Lo sport universitario a Napoli

“Stiamo finalmente intravedendo una via d’uscita dal tunnel della pandemia, e dobbiamo cominciare a ragionare sulla ripresa delle attività, per uscirne rafforzati e costruire una stagione di sviluppo per la nostra città.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rappresenta certamente una opportunità enorme, per l’insieme dell’economia e della società italiana ed europea. Nel settore dello sport è previsto un programma di un miliardo di euro per finanziare la costruzione di nuovi impianti, per le scuole, per le Università e nelle periferie. Non dovremo perdere questa opportunità, sulla quale bisogna ragionarne sin da ora, per progettare e realizzare le infrastrutture per i giovani che vogliono praticare lo sport. Mario Draghi ha dedicato a questo tema un passaggio del suo intervento in Parlamento proprio in occasione della presentazione del PNRR. In fondo, l’Europa, nell’assegnare un nome a questa poderosa iniziativa finanziaria, l’ha individuata come Next Generation EU, vale a dire un programma destinato alle prossime generazioni. Mentre ci dovremo dedicare nei prossimi anni ad irrobustire il telaio delle infrastrutture sportive per i giovani, abbiamo intanto il dovere di far funzionare al pieno della capacità produttiva gli impianti esistenti. Soprattutto dopo la pandemia è immaginabile, ed anche auspicabile, che i giovani vogliano riprendere le proprie attività ordinarie, nelle quali è certamente ricomparsa la pratica sportiva.
Nel Mezzogiorno, ed anche nella nostra città, la dotazione non è certamente adeguata rispetto alle necessità. Però esistono anche realtà che devono essere fatte conoscere meglio ai giovani, per allargare il numero dei praticanti. Il Centro Universitario Sportivo (CUS) Napoli rappresenta certamente una eccellenza che non tutti i nostri giovani universitari ed i corpi docenti dell’Università conoscono. La localizzazione è nel quartiere popolare di Cavalleggeri d’Aosta, con l’ingresso da Via Campegna. Parliamo di 100.000 metri quadrati di area, con impianti di calcio, calcetto, tennis, nuoto, atletica leggera, fitness, pallacanestro, pallavolo, judo, karate, lotta libera, danza aerea, pilates, yoga, taichi, Muay thai, difesa personale, etc.
Prima del marzo 2020 circa 4.000 universitari erano iscritti al CUS Napoli ed un centinaio di docenti e personale in quiescenza universitario, rispetto ai circa 40.000 iscritti al CUS Torino che, peraltro, non ha impianti sportivi di proprietà ma è convenzionato con quelli degli enti locali non in esclusiva, con una popolazione universitaria largamente inferiore a quella partenopea. A Torino ogni Dipartimento universitario è dotato di un ‘mediatore digitale’, un docente che, oltre a svolgere il suo insegnamento, ricorda agli studenti le scadenze, gli appuntamenti e le iniziative, tra le quali quella dell’iscrizione e della partecipazione alle attività del Centro Universitario Sportivo. L’iscrizione al CUS Torino poi avviene in modalità digitale: lo studente invia elettronicamente le informazioni e gran parte della documentazione richiesta portando però personalmente la certificazione medica e la certificazione all’università per l’anno corrente.
Abbiamo dunque bisogno – nella comunicazione e nella promozione delle attività sportive universitarie – della cooperazione da parte delle nostre Università, dalla Federico II, alla Parthenope, a L’Orientale.
Va veicolata in modo capillare innanzitutto ai nuovi iscritti, ma poi anche agli altri studenti ed al corpo docente e tecnico amministrativo, la possibilità di iscriversi al CUS Napoli, usufruendo dell’accesso a queste infrastrutture sportive ed alle attività che si svolgono. Si potrebbe persino, ma forse è chiedere troppo, prendere esempio dall’esperienza torinese istituendo la figura del ‘mediatore digitale’, consentendo, per via telematica, l’invio della documentazione con la richiesta di iscrizione. In sede CUS poi si formalizzerà l’iscrizione con la foto digitale in loco e la certificazione medica.
Per quanto possa sembrare ad un comune cittadino singolare, questa attività non viene svolta a Napoli, anzi la possibilità di comunicare con gli studenti viene intesa, secondo il parere di alcuni, come una violazione della privacy. In questo modo gli studenti napoletani rimangono beatamente all’oscuro o quasi dell’esistenza del centro universitario sportivo e delle attività che si svolgono. Non mancano gli impianti, manca l’informazione. Solo il giornale degli universitari, Ateneapoli, costituisce oggi lo strumento per far conoscere l’esistenza del CUS a Napoli nell’ambito delle varie istituzioni universitarie ed ai singoli studenti.
Ormai la burocrazia ha cementato i cervelli e li ha resi incapaci di funzionare. Ma siamo certi che la pandemia possa aver determinato una scossa, contribuendo alla improvvisa riattivazione dei neuroni.
I giovani universitari che studiano a Napoli potranno d’ora in avanti, ne siamo certi, conoscere, dai siti delle Università e con documentazione cartacea all’atto dell’iscrizione, che esiste il CUS Napoli e che possono persino fare sport, se vogliono. Perché le nuove generazioni sono al centro della nostra attenzione e meritano un futuro fatto di formazione, attività fisica e nuove opportunità di incontro ed anche di lavoro”.
Il Consiglio Direttivo
del CUS Napoli

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