Lo studente è diventato un automa!

Mi è dispiaciuto che in occasione della trasmissione su Canale 10 relativa al tema “la Riforma Zecchino” (meglio nota come 3+2), cui hanno partecipato docenti e studenti, non sia emersa un’analisi approfondita del problema, ma solo una riflessione marginale ed incompleta.
L’occasione che, soprattutto noi studenti, abbiamo avuto di parlare finalmente di un argomento a noi caro (o almeno così mi sembrava), e di diffonderlo ad un’ampia platea, com’è quella televisiva, è stata assolutamente poco sfruttata. Perché quando si parla di una riforma universitaria, che tra l’altro ha posto le basi alla successiva Controriforma Moratti (la Y), si vanno ad analizzare i semplici problemi organizzativi e più puramente tecnici, piuttosto che riflettere su quale sia la filosofia di questa nuova concezione di università che influenzerà tutta la collettività?
Fare semplici critiche al comportamento di docenti e studenti presenti in trasmissione, considerando che il livello di ignoranza, inteso come “non conoscenza”, risulta purtroppo sempre più alto, risulterebbe assolutamente disfattista e controproducente; ed è per questo motivo che insisto a voler discutere di questo tema cercando di aprire gli occhi a tante persone che fino ad ora gli occhi li avevano comodamente socchiusi.
Il futuro di un paese è nella cultura delle sue menti pensanti, ed oggi le menti pensanti si stanno riducendo ad una piccola percentuale. Maggiore attenzione ai percorsi formativi (e parlo sia di scuola che di università) offerti ai cittadini dovrebbero essere alla base di una corretta politica di innovazione e sviluppo di un paese. È impossibile parlare della tanto cara “competitività” se in primis due individui non riescono ad avere quel sapere tale che li renda competitivi.
Il sapere, la cultura sono tutto e soprattutto devono essere di tutti.
Ma se scuola e università non ci danno la possibilità di acquisire conoscenza e capacità critica allora a cosa dobbiamo far riferimento? Oggi solo chi proviene da una famiglia più colta, chi è abituato a guardarsi intorno può sopravvivere in una società “da telefilm”. Ma gli altri? Chi desidera uscire da questa dolce campana di vetro che fa?
Con la triennale 
che ci faranno 
fare in azienda? 
Le fotocopie?
La 3+2 ha portato una trasformazione radicale nel modo di ragionare di un semplice studente: bisogna correre, e conseguire i 180 crediti nei primi tre anni ed altri 120 nei due successivi; ma che significa? Significa imparare e imparare, studiare e studiare, riflettere? No, grazie: non c’è il tempo! Acquisire competenze più pratiche per poter subito affrontare il mondo del lavoro? No, grazie: i laboratori sono sempre gli stessi, i numeri degli studenti aumentati ed i soldi non ci sono. Ricordiamo, infatti, che la Riforma è stata applicata a costo zero.
Dunque i tempi sono frenetici e gli studenti impazziscono mentre rincorrono i loro CFU. La qualità dello studio è divenuta scadente ed i professori lo possono confermare. Senza poter ragionare, né approfondire ciò che si studia, lo studente è diventato un automa che acquisisce informazioni una dopo l’altra senza neanche capire se ciò che sta facendo effettivamente gli piace o meno. Non ha capacità di analisi, né di sintesi, ma solo una memoria bestiale che gli consente di fare 5 esami in 2 mesi. E dopo un anno, ecco il vuoto che prende il sopravvento, con una sensazione di incapacità indotta da questo sistema. 
Pensare che dopo i primi tre anni uno studente medio possa affrontare il massacrante mondo del lavoro è assurdo. Ma cosa ci faranno fare in azienda? Le fotocopie?!? E chi saranno i futuri dirigenti di questo paese, forse quei ragazzi delle fotocopie?
Dire che vedo il futuro nero è dire poco. Non posso accettare di avere intorno persone incompetenti ed inconsistenti, incapaci di affrontare, quindi, un qualsiasi problema, scoraggiandosi al primo intoppo. Bisognerebbe, invece, pensare di insegnare a ragionare e a confrontarsi, perché solo così, guardando ed analizzando tutto ciò che sta fuori, si può creare una vera “forma mentis”: salda ed adeguabile a qualsiasi situazione e non nozionistica. D’altra parte troppa attenzione alla specializzazione fa male: bisogna prima acquisire la corretta capacità critica, il metodo, e poi lo si applica a ciò che si vuole.
