Legalità, iniziativa degli studenti contro la camorra

Tre giorni e un fitto calendario di appuntamenti per parlare di legalità in un convegno itinerante attraverso tre facoltà dell’Ateneo Federico II: da Lettere a Giurisprudenza fino a Sociologia. Spot anticamorra, presentazione di libri, proiezione di film sul tema della legalità. Tutto e più di tutto, per sensibilizzare gli studenti e quanti non si fossero ancora resi conto dell’esistenza di una piaga, ancora molto presente nel nostro territorio. Tre giorni di dibattiti, iniziati il 21 novembre a Lettere con il convegno “Impegno e memoria” aperto dalla proiezione di uno spot anticamorra. La seconda giornata, svoltasi il 23 novembre presso la facoltà di Giurisprudenza, ha avuto come tema fondamentale, la lotta alla mafia ed il ruolo dei collaboratori di giustizia. Un tema molto delicato, in cui si è cercato di stabilire il senso di appartenenza alle radici malavitose e la difficoltà di uscire dai suoi potentissimi tentacoli. Un’iniziativa nata e promossa dalla Rete degli studenti resistenti contro la camorra delle Facoltà di Scienze Politiche e Giurisprudenza. “Noi tutti sappiamo cos’è la camorra -ha spiegato Nina Ferrante, rappresentante della Rete di Scienze Politiche- sappiamo come è strutturata e come agisce. Proprio per questo motivo, siamo stanchi di chiudere gli occhi, siamo stanchi di chi fa finta di niente. Stanchi di chi, con il proprio silenzio, aiuta questo stato di cose. Di chi non vede che si spaccia nelle scuole, di chi non interviene per fermare questo clima di terrore, di minaccia, che si avverte nei nostri quartieri, nelle nostre strade. Siamo stanchi ed arrabbiati. Potremmo intervenire con la forza, con la violenza, ma questa è la loro arma, la loro lingua, e a noi, fa schifo tutto ciò che può ricondurci a loro”. “La pericolosità delle organizzazioni malavitose- ha continuato Luigi Sica, rappresentante della Rete degli studenti di Giurisprudenza- sta nell’inserire nella società civile, una sovranità alternativa allo Stato. Lo Stato, però, deve fare in modo che questa pseudo sovranità non attecchisca sul e nel popolo. C’è bisogno di una lotta più efficace, di una presa di coscienza ad ampio raggio, che coinvolga tutti e che elimini questa cultura. Camorra non è solo la grande organizzazione criminale, ma è anche, microcriminalità, piccoli fenomeni di degrado che tutti conoscono, ma che tutti accettano passivamente”. Prima di concludere il suo intervento, lo studente chiede al Preside di Giurisprudenza prof. Michele Scudiero, di potenziare l’offerta didattica della Facoltà prevedendo corsi, seminari di discussione sul fenomeno mafia e camorra. Una proposta prontamente accolta dal Preside: “sono contento della folta partecipazione studentesca. Segno che il problema è molto sentito, soprattutto da loro che rappresentano il futuro. Sono contento anche di questa proposta, che valuteremo attentamente, anche se, credo che in tal senso la nostra facoltà faccia già abbastanza, stabilendo anche una convenzione con la Commissione Parlamentare di inchiesta sulla mafia”. Subito dopo, la parola alla dott.ssa Giovanna Montanaro, autrice del libro: “Dalla mafia, allo Stato”. “L’idea del libro -compiere un monitoraggio sulle organizzazioni mafiose- nasce nel ‘98. Volevamo avvicinare i protagonisti di queste vicende, affrontare le loro diffidenze, tracciare un contesto storico che partisse dalle origine del pentitismo, alla nascita del nuovo ruolo dei collaboratori di giustizia. Un lavoro faticoso, svolto attraverso mille peripezie, ma che alla fine è riuscito a centrare il suo scopo: quello non di elogiare queste figure ma di capirne il percorso di vita e le motivazioni che li hanno portati ad una scelta così radicale”. La figura dei collaboratori di giustizia è stata prontamente tracciata dal dott. Franco Roberti, Procuratore aggiunto della città di Napoli. “Vedete ragazzi, qui non elogiamo nessuno. Nella scelta dei collaboratori di giustizia, non c’è nulla di etico, nulla che abbia un valore morale. Le loro, sono solo scelte di convenienza. Mirano al premio che lo Stato può garantire. Ma questa convenienza è esercitata anche dallo stesso Stato, che si serve di queste testimonianze per combattere ed arginare questo fenomeno”. Fa appello agli studenti chiedendo loro di documentarsi di essere sempre attenti e sensibili al problema mafia, di non abbassare mai la guardia. “Non ci sarà mai sviluppo se il territorio continuerà ad essere nelle mani di queste organizzazioni. Bisogna che tutti facciano la loro parte. Lo stato e la società civile, sull’esempio delle associazioni antiracket”. Un intervento che chiama direttamente in causa, Tano Grasso, consulente antiracket del Comune di Napoli, autore di uno degli interventi più sentiti della serata, assieme a quello finale di Don Ciotti. “Il problema è quell’aria di tacito consenso che gravita intorno alla mafia. Un’aria che le da forza. A Napoli stiamo pagando il prezzo di una sottovalutazione storica del fenomeno camorristico. Picciotti – si rivolge con enfasi agli studenti- qui non siete a Treviso ma a Napoli. Avete problemi ed un prezzo da pagare, che non è quello dei vostri coetanei di altre cittadine, dove la mafia non esiste. Fatevene una ragione. Non siate ciechi, il futuro lo decidete voi. Certo potete fuggire, la scelta più facile, ma potete anche schierarvi e combattere per cambiare le cose. Parlarne quando ne parlano tutti è facile. Combattere la mafia vuol dire parlarne quando non ne parla nessuno”. La conclusione è stata affidata ad un parroco da sempre schierato, anzi, schieratissimo, Don Ciotti. “Vorrei partire dalle dichiarazioni di Nina, che ha parlato di rabbia. Voi avete il diritto alla rabbia, all’ira dei giusti, l’ira di Dio. In questi casi, la rabbia è un atto d’amore. Quando sento dire che i giovani sono il nostro futuro, io provo rabbia. Quando sento parlare politici importanti e dire sempre le stesse cose, sempre le stesse frasi, io provo rabbia. I giovani vogliono il cambiamento, vogliono combattere, ma hanno bisogno di adulti veri, di una classe politica che sappia fare politica, che sappia fare fatti e non parole vuote. Per tutti questi politici, i giovani non sono il futuro, ma il loro presente. Provare rabbia è giusto, perché tanto si può fare contro la mafia, contro la camorra, ma nulla o poco si fa. Troppo poco”. Scrosciano gli applausi. Applausi che fanno da coro, alle ultime parole di Don Ciotti, che si rifanno ad una frase del giudice Dalla Chiesa, vittima illustre della mafia: “Lo Stato dia come diritto, ciò che la mafia da come favore!”. L’ultima giornata di convegni, si è tenuta il  24 novembre a Sociologia. Due i momenti importanti: la proiezione del film di Marco Tullio Giordana “I cento passi” ed il dibattito sul tema: “Mafia: storia, cronaca e immaginario”.
Gianluca Tantillo 
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