La Federico II premia i suoi studenti migliori

La Federico II premia i suoi migliori studenti: venerdì 7 giugno, nell’ambito degli eventi organizzati per festeggiare i 795 anni dalla fondazione dell’Ateneo, i migliori studenti dei loro Corsi di Laurea hanno partecipato alla cerimonia di premiazione, alla presenza del Rettore Gaetano Manfredi, di numerosi docenti, di parenti e amici. Per loro, un assegno da 500 euro come riconoscimento per la brillante carriera universitaria.
Apre la cerimonia nell’Aula Pessina, Corso Umberto, il Rettore Manfredi: “Mi è capitato di incontrare studenti che, dopo la conclusione degli studi, hanno intrapreso un percorso di ricerca o raggiunto importanti risultati e che mi hanno detto ‘Rettore si ricorda, mi ha premiato quando ero uno studente’. Oggi premiamo voi, che siete i nostri ragazzi più bravi, ma premiamo anche i 75mila studenti che compongono la nostra grande famiglia universitaria. Ognuno di voi ha un talento ed è suo dovere metterlo a disposizione della società e delle altre persone che non hanno lo stesso talento. Solo se saremo capaci di costruire una società equa in grado di includere avremo il progresso. In una società dove pochi hanno il sapere e non lo condividono con gli altri non si può vivere da uomini liberi”. E ancora: “Molti dei premiati sono premiate. Le nostre studentesse hanno dimostrato di avere determinazione, coraggio, leadership. Le donne hanno la forza di volontà e la capacità di affrontate ogni cosa e questo è fondamentale per il miglioramento del nostro paese”.
La parola ad alcuni dei premiati che si raccontano e ripercorrono il proprio percorso universitario.
“Ho deciso di studiare Economia perché, da sempre, mi appassionano le discipline economiche e giuridiche – racconta Martina Prisco, laureanda Magistrale in Economia Aziendale – Economia Aziendale consente di coadiuvare questi due settori e dà allo studente l’opportunità di crescere umanamente e professionalmente. Per il futuro ho tante ambizioni: mi piacerebbe continuare a studiare, potrei pensare al percorso accademico, crescere all’interno dell’università che mi ha dato stimoli e soddisfazioni, a cui ho dedicato gran parte del mio tempo, ma che mi ha restituito tutti gli sforzi che ho fatto. Economia è complessa, ma l’importante è acquisire un metodo anche se sarebbe meglio averlo consolidato già durante la scuola”. Martina ha scelto alla Triennale Economia e Commercio: “È un percorso intenso con esami impegnativi che spaziano dall’ambito economico a quello giuridico, con esami connessi con l’Economia aziendale, poi c’è il Diritto tributario, privato, commerciale. Possono spaventare, ma l’importante è che lo studio venga fatto in itinere e che gli esami si preparino di pari passo con le lezioni. Non si può pensare di prepararli in poco tempo. All’inizio bisogna fare uno sforzo maggiore per comprendere i concetti base delle discipline, ma poi si costruisce un sapere che aiuta ad affrontare anche gli esami più complessi”. Tre gli ingredienti fondamentali per riuscire nello studio della Giurisprudenza secondo Carmen Rega, secondo anno di Giurisprudenza: “Curiosità, metodo e determinazione. Non conta la quantità di ore di studio ma la qualità. Ho scelto di studiare Giurisprudenza perché vorrei diventare magistrato. Durante il mio percorso ho avuto il privilegio di incontrare docenti di grande spessore culturale e umano. Il diritto è complesso, soprattutto Diritto privato, ma le materie giuridiche hanno un indubbio fascino perché ci consentono di osservare la realtà con occhi diversi, da una nuova prospettiva”. Seguire i corsi è importante: “perché offrono un approccio sia pratico che teorico. Con Diritto costituzionale, ad esempio, abbiamo visto documenti come le mozioni di sfiducia, con Diritto privato gli atti costitutivi delle associazioni. C’è un approccio diretto alla materia che facilita lo studio e rende tutto più interessante”. Luigi Di Costanzo è all’ultimo anno della Magistrale in Scienze e Tecnologie Agrarie: “Ho fatto questa scelta un po’ di anni fa. Provengo dall’Istituto Tecnico Agrario De Cillis di Ponticelli e la mia decisione di proseguire gli studi su questa strada è stata fatta per passione. In ogni caso, oggi un po’ tutti stanno capendo che bisogna puntare sulle tre A: agricoltura, ambiente e alimentazione. La nostra laurea è molto vasta, dopo, forse, conviene specializzarsi in un settore. Io punto alla libera professione come agronomo. La mia Triennale è la vecchia Tecnologie Agrarie e insieme alla Magistrale mi hanno fornito una visione globale sul settore”. La pratica è importante: “Provenendo da un Istituto Tecnico Agrario non ho avuto grosse difficoltà negli studi se non magari in matematica