A tal proposito vorrei fare riferimento ai Corsi di Laurea che in seguito alla 3+2 hanno visto una notevole proliferazione, seppure molti siano caratterizzati da pochi CFU di differenza. Per quale motivo, mi chiedo, i professori intendono collaborare allo smarrimento di studenti, sempre più vincolati ed impossibilitati a prendere autonomamente delle scelte? Anche scegliere vuol dire crescere, maturare ed acquisire delle responsabilità. Ed oggi gli studenti non sono più responsabili di nulla, tutto è già stato organizzato e costruito (in modo assolutamente inadeguato, come è emerso infatti dalla trasmissione su Canale 10), e gli “organizzatori” non sono i futuri cittadini, loro hanno già avuto la cultura che gli spettava. Il problema è solo il nostro, poveri incapaci!
Privi di sussidi
didattici, si studia
dagli appunti
Inoltre una cultura così, come ce la vogliono dare, risulta anche difficile da acquisire. Non tutti i docenti, infatti, hanno compreso appieno che il metodo di insegnamento deve essere necessariamente diverso rispetto a quello del vecchio ordinamento; e così se ad un insegnamento erano stati assegnati 6 CFU, in realtà ne diventano 12. Ancora troppo pochi sono i casi di libri di testo adeguati al nuovo ordinamento, con un conseguente aumento della difficoltà per gli studenti privi di sussidi didattici diversi dai propri appunti. Per quanto riguarda la distribuzione dei crediti, poi, questa andrebbe completamente rivista dal momento che troppi sono gli insegnamenti, soprattutto nella triennale, ai quali, quindi, è stato associato un troppo basso numero di CFU. Ciò spesso comporta la creazione, agli ultimi anni, di esami talvolta ripetitivi, inseriti solo per riempire i CFU mancanti. In questo modo tutti i docenti si sono assicurati un posto nella triennale (prima che si fosse certi dell’avviamento della specialistica), e magari anche un’altra cattedra nel biennio finale. Il tutto, come sempre, a scapito degli studenti. Una rimodulazione, quindi, per ora potrebbe essere un buono strumento per permettere a tutti un migliore percorso formativo…se così si può definire!
Infine penso che sia doveroso accennare alla Y, la riforma nata dall’attuale ministra Moratti, nonché logica conseguenza, nell’attuale governo, della precedente riforma Zecchino. Purtroppo, però, piuttosto che analizzare i dati statistici relativi ad un DM509 a regime, o almeno in parte consolidato, si è preferito affrettare un passo che non sembrava affatto necessario. Tra l’altro, la Y incide notevolmente sulle reali possibilità degli studenti a conseguire un titolo di studio finito e degno di una didattica sana e costruttiva. Infatti, il DM207 prevede al termine di un primo anno, per lo studente, una scelta tra due distinti curricula tra loro assolutamente non sovrapponibili: il primo (della durata di tre anni) di carattere più puramente tecnico e professionalizzante; ed il secondo (della durata di quattro anni) più marcatamente teorico, caratterizzato da una grande novità: uno sbarramento verso gli ultimi due anni, che permetterebbe solo a pochi fortunati il conseguimento del titolo finale di “Laurea magistralis”. Dunque non solo ignoranti, ma anche discriminati e privi di poter scegliere liberamente del nostro futuro!!! Vorrei solo precisare che tutto ciò verrà applicato all’università pubblica, vale a dire aperta a tutti: e mi sembra che in questo progetto le discordanze siano molte!
L’epilogo, ahimè, è piuttosto deludente: da un paese colto e fiero dei suoi tanti laureati richiestissimi anche all’estero, ad un paese ignorante, che se non voleva la fuga dei cervelli ci è riuscito benissimo…tanto i cervelli non ci saranno più!
Monica Del Naja
(studentessa laurea
specialistica in Ingegneria Gestionale, membro del Senato Accademico) 
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