Incontro partecipato al Demi. Dietro le quinte di Maranello con i manager della Ferrari

“Studiate, preparatevi e fate errori. L’importante è andare avanti e saper reagire”. Parole di Alessandro Tedesco, Head of Global Marketing and Commercial Finance di Ferrari, ospite l’1 ottobre del Dipartimento di Economia, Management, Istituzioni (Demi) per il seminario ‘From Numbers to Impact: How Better Decisions Create Value in Ferrari’. Il cavallino di Maranello è stato invitato a Monte Sant’Angelo per un confronto sul decision making, sul valore che genera in un’azienda e di come “si aiuta a prendere le decisioni giuste, anche se non è semplice”. In un’aula T4 piena di studentesse e studenti, il manager, originario di Castellammare di Stabia, è stato accompagnato dai colleghi Fabio Palmiero, ex federiciano, e Michele Orlandin.

A introdurli la prof.ssa Alessandra Allini, Direttrice del Demi e docente di Principi contabili internazionali – “prestate la massima attenzione”, ha detto ai presenti, “è un’opportunità di crescita e formazione unica”. Con lei anche il prof. Gianluca Ginesti (Integrated Reporting) e la prof.ssa Rosanna Spanò (Enterprise Risk Manager). Prima di passare al tema di giornata, Tedesco ha raccontato brevemente i momenti chiave del proprio percorso lavorativo per ribadire un concetto di fondo: “La carriera non è una linea dritta. È difficile programmarla e spesso la prima occupazione non è quella della vita come accadeva anni fa. Si commettono degli sbagli, ma è così che si progredisce”. Dopo la laurea in Economia aziendale, l’Head of Global Marketing ha lavorato come commercialista per tre anni: “dentro di me sapevo che non era la mia strada, ma è stata un’esperienza che mi ha insegnato tanto”.

Poi ha parlato di “curva” con l’arrivo in Siemens, dove ha iniziato a fare Finance – “era il mio sogno” – e a confrontarsi con gli ingegneri. Successivamente è passato a Lear, “una delle migliori aziende in cui abbia mai lavorato, gli americani sono forti e duri nel controlling, guardano anche 100 dollari di varianza. Ma serve tutto. Sono piccoli mattoncini che, non sapete quando, un giorno vi serviranno”. Nel 2015 la Ferrari all’orizzonte: “si stava quotando, era un’azienda privata che diventava pubblica. All’inizio mi sono occupato di Finance, sapevo già come parlare con gli ingegneri. Poi acquisti, design, area commerciale. Come potete capire, il percorso non è stato lineare”. Successivamente i tre ospiti hanno portato studentesse e studenti dietro le quinte di Maranello, in quegli uffici dove si fanno analisi, si simulano scenari, si reagisce ai cambiamenti e si indirizzano le decisioni. Sulla base dei numeri. “Tutto quello che facciamo – ancora Tedesco – viene fuori da un’esigenza, non da un foglio excel. Il Finance è quello che si siede accanto al pilota e suggerisce la strada migliore”.

Sono tre gli indicatori che raccontano la qualità dell’azienda: “Guardare solo il fatturato serve fino a un certo punto. Bisogna osservare quanto si porta a casa e quanta cassa si produce”. Ferrari, come imposto dal suo fondatore Enzo, è un’azienda di lusso “in cui predomina il concetto di scarsità, ovvero produrre sempre un’auto in meno rispetto a quanto richiesto dal mercato. Dal 1947 ad oggi abbiamo prodotto 300mila auto, un numero che per altre aziende riguarda un singolo anno”.

Un aneddoto interessante di quello che fa il settore guidato dal manager riguarda i dazi americani. “Fu una settimana pienissima, gli Stati Uniti sono il nostro principale mercato e ogni giorno cambiava il prezzo delle auto Ferrari”. A ripercorrere tutta la vicenda è Orlandin: “Il 26 marzo 2025, gli USA aumentano i dazi dal 2,5% a 27,5% sulle vetture importate. L’impatto è devastante. Il cliente avrebbe potuto cancellare degli ordini, quelli futuri sarebbero potuti venire meno. Durante la prima riunione con la direzione commerciale definimmo la strategia: per noi il cliente è la cosa più importante in assoluto, abbiamo voluto proteggerlo il più possibile. Abbiamo preparato diverse simulazioni con un numero di variabili. Da tre proposte ne è emersa una definitiva. Decidere velocemente e uscire con una comunicazione più chiara possibile era fondamentale.

In due giorni riuscimmo a fare tutto questo, grazie anche al fatto di essere tutti fisicamente a Maranello, sempre”. Le decisioni finali: “Gli ordini effettuati prima del 2 aprile non avrebbero risentito di alcun aumento, tre modelli non sarebbero stati coinvolti da incrementi, mentre per tutti gli altri l’incremento del prezzo sarebbe consistito in un +10%, al massimo. Siamo stati i primi a uscire con un comunicato chiaro ed è stato premiante. Il titolo in borsa non ne ha risentito e nessuno ha cancellato gli ordini”. Nel tentativo di avvicinare gli studenti alle figure ospiti, una di loro, Palmiero, ha preso poi parola e ha raccontato di quando dietro quei banchi della Federico II c’era seduto lui. “Nel 2017 mi sono laureato qui in Economia aziendale. Durante l’ultimo anno della Specialistica ho svolto un tirocinio curriculare in ALA, azienda della logistica aerospaziale, iniziando a occuparmi di controlling.

Mi piaceva, ma sentivo il bisogno di approfondire alcuni concetti. Cambiare aiuta, anche se all’inizio bisogna rincorrere e si ha paura. Poi un colpo di fortuna: incontrai un amico in pizzeria, stava andando via da Hitachi e pensò di dare il mio curriculum al suo capo. Entrai, ma mi occupai di tutt’altro. Ho imparato tantissimo sulla contabilità, sul controlling applicato alle logiche di bilancio e ho maturato molta esperienza internazionale. Poi fui contattato su LinkedIn e affrontai diversi colloqui. Non mi dissero subito quale fosse l’azienda, soltanto che operava nel settore automobilistico. A quel punto dovetti scegliere: ero a Napoli, avevo la mia famiglia e un buon lavoro, ma sentivo che mi mancava qualcosa. E mi aspettava Ferrari. Uscire dalla propria zona di comfort rimette al mondo, dà una spinta. Non abbiate paura di fare scelte che all’inizio possono sembrare complesse, cercando di arrivare a ciò che vi piace davvero”.
Claudio Tranchino

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Ateneapoli – n.17 – 2026 – Pagina 16

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