenti: il 74% degli intervistati si dichiara soddisfatto del percorso di studi e il 90% dell’insegnamento linguistico ricevuto. Il valore più significativo riguarda però l’occupazione: “il 77% degli ex studenti intervistati lavora utilizzando il nederlandese.
Tra gli ambiti professionali indicati figurano soprattutto la traduzione, il turismo e l’insegnamento, ma le competenze linguistiche possono trovare spazio anche in altri settori, compresi quelli commerciali e aziendali”. A fare la differenza può essere proprio accoppiare una lingua meno diffusa a quelle già conosciute. “Alle lingue forti, come l’inglese, il tedesco, il francese e lo spagnolo, aggiungete lo studio di una lingua come il nederlandese e avrete una chance in più”, ha dichiarato Paris, raccontando l’esperienza di una studentessa che, durante un colloquio di lavoro, ha potuto valorizzare questa competenza per distinguersi dagli altri candidati.
Dalla teoria alla pratica, la prof.ssa Annaclaudia Giordano, docente di Lingua Nederlandese, ha illustrato le attività che affiancano le lezioni: dagli incontri con madrelingua e studenti Erasmus alle presentazioni di libri, dagli appuntamenti con gli autori ai laboratori di traduzione, e poi ancora tirocini ed esperienze all’estero. “Cerchiamo di utilizzare la lingua e portarla il più possibile in contesti dinamici e pratici”, ha spiegato Giordano, sottolineando: “Siamo attualmente l’unico Ateneo in Italia in cui è possibile sviluppare competenze traduttive già dal secondo anno”.
A completare la formazione linguistica il lettorato, affidato alla prof.ssa Luisa Berghout, che ha richiamato l’importanza della frequenza e della partecipazione attiva. “Il lettorato è una parte importante: qui si lavora sulla grammatica, sulla conversazione e sulla produzione scritta”. L’apprendimento, però, non si esaurisce nelle regole studiate sui libri: “Bisogna provare a usarla, anche sbagliando. Più siete, più potete esercitarvi”.
Ultime, ma non per importanza, le testimonianze degli studenti veterani. Per il secondo anno sono intervenute Fabiana Fico e Paola Bruno, che hanno raccontato le proprie esperienze e i progressi compiuti nella lingua; per la Magistrale, Francesca D’Alto e Rosalba Fecondo hanno presentato gli Zomercursus, corsi estivi di nederlandese organizzati in diversi Paesi europei. Alcuni “rivolti a studenti con competenze linguistiche iniziali, altri a chi possiede già una preparazione più avanzata”. Esperienze che, in ogni caso, “fanno crescere tanto dal punto di vista linguistico, sociale e personale”.
L’incontro si è concluso con un quiz interattivo per mettere alla prova le conoscenze dei presenti sulla cultura nederlandese e con un invito a ritrovarsi presto: “Tot ziens!”.
Giovanna Forino
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Ateneapoli – n.18 – 2026 – Pagina 32







