“Le domande di iscrizione che abbiamo registrato sono 245, a fronte di 300 posti disponibili. Lo ritengo un numero del tutto soddisfacente, in attesa della conferma, anche in funzione del semestre filtro, che genera un travaso (lo scorso anno ne sono arrivati in 40, ndr), e ritengo che questa modalità di accesso sia da ritenersi ancora sperimentale, dunque non sappiamo quale sarà la risposta degli iscritti del semestre ai Corsi di secondo approdo”. Così si è espresso il prof. Ferdinando Fiorino, Coordinatore della Magistrale a ciclo unico in Farmacia. Nel frattempo, è tutto pronto per l’inizio dell’anno accademico. Se il 21 settembre toccherà agli anni successivi al primo tornare nella struttura di Via Montesano per l’inizio delle lezioni, il 5 ottobre sarà il turno delle matricole, che saranno accolte per la prima volta in assoluto.
“Daremo loro il benvenuto e, stesso in giornata, effettueremo anche i test di autovalutazione per verificare la preparazione nelle materie di base. I risultati, come sempre, possono registrare degli Obblighi formativi aggiuntivi (Ofa), ovvero lacune da risolvere successivamente. E, come accaduto anche negli anni scorsi, organizzeremo, dovesse essercene bisogno, corsi di recupero per materie come la matematica o la fisica, con l’aiuto degli stessi docenti titolari degli insegnamenti”. E a proposito di approccio, il primo è notoriamente un anno di transizione, durante il quale metodo e capacità di adattamento possono fare la differenza.
Il professore consiglia: “studentesse e studenti si confronteranno con Chimica, Fisica, Biologia e per ottenere buoni risultati non c’è altro modo che seguire, in presenza. Solo così potranno trarre i migliori benefici possibili e abituarsi ai ritmi universitari. Aggiungo che noi docenti siamo a disposizione attraverso il ricevimento, che è uno strumento importante per risolvere dubbi e confrontarsi”. L’ultima battuta di Fiorino è un augurio per l’anno che sta per prendere il via: “abbiamo iniziato a risolvere una problematica nata con il Covid, ovvero l’abbandono fisico dei luoghi universitari da parte degli iscritti. Dopo un periodo di latenza, stanno rientrando.
Questa è l’unica ricetta giusta per un buon percorso: vivere gli spazi e frequentare le lezioni. Qui non è in gioco la sola esperienza didattica, ma si tratta di una vera e propria palestra per la vita che passa dall’interazione con i colleghi, con noi docenti e la struttura stessa. Il Dipartimento offre tanto e l’obiettivo per loro deve essere andare oltre la didattica – quella a distanza li ha allontanati molto. Senza aggregazione non può esserci quella contaminazione che consente di far crescere le persone.
Non vogliamo formare solo laureati, ma professionisti che abbiano uno spessore umano e culturale di livello, nonché una visione globale”.
Claudio Tranchino
Scarica gratis il nuovo numero di Ateneapoli
Ateneapoli – n.15 – 2026 – Pagina 29







