La tesi: “il momento più alto del mio percorso universitario”

Una tesi sperimentale su un tema delicato ‘Le donne vittime di tratta’. Per Mariapia Frisina, 27 anni, laureata lo scorso luglio, il corso di Formazione clinico-legale II ha rappresentato un punto di svolta. “Quando due anni fa mi presentai dalla prof.ssa Flora Di Donato – racconta – ero in un periodo poco fortunato della mia carriera universitaria. Scelsi di frequentare le lezioni incuriosita dal nome, non sapevo cosa fosse una clinica legale”. Dopo  essersi consultata con la docente, a busta chiusa, “chiesi la tesi in questa disciplina. Cominciai a seguire il corso, dopo un paio di lezioni decisi di confermare la richiesta della tesi. Avevo bisogno di una scossa e, fortunatamente, la trovai in questa materia”. Dopo aver sostenuto l’esame, sviluppare la tesi su un tema così difficile e delicato ha richiesto tempo e dedizione. “Per un anno intero sono stata ospitata dal Centro antiviolenza DEDALUS che opera a Napoli centro. Ho seguito tre casi concreti di donne vittima di tratta. È stata un’esperienza fuori dal comune, ho toccato con mano casi reali. L’esperienza di diritto è andata di pari passo con quella umana e per certi versi non è stato semplice”. La studentessa ha seguito: “il lavoro dell’operatore giuridico e della mediatrice culturale, che orientano la storia delle donne vittime di tratta verso la Commissione territoriale. Quest’ultima decide se il richiedente asilo può ottenere la protezione internazionale. È il primo step che un richiedente asilo deve mettere in atto. Se dovesse avere risposta negativa, può adire al tribunale”.
Vivere in prima persona il modo di operare concreto del diritto è un privilegio ancora poco comune a Giurisprudenza. “È stata la mia prima esperienza così formativa, mi ha permesso di stare a tu per tu con i casi, facendomi comprendere il rapporto che c’è fra il cliente, l’operatore giuridico e la figura professionale dell’avvocato. Può sembrare banale ma occorre conoscere, vedere e capire il rapporto di fiducia che si crea fra le persone coinvolte. Questo sui libri non te lo spiegano”. Oltre a frequentare il centro antiviolenza, “con altri colleghi siamo stati in tribunale svariate volte. Mi è dispiaciuto esserci andata solo a fine percorso. Prima dell’esame di Clinica legale non ne avevo mai avuto occasione. Per questo parlo di scossa, gli ultimi due anni post-corso hanno cambiato la mia visione degli insegnamenti e l’approccio allo studio. Aver ‘lavorato’ con operatori giuridici mi ha dato la forza di dare gli ultimi esami in modo veloce, di recuperare il ritardo”. Per queste ragioni la studentessa considera il lavoro della tesi “il momento più alto del mio percorso universitario. Scoprire il dolore e la forza di quelle donne, l’esperienza pratica connessa, mi hanno cambiato nel profondo, come studentessa e come cittadina. Sono stata la prima a ‘lanciarmi’ in questa tesi sperimentale ed innovativa, sento di aver fatto la scelta giusta”.  Un’esperienza che consiglia ai suoi colleghi più giovani: “di sicuro non se ne pentiranno”. Maria Pia ora sta svolgendo la pratica forense nel campo del diritto civile. “Il mio percorso ha virato su una strada diversa. Non nego però il mio interesse verso il diritto dell’immigrazione”.
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