e fisica che non avevo approfondito a scuola. Quello su cui noi studenti insistiamo è la pratica, ancora adesso il tirocinio non è obbligatorio, ma quando, ad esempio, un agronomo si trova a scendere in campo senza aver avuto la possibilità di osservare praticamente quanto studiato in teoria ha delle difficoltà che potrebbe non superare. La pratica è un punto critico”. “Ho scelto Ingegneria Gestionale dopo aver tentato un percorso nelle Forze armate che non si è rivelato adatto a me – ricorda Fabio Truppi, secondo anno della Magistrale  – Mi sento pronto ad entrare nel mondo del lavoro anche se non so ancora in che settore, visto che la nostra laurea offre diversi sbocchi. Il rapporto tra teoria e pratica potrebbe migliorare anche se stanno aumentando i cfu dedicati alla pratica, il che è importante perché gli ingegneri lavorano sul campo piuttosto che sui libri”. Non esistono esami complessi: “Dipende dalla tua attitudine a studiare qualsivoglia materia. Seguire le lezioni è fondamentale perché il professore aiuta ad identificare i concetti importanti, mentre con i libri a volte ci si perde tra le righe. Bisogna organizzarsi bene e prendere tanti appunti”. Lida San Marco, secondo anno in Ingegneria Meccanica per l’Energia e per l’Ambiente, ha fatto una scelta “non proprio per passione, nel senso che ho scelto tra le varie ingegnerie quella che potesse interessarmi di più e la Magistrale l’ho scoperta per caso. Chi si scrive ad Ingegneria Meccanica, in genere, è appassionato di moto, macchine, io invece l’ho voluta scoprire”. Agli esami “dipende anche un po’ da come si comporta il professore. Tutto sta nel trovare il giusto metodo di studio: il mio è ripetere con un’altra persona. Studiare prima da sola e poi confrontarmi con lui. Il confronto è fondamentale”. Anche Lida riflette sul rapporto tra teoria e pratica nelle discipline di area ingegneristica: “Dipende un po’ dal professore, alcuni ti fanno vedere cose, conoscere software, visitare impianti e capire cosa andrai a fare”. Studiare Lettere conviene oggigiorno? “Latino e greco sono da sempre le mie passioni. Conviene senz’altro, perché quando si studia una cosa volentieri e con interesse uno sbocco lavorativo si trova – risponde Carmen Pesola, Magistrale in Filologia, Letteratura e Civiltà del mondo antico – Vorrei diventare un’insegnante. Se hai voglia di proseguire, una strada la trovi. Io sono fiduciosa”. Un consiglio: “Storia Greca è un esame complesso da preparare. Quanto alle traduzioni, non bisogna mai imparare a memoria”. “Mi piacciono le materie scientifiche e l’Ingegneria mi permette di applicarle nel mondo reale – dice Monica De Riso, terzo anno di Ingegneria Elettronica – Da bambina giocavo con le macchinine con mio fratello. Le smontavo e volevo capire dentro cosa ci fosse”. Tra gli esami più complessi ricorda “Matematica perché, anche se l’ho studiata al liceo scientifico, le competenze che ti dà la scuola sono diverse da quelle che servono all’università. Io consiglio di studiare tanto, ogni giorno, ripetere, sottolineare, fare riassunti e cercare di memorizzare quanto più possibile”. Non avrebbe potuto scegliere diversamente Vincenzo Gargiulo, secondo anno Magistrale in Scienze Storiche: “Mi piace l’idea della ricerca e sono interessato anche all’insegnamento. Lo studio della storia è una scelta di coraggio e dedizione perché per queste discipline è un brutto momento, ma questo non vuol dire che la loro efficacia sia meno importante che in passato. Anzi, proprio ora che le scienze dure e la tecnologia ci danno così tanto, le materie umanistiche e le scienze di osservazione servono a sapere dove tracciare la linea. La storia è identità, ma non solo. È saper accettare come l’identità cambia e, in questo senso, è molto proiettata al futuro. All’inizio del Novecento lo storico e filosofo Giovanni Gentile diceva che le nazioni non sono enti monolitici, fatti imperturbabili, ma si costruiscono e si modificano con il tempo e questo vale ancora di più oggi”. La polemica come metodo di studio: “Io sono polemico e il modo migliore per conoscere è discutere vivacemente con i colleghi. Confrontarsi con qualcuno che ha una sensibilità diversa dalla tua, soprattutto in materie come la nostra, arricchisce di una pluralità di prospettive”. Ancora, Luigi Della Ragione, Magistrale in Ingegneria Strutturale e Geotecnica: “Mi piace costruire sin da bambino. Mi sono iscritto ad una scuola per geometri e poi ad Ingegneria Civile. Al momento sto studiando a Cambridge, sto preparando lì la mia tesi. Mi piacerebbe rimanere a lavorare in Italia, ma, se non potessi, vorrei andare in un paese di lingua inglese”.
Carol Simeoli
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